Rime (Vittorelli)/Odi/Ode 1

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Filosofia

Per la ricuperata salute del Nobil Uomo Signor Ferdinando Toderini illustre Poeta. ../ ../Ode 2 IncludiIntestazione 27 dicembre 2010 100% poesie

Per la ricuperata salute del Nobil Uomo Signor Ferdinando Toderini illustre Poeta.
Odi Odi - Ode 2
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Per la ricuperata salute del Nobil Uomo
Signor Ferdinando Toderini
illustre Poeta.


Oh come mai s’intorbida
     Quella pupilla vivida!
     Come la guancia morbida
     Diviene asciutta e livida!

Io di Fernando al risico
     Gelo per tema subita,
     E il consultato Fisico
     Pensa, ripensa, e dubita.

Ei presso al vacuo talamo
     Sta con pietosa indagine,
     E invano il dotto calamo
     Verga salubri pagine.

Licor non v’ha sì nobile,
     Non erba, o sasso, o polvere,
     Che sappian quell’immobile
     Febbre crudel risolvere.

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Al duro affanno, al tremito
     De la consorte pallida
     Risponde oimè! col gemito
     La famigliuola squallida.

Sul suolo intanto giacciono
     Le corde d’oro armoniche,
     E Grazie e Muse tacciono
     Disperse e malinconiche.

Quali per lui si udirono
     Inni, che alati e rapidi
     Corsero Italia, e girono
     Fino a l’Erculee lapidi?

Cantò l’eterno fulmine, 1
     Che con orrendi sibili
     Squarcia il petroso culmine
     De l’alpi inaccessibili.

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E il mar, che d’acque gravido
     Sormonta i gioghi Atlantici,
     E il buon Noè, che impavido
     Spreme dal seno i cantici.

Me volle pur di lucida
     Onda Castalia aspergere,
     Nè temerò la sucida,
     Che mi volea sommergere.

Talora sparse a l’etera
     Un suon più basso e facile
     Cangiando l’aurea cetera
     Ne la sampogna gracile.

Per lui tra sassi frangere
     S’ udiro i fonti ceruli:
     Per lui s’udiron piangere
     Gli usignuoletti queruli.

A’ carmi suoi restarono
     I pastorelli attoniti:
     A’ carmi suoi stillarono
     Mele perfin gli aconiti.

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Talora amò di pungere
     Lidia, che al terso specolo
     Siede le carni ad ungere
     Vizze per troppo secolo.

Punse gli Adon, ch’ esultano
     Fra i lini e i merli Batavi,
     E a le frugali insultano
     Pentite ombre de gli Atavi.

Punse l’innumerevole
     Schiera, che in Pindo gracida,
     E d’armonia stucchevole
     La sacra rupe infracida.

Ahi come tutto è labile!
     Freddo silenzio e ruggine
     Del Vate deplorabile
     Or copre la testuggine.

Dunque negate al misero
     Saran le forze pristine?
     Dunque gl’iddii permisero,
     Che il suo morir contristine?

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Da colpo sì terribile
     Il ciel pietoso guardine,
     Nè strida l’inflessibile
     Porta sul negro cardine.

S’ei manca, d’aurei numeri
     Chi fia che più satolline?
     Oh! metta l’ale a gli umeri,
     E scenda tosto Apolline.

Divinità pacifica,
     Tenero nume Aonio,
     Tu l’erba più vivifica
     Cerca nel suol Peonio.

Segua felice a splendere
     Di tante doti il cumulo.
     No che non deve scendere
     Pari valor nel tumulo.

No, no.... Ma quai fiammeggiano
     Astri nel ciel sì nubilo?
     Quai voci intorno eccheggiano
     D’ìnesplicabil giubilo?

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Fernando (i lidi suonano)
     Salvo è Fernando esanime.
     I numi lo ridonano
     A le sensibil’anime.

Dunque fia vero? E sospite
     Degg’io Fernando credere?
     Al mio signore ed ospite
     Io potrò dunque riedere?

Il cor nel sen mi tremula....
     Il piè vacilla e arrestasi.. ..
     Questa è una gioja, ch’emula
     Tutto il piacer di un’estasi.

Quell’io, che dal rammarico
     Sentiami l’alma svellere,
     Or di letizia carico
     Vo’ coronarmi d’ellere.

Ah! mentre salvo e intrepido
    Lo abbraccio, e risalutolo,
    Favelli il pianto tepido,
    Se il labbro resta mutolo.
Deh!

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Deh! poi che gli alti Superi
     I nostri voti accolsero,
     Tutti que’ don ricuperi,
     Che i morbi rei gli tolsero.

Non osin più le indomite
     Febbri co gli occhi maceri
     Destargli in seno un fomite,
     Che lo depredi e laceri.

Lo ricominci a pascere
     Sodo vigor Nestoreo,
     E cento volte nascere
     Ei vegga il crine arboreo.

Io mando un grido altissimo:
     Tu, che le sfere domini,
     A lieto fin tardissimo
     Serba il miglior de gli uomini.

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Note

  1. Qui, ed in seguito si accennano varii componimenti del dottissimo Cavaliere sull’ira divina, sul diluvio universale, in lode dell’Autore di questi versi, in lode della Villa, eccetera, ed alcune bellissime Satire.