Renovatione della Chiesa/Lettere dettate in estasi/VI

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Lettera VI

../V ../VII IncludiIntestazione 01 ottobre 2009 75% Cristianesimo

Lettere dettate in estasi - V Lettere dettate in estasi - VII

Al’ Nome del’ Antica e nuova Verità

Al R.do P. Pietro 1 della Compagnia del suave nome di Jesu.

La vostra indegna figliuola, nel Sangue dello svenato Agnello del quale esso tanto gustevolmente, prudentemente e continuamente se ne va cibando, dice salute.

Et mossa dall’antica e nuova Verità, Dio incomprehensibile, a farvi noto una cosa che vi darà maraviglia e ammiratione, per conoscere imparte la vostra indegna figliuola havendogli dato per alquanto tempo il latte contrario alla eletione alla cui Dio vuole che al presente cammini.

Ma ha da sapere che dua son le cause che mi muovono, anzi Dio muove: una è perché vostra Reverentia si truova in una delle elette Compagnie; l’altra per potere testificare e giustificare dinanzi al Vicario di Christo in terra, che non penso gli sien men grati che si fussino al Vicario passato, quanto tal cosa sia contraria alla natura mia, e così in ogni altro luogo, perché sarà dato fede alla parola sua per sapere che ha notitia della viltà mia e della mia natura.

Ma inanzi gli facci noto la grande e grata opera di Dio, da me presa non con manco pena che conoscere quanto la sia fruttuosa, gli vuò levare una oppenione, la quale credo che potrebbe havere il mio charissimo Padre, massimo havendomene dato cenno quando mi haveva in custodia. Et è questa: che quando la misericordia di Dio gli piacque di servirsi di vostra Reverentia a condurmi nel tabernacolo suo e sotto il manto del’ intemerata Vergine, haveva openione, dico, che in tal luogo si andassi drieto a certe cose, nella quale eletione mi truovo di presente io. Quale mi metteva per cose pericolose [cf. Breve ragguaglio: I 85], che non manco mi son messe hora dalle mia charissime madre e sorelle . Et così ancora in chi ho posto in custodia l’anima mia, non dico che solo me le metta per pericolose, come ho detto del’ altre mia madre, ma è lontanissimo; non ch’ esso le dispregiassi quando conoscessi che tal cose fussino da Dio, ma non le cerca e non vuole sien cerche da altri.

Et per favellare con sicurtà con la Charità vostra, come il padre col figliuolo e il figliuolo col padre, gli voglio scoprire un secreto. Dico che quando mi domandasti favellandoci insieme, poi che sono alla Religione, se havevo alcun dubbio, mi venne nella mente questo che sono sforzata dalla dolce Verità a farvi noto hora; ma per non volere dar orecchio e sotterrare affatto tal inluminatione che havevo, gliene tenni ascosa. Ma hora mi truovo sforzata di notificargliene per timore di non offendere Dio, havendone domandato a chi me ne poteva dar consiglio; onde può vedere vostra Reverentia che non è cosa presa in fervor di spirito, sendo stata molto ben ruminata e pensata lungo tempo. E ha da sapere che insino da piccolina hebbi questo lume e sempre è cresciuto, ancor che mai non gli ho voluto dar orecchio. Et gli voglio ancora ricordare quello che disse a me, che se tutte l’anime fussin state come me, darebbon poco che fare a quelli che tengono il luogo che all’hora voi tenevi a me e a tutti quelli che ministrono e S.mi Sacramenti, anzi scacciato tal illuminatione da me; il che penso mi dicessi perché conoscevi quanto io attendevo poco all’interne illuminatione. E vi dico che se all’hora vi attendevo poco, che manco vi ho atteso poi.

Ma multiplicando Dio e sua doni tanto grandi e apparenti (che così sono sforzata a chiamargli), non ho potuto sfuggirgli, che come sapete non è alcuno che possi far resistentia a Dio e al suo volere. Massimo sovenendomi hora che sono lontana da me e con me quelle parole di chi era secondo il cuor di Dio, domandando chi eron quelli che habitavono nel tabernacolo suo, lo Spirito Santo rispondendo e profferite da se stesso disse: quelli che eron retti di cuore e operavono la giustitia (Sl. 35,11).

Et non si ferma qui, ma va più oltre. O David non ti fermi qui, ma v’hai più oltre. Qui loquitur. Qui loquitur. Qui loquitur. Non ti basta che sien retti di cuore, né parlin verità in loro stessi, ma non vuoi che habbino ancora dolo alcuno nelle lor parole: Qui loquitur veritatem in corde suo, qui non egit dolum in lingua sua (Sl. 14,3). Quello che parla verità col cuore e con la bocca col suo Dio. Et essendo io con l’increata Sapientia, non posso mentire; da me sì, perché omnis homo mendax (Sl. 115,11).

