Storia segreta/Capo XXV

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Procopio di Cesarea - Storia Segreta (VI secolo)
Traduzione dal greco di Giuseppe Compagnoni (1828)
Capo XXV
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CAPO XXV.
Come fossero trattati i soldati e gli uffiziali dell’esercito. Creazione de’Logoteti militari, e degl’Ispettori: iniquità degli uni e degli altri, e conseguenze derivatene. I presidii ai confini derubati delle paghe, e cacciati. Corruzione nelle guardie della Corte. Doppia perfidia rapace verso i varii corpi delle medesime. Tutti i soldati defraudati del donativo quinquennale. Le ingiustizie fatte in ordine alle promozioni e agli stipendii de’ militari sono da Giustiniano estese agli officiali civili.

Né debbesi tacere quanto Giustiniano fece co’soldati. Assegnò ad essi de’ragionieri, che chiamò Logoteti, incaricati di raccogliere da ogni classe d’uomini negli accampamenti una gran somma di denaro, la duodecima parte del quale sicuramente era destinata a [p. 163 modifica]costoro, i quali ogni anno con ogni artifizio dovevano angariare il soldato. L’uso e la legge castrense porta che non tutti i soldati abbiano la stessa paga. Più bassa l’hanno i novizj: maggiore quelli, che da gran tempo servivano, ed altissima i veterani, e quelli che aveano diritto al congedo, onde questi riducendosi alla vita privata avessero quanto occorreva, e ridotti invalidi si confortassero nelle domestiche loro necessità col peculio castrense. Succedeva adunque che a mano a mano che alcuni o morivano od erano congedati, quelli che loro venivano dietro a proporzione del tempo da che servivano, salissero alla paga pel grado loro destinata. Ma i ragionieri proibirono che si cancellassero dai ruoli i nomi de’ soldati uccisi nelle battaglie, o che per lungo tempo i ruoli si rinnovassero. Per lo che lo Stato era ridotto al punto di avere un esercito picciolissimo; il soldato superstite, estinti i benemeriti, contro le proprie convenienze rimaneva negli ordini inferiori; riceveva la paga minore di quella che al suo grado richiedevasi; e il denaro che per queste cose avanzava, dai ragionieri in tutto quel tempo si passava a Giustiniano. Taccio gli altri molti discapiti che i soldati pativano: era questo il bel compenso che avevano de’pericoli, ai quali esponevano la loro vita. Da ciò poi veniva che il greco nome fosse fatto un soggetto di vergogna, quasi la Grecia non avesse alcun soldato valoroso; che se ne rigettasse una parte, come militante senza ordine del Principe; che i loro diplomi facilmente si avessero per sospetti; e che altri frequentemente stessero lontani dai loro commilitoni, e dagli accampamenti. Oltre questo, [p. 164 modifica]alcuni de’ pretoriani venivano destinati per tutto il dominio romano ad esaminare i ruoli, e vedere quali non fossero atti alla milizia. E di questa maniera si videro taluni di età avanzata, come non idonei al servizio spogliati del cingolo militare pubblicamente cercare nel Foro la limosina dalle pie persone, e a chiunque gl’incontrava dare un acerbo e lagrimevole spettacolo di sé: altri per non vedersi a tale miseria ridotti, con grossa somma redimevansi da quegl’Ispettori. Laonde in tante maniere scoraggiato, e delle cose necessarie privo il soldato, prese avversione siffattamente alla milizia, che questa fu la principale cagione, per cui le cose de’Romani, e della Italia andarono in ruina. E videsi intanto Alessandro, colà mandato logoteta, impudentemente di ciò dar la colpa ai soldati, ed esorbitanti somme far pagare agl’ Italiani sotto pretesto di prender vendetta di quanto fatto aveano colà Teodorico, e i Goti.

Ma non fu il soldato solo, che per opera de’ logoteti ridotto si vedesse alle angustie accennate: a somma inopia, e alla miseria di ogni cosa furono pur ridotti i ministri de’ supremi Capitani dell’esercito, i quali e di numero erano assaissimi, ed illustri per la gloria in addietro acquistatasi.

