Saggio intorno ai sinonimi della lingua italiana/Rubare - Rapire

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Rubare - Rapire

../Replicare - Ripetere ../Scusa - Perdono IncludiIntestazione 19 gennaio 2020 100% Da definire

Replicare - Ripetere Scusa - Perdono
[p. 122 modifica]

RUBARE - RAPIRE.


Omero cantò le dure fatiche de’ greci accampati sotto le mura di Troja per vendicar l’onta d’Elena rapita; Virgilio descrisse quella terribil notte, nella quale Troja fu rubata ed arsa. Rapire si dice più propriamente di persone, e rubare solamente di cose; Ganimede vien rapito, e non rubato, dall’aquila di Giove, e le giovani Sabine non sono rubate, ma rapite dai compagni di Romolo; quindi il valore dato dalle leggi ai vocaboli ratto e rapitore, ben altramente grave, che quello di furto, di rubamento, di ladro non è. «Non può la fanciulla retta, dice il Maestruzzo, contraere matrimonio col rapitore. Item tutti i [p. 123 modifica]favoreggiatori de’ rapitori sono puniti nel capo.1»

Vero è bene che il verbo rapire s’adopera talvolta parlando di cose, e si dice rapire un pomo, rapire una lettera di mano ad uno, e simili; ma nemmeno in questo caso può pareggiarsi a rubare, perchè con rapire va sempre congiunta l’idea d’un atto di mano pronto e violento, con rubare non sempre; essendo che rubare è propriamente spogliar altrui d’una cosa per inganno, o per forza: epperò si dice rubare, e non rapire, una provincia, una nave, una casa, perchè nè la provincia, nè la nave, nè la casa possono portarsi via con mano, e si dice rapire un pomo, una lettera, quando si vuole specificare non il furto della cosa, ma l’atto col quale uno è stato privato di essa.

Esaminiamo ora i due verbi al figurato. Rapire ha qui un significato tutto suo, al quale rubare non può aggiungere, ed è quello di esprimere l’effetto d’ogni forte impressione fatta sulla mente dell’uomo dalla bellezza, e dall’armonia , o dalla profonda loro contemplazione: [p. 124 modifica]e questo bellissimo traslato deriva dal senso primitivo della voce, come a dire che una forte impressione rapisce, cioè trasporta l’anima, la mente: dell’uomo fuori de’ suoi termini ordinarii; nè qui le due voci possono in nessun modo incontrarsi. V'hanno poi nel comune discorso due modi di dire ne’quali sembra a prima giunta che esse possano adoperarsi promiscuamente; il primo è rubare, e rapire il paradiso, presa la metafora dal Vangelo. Ma anche in questo caso affatto particolare le due voci vengono differenziate dall’idea caratteristica, la quale è d’inganno in rubare, e di forza o violenza in rapire; perchè il ladro che dopo una lunga serie di misfatti, giunto all’estremo raccomanda la sua vita a Dio, e muor pentito, si dice che ruba il paradiso, quasi volendo dire che egli fa inganno alla clemenza del comun padre; ma quegli che con un coraggioso martirio cancella le colpe della vita passata rapisce il paradiso, cioè fa forza, per dir così, all’eterna giustizia. E con bella maestria di lingua toccò il Segneri di questa differenza nel passo seguente: «Se a te non bastasse l’animo nè di rubarti il paradiso nel modo pur ora detto, nè di rapirtelo, non ti hai però così tosto da disperare.» [p. 125 modifica]ed il buon padre aveva detto poco prima «Se pretendi qual valido assalitore rapirti il cielo.»

Il secondo modo è quando diciamo rapire, e rubare il cuore, e qui la differenza sta nella nobiltà relativa delle due voci, poichè rapire il cuore sì usa in istile patetico, e suona sulle labbra d’ogni gentil persona; rubare il cuore è frase comica, e da porre in bocca de’ camerieri; e delle fantesche, a cagione della sua bassezza.

Terminerò con un cenno sull’origine di queste due voci, onde vengano a confermarsi sempre più le differenze indicate. Rapire è dal lat. rapere, pigliare, ghermire, portar via con forza, e con prestezza, onde ha l’origine comune con rapidità. Rubare è dall’antico germanico raub2, spoglia, preda, e rauben, spogliare, predare, onde il ted. mod. 3, ed il latino-barbaro raudare4 per rubare, adoperato nelle leggi alamannica, e salica5. Era ben diritto, che quell’orrida gente del settentrione, [p. 126 modifica]la quale spogliò tante volte l'Italia, lasciasse stampata nella lingua di lei la memoria indelebile del barbaro suo governo.

Note

  1. *Volgarizzamento della somma pisanella citato dalla Crusca.
  2. *Voss. de vit. serm. lib. 1. Schilter ad voc.
  3. *Adelung in .
  4. *V. Du-Fresne in rauba
  5. *Alam. tit. 49-Salic. tit 6. Cf. Du-Fresne.