Horsù, horsù, horsù, che il dolce Jesu non vuole chi metta più parole in mezzo con voi per sodisfattione della miseria mia e per farvi intender la verità, ma vuole che io cominci a farvi noto l’opera sua. Dico che quello che Dio vuole vi facci noto e fa intendere a me, dico fa intendere a me, è questo: che è venuto il determinato tempo, ab eterno predestinato nella mente di Dio e lungo tempo stato in desiderio de servi sua passati e presenti, che si rinuovi la sua sposa Chiesa.

Charissimo, charissimo, charissimo Padre, penetri, penetri, penetri, dhe penetri, dhe penetri, che mille volte vorrei dir: penetri quello che gli ho detto, ch’ è venuto il determinato tempo che Dio vuole rinovare la sua Chiesa mediante il suo Vicario e sua ministri. Ma si maraviglierà, ma si maraviglierà e ancor io mi maraviglierei, e giustamente si potrà maravigliare che Dio voglia rivelare tal cosa a una sì vile, ignorante e sconoscente creatura qual son io, ma ricordisi che Dio vuole che si vegga che lui è quello che opera, perché se la rivelassi a uno che havessi sapientia e qualche potere, non si conoscerebbe in tutto l’opera da Dio, ma la vuole rivelare a un suo vile vermicello qual son io, perché vuole si vegga più quanto è grande la sua bontà in questa opera sua.

Ma dhe guardi, ma dhe guardi che Dio eleggendo Maria di tanta gran perfettione di purità che non è capace a noi, dhe guardi, dico, a chi l’ha dette poi in custodia: a uno di così poca estimatione e credito, a tale ch’ era poi detto per dispregio al nostro Christo che era figliuolo d’un legniaiuolo; e non fu fatto questo senza misterio, perché se havessi havuto uno sapiente e conosciuto di gran santità, si sarebbe tenuto che le gran virtù e santità di Maria procedessino in parte dalla santità della custodia sua. Ma non fu così. Non dico però che Joseph non fussi santissimo come invero fu, se ben non di quella perfetta illuminatione e santità di Maria; e vedetelo che dubitò di essa e gli cascò in mente di lasciarla, tanto che la purità, l’humiltà e la modestia di Maria non procedeva dalla santità di Joseph, ma la santità di Joseph procedeva imparte dalla santità di Maria.

Tanto fa hora il nostro Dio per manifestare la grande opera sua; et che più, quando il Verbo elesse e sua chari apostoli, elesse la maggior parte de più vili e, per dir così, quasi insensate creature, massimo quello di cui voi tenete il nome, che lo fece poi suo Vicario doppo di sé. Et per tornare a Maria, quando il Verbo eterno s’incarnò in lei, l’elesse vergine per mostrare quanto elegge e mezzi contrari; e quanto più son contrarii e mezzi, più perfetto è il fine.

Ma hora, per tornare a quello che dicevo e non fare tanti mezzi con voi, dico che Dio vuole, che Dio vuole che si rinuovi la sua sposa Chiesa per mezzo del suo vicario e de sua ministri, de quali uno siete voi. E mi sforza a farlo intendere al Vicario di Christo in terra e a tre elette Congregatione, delle quale una è la Compagnia e Collegio vostro, et vi priego e sforzo a unirvi con quelli del glorioso padre san Domenico, lasciando andare qualunche openione che fussi fra voi, però che non si deve lasciare per certe minime cose di seguir quelle che sono maggiore e di più importanza, dico l’honor di Dio e salute del’ anime. Et il principio di tal renovatione ha procedere da ministri e christi sua, che così gli chiamava la serafica Catherina.

O mio charissimo Padre, dico che tal renovatione ha procedere da quelli che ministrono il medesimo Sangue che ministrate voi e dalle disunite spose sua, che hanno promesso e medesimi voti che voi e io. Però vi priego a far penetrare con la parola vostra al sommo Pontefice Sisto di che importanza sieno tal promesse fatte e non osservate, di che so che voi siate capace, havendomi voi avisato; di che pericolo sia farsi in un luogo che in comunità non si osservi essi voti. Però vi prego, anzi vi prega quello che vi muove e prega voi, che preghiate lui a far penetrare al Sommo Pontefice l’importanza delle promesse fatte, e concorrere alle altre elette Compagnie e essere aiutore e cooperatore in tal opera e voler di Dio. Et che gioverebbe quello che fanno e vostri padri e fratelli in condurre tante anime a Dio, se si perdessino quelle che conoscono Dio e si pascono del suo proprio Corpo e Sangue?

