Sonetti lussuriosi (edizione 1792)/XIV

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Sonetto XIV

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XIII XV
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SONETTO XIV.


 
    Oimè la potta, oimè: crudel che fai
con questo cosi grosso orrendo cazzo?
Taci cor mio, che cosi gran solazzo
4Non ci cangi il padrone in stenti e in guai.

    E se del fotter mio piacer non hai,
Fatti pur verso me quì dallo spazzo
Che se sino ai coglion dentro và il cazzo,
8Dolcezza assai maggior ne sentirai.

    Eccomi pronta, o fido servo caro,
Fà di me le tue voglie, e in faticarte
11Per ben servir non esser punto avaro.

    Non dubitar ben mio ch’io voglio darte
Si ghiotta fottitura e in modo raro
14Ch’invidia n’averan Venere e Marte.

                    Potrebbe in potta entrarte,
Dimmi di grazia, il più superbo rulo?
    17In potta no, ma il ciel mi guardi in culo.