Supplemento alla Storia d'Italia/LXXV

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LXXV - Il Cardinal Busca scrive a M. Albani, che da tutto apparisce esser la Corte di Roma considerata come alleata della corte di Vienna, e accenna la condotta da tenersi

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LXXV - Il Cardinal Busca scrive a M. Albani, che da tutto apparisce esser la Corte di Roma considerata come alleata della corte di Vienna, e accenna la condotta da tenersi
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Roma, li 18 nevoso anno 5 (7 Gennajo 1797)


LXXV - A M. Albani a Vienna1


Le notizie che mi comunicate sono le più consolanti. Rilevo dagli ultimi due Dispacci, che il Barone di Thugut abbia cambiato linguaggio: malgrado le sue misteriose apparenze, non possiamo più dubitare dei soccorsi dell’Imperatore, tanto più che l’Imperatrice, ed egli medesimo ve li hanno già promessi. Egli mi sembra parimente che il Barone di Thugut riponga su di noi tutta la fiducia a giudicarne dalla partenza del General Colli, e per l’obbligazione che gli è stata imposta di affrettarsi a veder le nostre truppe, e dalla maniera con la quale siamo stati stimolati a riacquistar le nostre perdite. Tutto ci annuncia che siam già riguardati come alleati. Non vi si parla più di sagrificj: se ne sarebbe forse abbandonata l’idea? Senza dubbio io mi lusingo di troppo, e non mi crederò sicuro che quando il trattato sarà firmato con le condizioni che vi ho indicate coll’ultimo mio corriere. Or che siete munito de’ pieni poteri, il Bar. di Thugut non potrà più tergiversare, ed è necessario che si decida. [p. 145 modifica]

Dal mio canto, sino a che mi sarà permesso di sperare soccorsi dall’Imperatore, prenderò tempo intorno alle proposizioni di pace, che ci sono state fatte dai Francesi. Non e possibile formarvi un’idea di tutto ciò che si fa per obbligarmi di rispondere a Cacault: gli uni cercano persuadermi con la speranza di migliori condizioni; gli altri col timore e con le minacce. Ma, sempre costante nella mia opinione, e geloso del mio onore, che crederei leso trattando co’ Francesi nel mentre che una negoziazione è cominciata con la Corte di Vienna, non mi son fatto, nè sedurre, nè intimidire; e sino a che non mi vi vegga obbligato, non cambierò consiglio: non vi cada dubbio veruno su la sincerità di questi sentimenti. Egli è vero intanto che i Francesi hanno gran desiderio di conchiuder la pace con noi; io ne ho una prova recente nella lettera qui annessa di Monsignor Nunzio a Firenze: e dalla risposta, di cui vi mando copia, rileverete la maniera con la quale mi son condotto; vi mando queste due copie perchè possiate valervene a dimostrare la costanza, e la buona fede con la quale io tratto. Senza dubbio, quando riceverete la mia il General Colli si troverà già partito: ed io spero che fra poco egli giungerà in Ancona. Ho scritto al General Comandante di questo porto pel suo ricevimento, e perchè gli proponga di andare in Romagna a gettar un colpo d’occhio su le nostre truppe, prima di venire in questa Capitale, per poter essere noi in grado di prender le debite misure ne’ nostri primi colloquj.

Vi confesso di esser dispiacente che il General Colli si abbocchi con Alvinzi prima di venir qui. Io veggo molto bene esser ciò necessario per le loro operazioni, ma non saprei dirvi perchè m’abbia un’opinione poco favorevole d’Alvinzi. Quantunque io non sia nel caso di giudicare delle sue operazioni in Italia, credo ch’egli avrebbe potuto fare più dì quel che non ha fatto; ma l’abboccamento è necessario, ed io mi do pace riflettendo che sta impegnato l’onor d’Alvinzi, e la sua gloria a seguir con fedeltà le intenzioni del suo padrone. Per ciò che tocca gli appuntamenti da farsi al General Colli, quando anche l’Imperatore non gli passasse nulla per quel [p. 146 modifica]tempo, ch’egli risterà al servizio del Papa, noi lo provvederemo di tutto, e ciò non m’incresce. Mi compiaccio molto che questo Generale seco conduca due officiali, e soprattutto quello del genio, di cui noi manchiamo affatto; egli dovrebbe pure condurre molti bassi officiali per istruire le nostre truppe. È consolante per me l’elogio che il General Lascy fa di Colli. Poichè siete persuaso che il Baron di Thugut sarebbe geloso se voi parlaste ad altri fuor che a lui in favor della nostra causa, mettete in non cale gli altri mezzi che io vi proponeva, quando il Barone non aveva le buone intenzioni che ha al presente; continuate intanto a far la vostra corte a tutti coloro; che potrebbero esserci utili in qualche caso sinistro.