O Sposo mio, verità infallibile, sapientia increata, Dio eterno, bontà ineffabile, Dio eguale e ineguale, o incoequale equalità! Equale al Padre perche sei Dio, incoequale perché sei huomo; equale al’ huomo perché sei huomo, incoequale perché sei Dio. O incoequale equalità, ti sei fatto huomo per dare el Sangue tuo a esso huomo. O humanato Verbo e svenato Agnello, hai dato el Sangue per l’huomo, dico per la tua sposa Chiesa. Dhe, fa sì che questo Sangue penetri el cuore del mio charissimo Padre, ministro di esso Sangue, acciò che riofferendo esso Sangue e cibandosene del continuo, possa dare a conoscere e far penetrare la virtù di esso! O se il sangue delle creature inrationale nel Testamento Vecchio, offerto da altre creature, haveva virtù di purificare e mondificare in parte, quanto più questo che non è Sangue di pura creatura ma di Dio e huomo, harà virtù di purificare e cuori e far penetrare tal opera, però che tal opera ha a procedere e farsi in virtù di esso Sangue.

Et come dice lo innamorato di Paulo che il Sangue è quello che interpella per noi apresso al Padre (cf. Heb. 7,25), e il Sangue è quello per il quale viene a noi ogni bene, esso Sangue è la scala e la via che ci conduce al paradiso. El Verbo ci fece questa via col Sangue, la quale da molti è stata seguitata; e se voi non harete a metter per tal opera il Sangue, non dovete mancare di affaticarvi in tutto quel che potete acciò che tal opera si metta in esecutione. Si enim sanguis hircorum et taurorum, [et cinis vitulae aspersus inquinatos sanctificat ad emundationem carnis: quanto magis sanguis Christi, qui per Spiritum sanctum semetipsum obtulit immaculatum Deo,] emundabit conscientiam nostram ab operibus mortuis ad serviendum Deo viventi (Heb. 9,13-14), o quanto, o quanto haveva queste parole nel cuore quello di cui voi tenete il nome, se bene non l’haveva dette lui. L’haveva dette il suo consorte Paulo, il quale lui amava tanto; così dovete far voi a risguardare quella viva pietra Christo Jesu, e tutte l’opere vostre havete a fare e fermare sopra essa pietra. Et di Paulo havete a pigliare quella virtù che lui amava e esaltava tanto e si sforzava imprimere ne’ cuori delle creature e fargniene conoscere, dico la charità della quale esso diceva: Quis nos separabit a charitate Christi, tribulatio an angustia ecc. Certus sum, quia neque mors, neque vita, neque angeli, neque principatus, neque potestates, neque virtutes, neque creatura alia poterit nos separare a chritate Dei, que est in Christo Jesu Domino nostro (Rom. 8,35-38).

O Pietro, o Paulo, o Pietro, son certa che se piglierete per vostra nutrice questa dolce charità, saranno rette, stiette e verace tutte le parole e secondo il voler di Dio, e potrete dire come disse quello che era secondo il cuor di Dio: Eructavit cor meum, eructavit cor meum verbum bonum, dico, dico, dico ego opera mea Regi (Sl. 44,2). Et sappi la Reverentia vostra in che modo vorrei potessi dire in tal opera: eructavit cor meum verbum bonum: che cibandosi e nutrendosi lui del continuo del Sangue dello svenato Agnello, ne ha pigliare in tanta abondantia e nutrirsene in tal modo che l’ha poi a eructar fuora e nutrirne gli altri, però che eruttare, come so sapete, non vuol dire altro che mandar fuora una soprabondanza di quello che s’ha in sé. Verbum bonum, verbum, havete a mandar fuora il verbo della parola di Dio, perché poco vi gioverebbe a dar buono esemplo con la vita, havendovi Dio eletto che aiutate tal opera col verbo di Dio e per render testimonio della verità. Bonum, ma verbo buono, che sia parola retta e verace, profferita con ogni sincerità, senza rispetto humano. E gli vò dare questo avviso; che inanzi profferisca il verbo, sempre vadi ben considerando quel che lo muove a dirlo, se è solo, solo, solo per honor di Dio, e affissi l’occhio in Christo crocifisso, che esso lo illuminerà in che modo deve profferire questo verbo, né mai voglia profferir parola senza prima haver fatto tal risguardo, che così sempre gli verrà profferito il verbo sincero e retto.

