Supplemento alla Storia d'Italia/LXIII

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LXIII - Bonaparte descrive al Direttorio come da uno stato di abbattimento in Italia siasi passato a quello d'entusiasmo in favor de’ Francesi, e ciò che ha in mente di fare intorno a Roma

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LXIII - Bonaparte descrive al Direttorio come da uno stato di abbattimento in Italia siasi passato a quello d'entusiasmo in favor de’ Francesi, e ciò che ha in mente di fare intorno a Roma
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Dal Quartier Generale di Verona, li 3 brumale anno 5

(24 Ottobre 1796)


LXIII - Al Direttorio esecutivo.


Sono dolente, cittadini Direttori, che la vostra lettera del 20 vendemmiale mi sia giunta troppo tardi. Vi prego a considerare le circostanze in cui mi trovava: con Roma che stampava dei manifesti fanatici; Napoli che faceva marciare delle forze, la Reggenza di Modena che manifestava le sue malvagie intenzioni, che rompeva l’armistizio, e faceva passare dei convoj a Mantova. La Repubblica francese si è trovata avvilita, minacciata: questo colpo di forza, di rompere l’armistizio di Modena, ha ristabilito l’opinione, ed ha riunito Bologna, Ferrara, Modena, e Reggio, sotto una stessa bandiera. Il fanatismo si è trovato abbattuto, ed i popoli assuefatti a tremare, hanno sentito che noi siamo ancora là. La Repubblica aveva il diritto di annullare un armistizio, che non è stato eseguito. La Reggenza medesima non nega di avere inviato dei soccorsi a Mantova. Modena, Reggio, Ferrara, e Bologna, riunite in congresso hanno decretato una leva di 2,800 uomini, col titolo di Prima Legione italiana: l’entusiasmo è grandissimo; i contadini che portavano i viveri in Mantova sono venuti loro medesimi a insegnarci le vie occulte, che tenevano. Fra noi, ed i popoli regna una perfetta armonia. A Bologna, città di 75,000 anime, l’entusiasmo è all’eccesso: la medesima infima classe del popolo ha commesso dei disordini; non volevano riconoscere il Senato: ha abbisognato prometter loro d’organizzare la loro costituzione, e dichiararmi fortemente per il Senato, per ristabilire l’ordine. A Ferrara, un Vescovo Cardinale, Principe romano, che ha d’entrata 130,000 lire, dona tutto al popolo, e sta sempre in chiesa. L’ho inviato a Roma sotto pretesto di negoziare, ma in realtà per disfarmene: egli è stato contento dalla sua missione.

La pazzia del Papa è senza pari; ma la novità di Napoli, e del Mediterraneo la farà cangiare. Il mio [p. 112 modifica]progetto, quando potrò, è di portarmi sopra Ancona sotto il velo dell’armistizio, e di non dichiararmi nemico che là. Troverete qui unito un proclama che ho fatto a Bologna, e la lettera che ho scritto al Cardinale Arcivescovo di Ferrara. Vi faccio i miei complimenti del trattato sottoscritto con Genova: esso è utile sotto tutti i rapporti. La vendita delle mercanzie, a Livorno si fa attualmente. Io con una piccola guarnigione occupo Ferrara. I Barbetti sono battuti, disfatti, e fucilati. I vostri ordini per mettere i congedati al soldo del Congresso di Lombardia, eseguiti.