Io credo che le proposizioni del Principe della Pace avessero per oggetto d’intimidirci; e che se non si aveva lo scopo di spogliare il Papa della sua potenza temporale, almeno si voleva resecargliene una buona porzione. La Regina di Spagna ha il più vivo desiderio d’ingrandire gli stati dell’Infante di Parma, marito di sua figlia, e farà di tutto per contentarlo; il Cavalier, Azzara, malcontento di noi, non lascia di sbuffare; ma io non credo che la Corte di Vienna possa veder tranquillamente gli Spagnuoli padroni delle migliori parti d’Italia. Non dubito che voi non abbiate prese le giuste misure per essere al fatto delle conferenze, che si preparano in Quensereck con Clarke: i particolari che mi darete mi serviranno di norma. Voi avete dovuto osservare nel mio precedente dispaccio, che io aveva pensato alla spedizione di alcune truppe austriache nella Romagna per unirsi alle nostre, ed inoltre che da Trieste avessero potuto sbarcarsi in Ancona. Coltivate questo progetto, il quale sarebbe utilissimo all’Imperatore, ed a noi, e se mai si volesse realizzarlo, noi saremmo disposti a far lo stesso contratto, che fece il Re di Sardegna. Farete benissimo di acconsentire alle requisizioni che vi ha fatto il Contestabile col mezzo di vostro fratello, relativamente alle armate.

Monsignor Stay ancora non ha terminati i brevi, che voi mi avete dimandati per l’Elettore di Sassonia, e per conseguenza non posso inviarveli. Sua Santità non crede [p. 147 modifica]concedere gli altri brevi, che mi avete proposti, perchè dovendo essi essere indirizzati a tutti i Sovrani Cattolici d’Europa, sarebbe lo stesso che dichiarare innanzi tempo una guerra di religione, non essendo possibile di tener celato quest’atto del Papa agli occhi de’ Francesi; ed allora per quelle ragioni, che vi ho detto, noi ci troveremmo esposti alla loro indignazione senza esser sicuri dell’alleanza di sua Maestà Imperiale. In conformità delle notizie che mi date sul punto di una guerra di religione, il Santo Padre si risolverà a conceder dei brevi, e a far pure degli altri passi. Se il trattato d’alleanza è conchiuso, bisognerà farlo firmare dal Nunzio subito che il B. di Thugut, col quale egli non è molto in armonia, non vi si opporrà. Spedisco a Monsignor Nunzio i brevi pontificj per l’Imperator di Russia coll’istruzione, che facendosi qualche spedizione per Pietroburgo da cotesta Corte, o dall’Incaricato degli affari di Russia, abbia a prevalersi di una tale occasione per inviarveli. Nel caso che non vi fosse una buona occasione, lo prevengo di mandarli in Varsavia a Monsignor Nunzio, perchè egli li faccia passare a S. M. Imperiale.

Quando vi presenterete alle loro Maestà, fate ad esse anche i ringraziamenti per la premura con la quale s’interessano alla salute di Sua Santità, e assicuratele de’ voti ferventi che Ella fa per la loro conservazione, e per la gloria di tutti quei che han sostenuto, e sostengono la giusta causa con tanta costanza, e con tanto interesse.

Il Cardinal Busca.


Note

  1. Lettera intercetta.