Renovatione della Chiesa/Ultime estasi/2

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Ultime estasi (il nudo patire)

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Ultime estasi - 1

Un altro ratto della Beata Madre, cavato similmente dall’esame del Processo, e questo fu l’ultimo che hebbe in vita sua.1

Addì 24 del mese di giugno 16042 fu rapita in spirito.

E doppo di essere stata alquanto in silenzio, sendogli le novizie tutte intorno per essere all’hora lor maestra, chiese che gli fussi dato il suo libro.

Onde esse gli porsono un libro da dir l’offizio divino. E ella rendendolo disse:

Non è questo. Il mio libro non è stampato.

E pur di nuovo chiedendo il suo libro, alla fine gli dettono un Crocifisso, e essa lo prese con gran giubilo e contento dicendo:

Questo è il mio libro.

L’abbracciava, lo baciava e se lo stringeva al petto con gran tenerezza, e consumando tutto il giorno col suo Jesu crocifisso parlò così altamente della croce e del nudo patire che se si fussi scritto non sarebbe stato inferiore a molte altre intelligenze havute, ma per nostra negligenza si lassò passare senza notarle.

E questa fu l’ultima volta che patisse simile astrazione, sì come ella predisse mentre parlava con Dio in questo stesso ratto con queste parole:

Questa, o Jesu mio, è l’ultima volta che devo stare unita con te in questo modo.

E in questo eccesso gli mostrò il Signore, in modo assai oscuro, un grave e lungo patire che gli voleva far provare, conforme a che gli haveva dato sempre certezza interiormente, in quelli suoi vivi desideri e domande che li faceva, di volere esaudirla avanti la morte con darli a provare un nudo patire.

Onde parlando pure con il suo celeste Sposo con familiarità singulare diceva, con volto molto giubilante:

Adunque volete, Jesu mio, che io diventi parvola così piccola, anzi volete che io rinasca.

E non restando di maravigliarsi replicava:

O quanto piccola devo ritornare. Queste mie anime non mi riconoscerranno perché sarò lattante.

E rivoltandosi alle novizie che erano quelle di chi diceva: ’Non mi riconosceranno’ diceva:

Tenete pur certo, anime, che se ben sarò così piccolina, sarò l’istessa che sempre sono stata, e Dio sarà meco come prima, ma opererà con esso meco ascosamente, che neppure io me ne accorgerò.

Et qui voleva dire, come parte lo dimostrò nell’istesso ratto e parte se ne ritrasse poi da lei, che per una grave e lunga infirmità nella quale doveva incorrere fra breve tempo (come avvenne), doveva tenere una vita talmente contraria, quanto allo esteriore, a quella che fino all’hora tenuto haveva che la prendeva per un rinascimento, prevedendo ancora come per suo maggior patire le voleva il Signore levare il sentimento della grazia sua in guisa che come bambina doveva operare come che mai havesse havuto lume di Dio, sì come appunto avvenne.

Li diede di più il Signore nuovo intendimento in tal eccesso del nudo patire, con gran desolazione, che tollerar doveva in quella infirmità. Per il che ella, le sua anime (cioè le novizie), a dover creder che sarebbe stata la medesima che all’hora era, acciò non si perdessero d’animo in vederla poi così disforme.

Et parlando a ciascuna di esse in particulare separatamente in tale astrazione, esortandole a voler sempre abbracciare il patire, e discorrendo con quelle di quanto li era utile per lor salute e perfezione, si risvegliò dal ratto doppo di essere stata astratta in quello circa 8 hore.3

Note

  1. in: Quello che vedde la S. Madre ricerca Gesù da noi.
    Arch. Mon. Careggi, Serie I, palchetto II, 40, ff. 138r-139r
  2. Natività di S. Giovanni Battista
  3. Per la descrizione della malattia nel nudo patire, v. Appendice IV: La ultima malattia