Questioni Pompeiane/Culto della Venere Fisica

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Culto della Venere in Pompei.


Se le colonie prendevano talvolta un appellativo dalla divinità, che aveva ivi maggior culto, e così Salona denominossi Martia, (Orelli 218), e Squillace Minervia (id. 136); la Venere dovrà dirsi la principal dea dei Pompeiani, perocchè Pompei prende da lei l’appellazione di COLonia VENeria CORnelia. Toglie poi il secondo nome dal dittatore, o dal nipote P. Cornelio Silla, che fu incaricato da lui della deduzione, come i Ligures trasportati nel territorio taurasino dai Consoli Cornelio, e Bebio, si denominarono Ligures Corneliani et Baebiani (v. le mie monumenta Reip. Lig. Baeb.) e Narbone si soprannominò Marcius da L. Marcio Re (Zumpt, Comm. Epigr. p. 313).

Non si può asserire, se questa Venus ottenesse il primo culto tra i Pompeiani ancora oschi, o se vi fosse consecrata dalla colonia militare di Silla: comunque ciò sia, ella vi fu onorata sotto l’appellativo di Venus Physica, e così singolare, e tanto celebre, che [p. 71 modifica]indi ne ottenne il sopranome di Pompeiana, col qual solo distintivo caratteristico vedesi in Pompei medesimo talvolta indicata, senza l’altro aggiunto.

Leggesi così detta nella epigrafe a pennello sotto un dipinto gladiatorio alle spalle del tempio suo medesimo, ABIA • VENERE POMPEIIANA • IRATAM • QVI • HOC • LAESAERIT pubblicata da altri, ma che io qui ripeto sulla mia lezione, ed in una graffita sulla parete a destra della vietta, che è tramezzo ai due teatri ed esce sulla strada che va alla porta stabiana. L’ha pubblicata il sig. Fiorelli nel proemio alle illustrazioni del giornale degli Scavi di Pompei a p. VII, e ne ho data la mia lezione ancor io nelle Iscrizioni Antiche di Salerno p. 18. Se è cosi, ben potea dirsi Pompei Veneris sedes, siccome Ercolano, locus herculeo nomine clarus, da Marziale (IV, 44). Il qual classico luogo non trovo che alcun commentatore finora, nè altro scrittore delle cose pompeiane abbia preso in questo suo verissimo senso. Tutti ci dicono, come il Rosini, che quel Veneris sedes è inteso da Marziale de tota orientali plaga amoenissima quam Veneris sedem Martialis rite appellat (Diss. Isag. p. 93); ove ciò fosse, Pompei non avrebbe meritato neanche un lamento fra le dolorose note del patetico epigramma, ove pur si piange Ercolano:

Hic est pampineis viridis modo Vesvius umbris:
     Presserat heic madidos nobilis uva lacus.
Haec iuga, quam Nisae colles plus Bacchus amavit;
     Hoc nuper Satyri monte dedere choros.

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Haec Veneris sedes, Lacaedemone gratior illi;
     Hic locus Herculeo nomine clarus erat.
Cuncta iacent flammis et tristi mersa favilla,
     Nec superi vellent hoc licuisse sibi.

Alla Venere Preside di Pompei non potea mancare nè tempio, nè sacerdotessa, nè devoti consacrati al culto di lei. Il tempio mi par certo sia quello, che è a capo del forum, nel luogo più elevato, e lo argomento dal posto medesimo, dove è costruito. Chè, se ho ben provato essere la Venere Fisica la primaria diavolessa fra gl’Iddii adorati nella pagana Pompei; non può ragionevolmente tenersi che cedesse altrui il primo seggio, neanche al padre Giove. A questo altri diè quel monumento, ma, oltre alle ragioni allegate, niuno ha rappresentato finora a se medesimo, che gli ordini di architettura sono il ionico, ed il corinzio, alla maestà di tal nume non appropriati. La sacerdotessa poi, ed i Venerii, e le Veneriae mi provengono dalle epigrafi scolpite in marmo, dipinte, o graffite sulle pareti.