E giacché siamo nel proposito de’ soldati, dirò come una volta gl’ Imperadori romani tennero distribuiti sui confini dell’Imperio varii corpi di soldatesche, che li difendessero; e ciò spezialmente sul lembo delle provincie orientali, onde far fronte alle incursioni de’Persiani e de’Saraceni. Que’soldati chiamavansi limitanei. [p. 165 modifica]Ora Giustiniano li ebbe tanto a disprezzo, che i questori li lasciarono senza paga per quattro e cinque anni; e mentre, venuti Romani e Persiani a far tregua, que’ miserabili speravano che a godimento de’ frutti della pace avrebbero riscossi i loro stipendii arretrati, si videro dall’Imperatore cassati dal ruolo militare. Così i confini dell’Imperio furono lasciati senza presidio; e il soldato limitaneo non ebbe per la sua sussistenza che la pietà de’ privati.

La Corte imperiale avea per guardia tre mila cinquecento soldati, detti gli Scolarii; e l’erario dava loro da antico tempo una paga maggiore che a tutti gli altri; nè v’erano se non se i Triarii degli Armeni, ed i più scelti fra tutto l’esercito, che dai maggiori ricevessero quest’onore. Dopo che fu imperadore Zenone, ogni poltrone ed imbelle potè entrare in quel corpo, e finalmente anche i bagaglioni giunsero a comprarsi un posto in quella milizia. Sotto Giustino poi Giustiniano molti chiamò in quel corpo per grosse somme; e poichè vide i ruoli pieni, ne aggiunse da circa due mila, che chiamò soprannumerarii, i quali, quando fu proclamato imperadore immantinente ritenendosi tutto il denaro che ne avea ricevuto, congedò. Poi trattatosi di spedire eserciti nell’ Africa, o nella Italia, o nella Persia, gli Scolarii del giusto numero, quantunque inesperti affatto di guerra, ordinò che avessero a marciare colla truppa più scelta. Ma essi di ciò atterriti rinunciarono all’Imperadore (cosa che non rare volte era avvenuta) le paghe di che erano creditori. Anch’ essi poi provarono le rapine, grandi e cotidiane, di Pietro maestro degli [p. 166 modifica]officii, il quale, quantunque fosse d’ indole mite, e niun’ apparenza avesse d’uomo inclinato alle ingiurie, fu però il primo degli uomini furaci, e pieno di turpi artifizii, il quale, come di sopra dissi, fu autore della morte di Amalasunta, figliuola di Teodorico.

Nel palazzo imperiale hannovi altri soldati di più alto ordine, i quali maggiori somme pagando per esservi ascritti, maggiore stipendio ancora traggono dal pubblico erario. Chiamansi domestici e protettori: gente affatto spoglia di valore guerriero, che presentemente tiensi nella reggia, ed una volta stanziava, parte in Costantinopoli, parte in Gallazia, o in altre provincie. Anche questi, collo stesso artifizio messi in paura, Giustiniano costrinse a rinunciare alle loro pensioni. Ma le molte cose, che in questo proposito potremmo dire, ridurremo a questo solo capo.

Secondo un’antica legge l’Imperadore usava ogni cinque anni di fare all’esercito un donativo di certa determinata somma; e per ciò ogni quinto anno mandavansi per le città dell’ Imperio questori, i quali a ciaschedun soldato pagava cinque stateri d’oro. Era questo un uso fisso ed inviolato. Ma dacché Giustiniano fu inalzato al trono (e sono già trentadue anni) tanto quest’ uso trascurò, che gli uomini se ne sono quasi dimenticati.

Ma parliamo d’altre ruberie fatte ai sudditi. Quelli che all’Imperadore, o ai magistrati servono in Costantinopoli in officii o letterarii, o militari, o di qualunque altro genere, sono ne’ registri collocati da prima in ultimo luogo, di dove poi a mano a mano che succedono [p. 167 modifica]vacanze o per morte, o per congedo, o per promozione, ascendono di grado in grado, finché arrivano al più cospicuo ed eminente posto. A quelli, che alla prima dignità pervenissero, ab antico era fissato l’onorario annuo di oltre dieci mila libbre d’oro, onde potessero convenientemente provvedere alla loro vecchiaia, ed essere verso molti altri benefici. Ed in fatti era questo un gran mezzo per ben amministrare lo Stato. Giustiniano queste persone escluse da quasi tutti cotali proventi, e molte anco ne ruinò. Così che, come prima da questi ad altri comunicavansi i vantaggi, comunicòssene di poi la miseria. E se alcuno fa i conti a quanto in trentadue anni s’estenda il discapito da essi sofferto, avrà la somma del denaro, di cui rimasero spogliati. Così questo tiranno vessò chi lo serviva.