E se mi domandassi il mio charissimo Padre, chi è quello che muove a dirgli tal parole e fargli noto questa opera, gli dico che non è motione di creatura, no; ne la pigli come procedente da spirito infervorato, no, da uno amore impatiente, no, da uno indiscreto zelo dell’honor di Dio, no, ma solo, solo, da Dio. E l’istesso Dio lo dice e vuole che vi fermiate nella mente che è lui, e lui stesso ve lo dice. Et sapete come mi par che faccia il nostro clementissimo Dio in verso di noi? Che habbia suscitato una stella, come scrisse una volta il suo apostolo san Pietro, che suscitava in mezzo di loro un lume: Quasi lucerne lucenti in caliginoso loco, donec dies illucescat, et lucifer oriatur in cordibus vestris (2 Ped. 1,19). Tanto vorrebbe fussi hora il suo Vicario e sua ministri; e così come alla stella non si gli può opporre cosa alcuna che impedisca il suo lume e splendore, e se bene alcuna volta le nugole se gli oppongono, non per questo fanno che la stella non abbia in sé il suo lume e splendore, tanto vorrebbe che fussino e sua ministri, ripieni di tanto lume e ornati di tante virtù che rendessino il lume a tutta la Chiesa. Il che non c’è, ma rimanga in voi; e se pur c’è, è in pochi, e quelli son perseguitati. Non bisogna, ancora, che si lascino opporre nugola alcuna di creature, amatore di loro stesse, che pur ce n’è in abondanza.

Dhe, charissimo Padre, non vogliate guardare a nulla né a rispetto di creatura alcuna; e ancora quando havessi a metter la vita, e dirò più, che quando fussi possibile, che so che non è, havessi andar nel’inferno per aiutare e veder compito tal opera, non ve ne haresti a discostare.

Ma se vi havessi a far noto tutto quello che la bontà di Dio fa noto a me, non so qual tempo ne qual’ hora potessi pigliare, massimo non potendo voi udirmi con le propie orecchie e io dirvele con la viva voce. Ma pur bisogna e sono sforzata a dirvi ancor questo: che quando harete fatto penetrare al Sommo Pontefice di che importanza sia e voti fatti da religiosi, e non osservati, vorrei gli dicessi non come avviso, né per avvisarlo, ma per amorosa e con amorosa charità, che ponessi principale studio e cura nella sua Compagnia e religione che hoggi si truova nel maggior precipitio e rilassatione che nessun che ce ne sia.

Et di nuovo vi dico che non dovete pigliare tal cosa mossa da creatura e leggerità alcuna, ma dal’ istesso Dio, che mi costringe a farlo noto, al quale non posso e non devo, non posso e non devo, non posso e non devo far resistentia. E l’istesso Dio ve lo dice, e vuol che vi fermiate nella mente che è lui che vuol che si faccia tal opera. Et con questa, se non sarò impedita, ve ne manderò un’ altra che la diate al Vicario di Christo in terra.

E voi chieggo in testimonio della verità per sapere, che sapete meglio di me, quanto sia contraria la natura mia a tal cosa che sempre l’ho sfuggita e, in un modo di dire, havuta in abominatione, sì per timore di non offendere Dio come per essere stata allevata contraria a questo. E vi ho da dire, ancor che imparte credo lo conoscessi, che mai ho trovato in me volontà, neppure un minimo desiderio che aderisca a tal cose; e se mai ne fui discosto, hora ne son tanto lontana che di molte volte per la inconformità della volontà ho paura di non of?endere Dio. Pur per la salute che ci trovo drento del’ anime, e continuo stimolo che ho di non offendere Dio, mi vò conformando a esso suo volere; e per la continua forza che me ne fa Dio, sono stata forzata a farlo manifesto. Et chi vi dica la verità, la stessa Verità chieggo in testimonio, e essa Verità sa che io non mentisco.

Et con questa fine priego il mio charissimo Padre che vogli seguire quello che si chiama Via, Verità e Vita; e gli domando la santa benedittione, con pregarlo, ancor che tenga non bisogni ricordargnene, che facci e facci fare particulare oratione per me, misera sopra tutti miserabile, che intenda il voler di Dio, e inteso lo metta in esecutione, se ben con mia gran pena.

O sapientia eterna, o bontà infinita, verità infallibile, scrutator de cuori, Dio eterno, fa penetrar tu che puoi, sai e vuoi! O amoroso e svenato Agnello, Christo crocifisso, dhe fa sì che s’adempisca in noi quel che tu dicesti: Qui sequitur me, non ambulat in tenebris, sed habebit lumen vite (Jo. 8,12). O lume indeficiente, dal quale procedon tutti e lumi! O luce, per la quale fu fatto la luce, senza la quale ogni cosa è tenebre, con la quale ogni cosa è luce, illumina, illumina, dhe illumina, e fa penetrare la volontà tua a tutti gli aiutori e cooperatori che hai eletti in tal opera. Jesu, Jesu amore, Jesu, transformaci e conformaci a te. Increata sapientia, Verbo eterno, dolce verità, tranquillo amore, Jesus, Jesus amor.

Del nostro monasterio di Santa Maria delli Angeli, presso a San Fridiano, il dí primo d’agosto 1586.

L’humile Ancilla dell’humanato Verbo

Suor M.a Maddalena de’ Pazzi


Note

  1. Blanca