Teatro Historico di Velletri/Usanze Lodevoli

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Flagelli Ricevuti Fedeltà de' Velletrani
Usanze Lodevoli.
Cap. II.


MOlte sono l'usanze lodevoli di questa Città, quali si manifestaranno nè Capitoli seguenti, conforme all'opportunità del Discorso, e perciò lasciando da parte, che il nostro Magistrato in qualsivoglia Festa, ò di Chiesa, ò di Cappella, ò di Altare, sia di Religiosi, ò di Preti, ò di Confrati, suole portargli Cinque Libre di Cera bianca, se sarà tutta Festa, ò Due, e mezza, se sarà mezza Festa, quale vien portata da una Trombetta, mentre il Magistrato và à sentir Messa in quella Chiesa. Similmente lasciando, che dal Sindico della Città per il primo giorno, overo la prima Domenica del Mese, si manda la Pietanza di Carne, ò di Pesce, conforme alla diversità de' tempi, à tutti Conventi, e Monasteri, tanto de Frati, quanto de Monache, in riguardo al numero delle bocche, et altre buone usanze essercitate per il retto, e quieto Governo della Città. Registrarò prima trà l'altre quelle che riguardano la pace, et unione de' Cittadini, chiamata la Conciliatione, e con corrotto vocabolo, Consolatione. Era costume antico appresso Romani, come riferisce Valerio, una volta l'Anno celebrarsi un Convito, che però si chiamava, Convivium solemne, che da Oliviero vien appellato Politico, à differenza del Filosofico, nel quale solamente convenivano i Filosofi, e Sapienti che discorrevano, e disputavano de scienze, e virtù; e del Volgare, che si faceva da persone di poco conto, perchè il Politico, detto ancora Civile, si faceva da Cittadini, e con nome Greco si chiamava, Charistìa, ch'in nostra Lingua suona gratificatione, dice Alcentio, Convivium etiam solemne Maiores instituerunt, idque Charistiam appellaverunt; queste sono le parole di Valerio, e questo Convito si celebrava solamente tra Parenti, acciò, se frà di loro vi fosse stata qualche rissa, e dissentione, si dovesse con quell'occasione di allegrezza toglier via, Ut si qua inter necessarias personas quaerela esset orta, apud Sacra Mensa, et hilaritatem animorum, fautoribus concordiae adhibitis, tolleretur, seguita Massimo. In Velletri al presente si scorge questa usanza di farsi questo Convito Politico; e Solenne non solamente trà Parenti, ma trà tutti della Contrada, ò Rione; nel quale tutti convengono, per lo che si fanno molte paci, e si riconciliano gl'animi discordi de' vicini. Di tal Convito si fà Capo un Cittadino, à cui si dà nome di Capo Contrada, il quale hà la cura di farlo apparecchiare con ogni lautezza, e politia, concorrendo però alle spese tutti gl'altri della medesima Contrada; finalmente si suole fare spesa di Cera per accompagnare li Morti poveri di detta Contrada alla sepoltura, che sepelito, si conserva in casa del Capo Contrada, se questo costume caggioni pace, et unione trà Cittadini, mantenghi quieta la Città, lo consideri la prudenza dell'accorto Lettore.
E vero, che per introdurre pace, et unione trà Cittadini v'è un'altra usanza lodevole, et è questa, che dà nostri Signori del Magistrato per la metà di Quaresima, ogn'Anno si scelgono due Gentilhuomini, e due Gentildonne per Parrocchia (quali sono sei) e si chiamano Pacieri, e Paciere, se ne mandano le Liste à Predicatori, quali in Pulpito publicano questa santa Dispositione, e questi Deputati, e Deputate, gl'uni tra gl'huomini, e l'altre trà le Donne della Parrocchia, procurano d'introdurvi la Pace, e l'Unione, e s'affatigano à gara di far l'ufficio loro per honor di Dio, e beneficio della Città. In riguardo di usanza tanto buona, il Cardinal Gio. Domenico de Cupis Romano, chiamato il Cardinal de Trani, instituì un Magistrato, chiamato Conservatori della Pace nel M.D.L. et acciò havesse maggior fermezza, vi fece li Capitoli, quali si conservano nella Cancellaria Priorale, e furono confirmati dal Cardinal Gio. Antonio Serbelloni nel M.D.LX. alli due di Novembre, per l'assenza del nostro Vescovo Cardinal Francesco di Tornone, che si ritrovava in Francia1. E se bene questo Magistrato svanì per invidia del Demonio crudel nemico del nostro bene, con tuttociò per Divina Pietà si conserva l'Institutione Annuale de' Pacieri 'e Paciere, come di sopra havemo accennato.
Un'altra usanza, ch'io non stimo inferiore alle suddette, si ritrova in Velletri, ma più nè passati tempi, che in questi moderni, osservata da' nostri Cittadini, et è à beneficio et honore de' Morti, e chiamasi il Prego. Perchè, quando di notte si muore qualche Cittadino, si mettono due huomini à Cavallo, quali vanno scorrendo per tutta la Città, gridando scambievolmente Al priego, al priego, ch'è morto il N. Onde non solamente li Parenti, ma tutti, che sentano il grido, fanno particolari Orationi per quell'Anima, e la mattina vanno ad accompagnare il Cadavero alla Sepoltura. E' ben vero, che nè Statuti della Città, per toglier via qualche confusione, che dalla moltitudine suol nascere, si prohibisce esser più di due quelli, che sono mandati à far simil Grido per la Città.
Voglio aggiongere alle registrate un'Usanza correspondente à quello comandava Dio nella Legge Vecchia intorno alla Racematione, come si legge nel Deuteronomio, dove Dio ordinava, che finita la Vendembia, li Racemi, che restavano nelle Viti, dovessero servire alle necessità de' Forastieri, di Vedove, e de' Pupilli. Si vendembiaveris Vineam tuam, non colliges remanentes Racemos, sed cedent in usus Advenae, Pupilli, ac Viduae. L'istesso ordinava delle Spighe ne' Campi, e dell'Ulive, et altri Frutti ne gl'Arbori. Tanto s'usa in Velletri in tutte le suddette cose e particolarmente de' Racemi e de' Frutti, perchè, finita la Vendembia, si lasciano spalancati li Cancelli delle Vigne à Passaggieri, e Poveri, quali possono senza pena, pigliare de' Racemi, Frutti, venderli, e sovvenire a' proprij bisogni. Ne si deve stimare ciò per cosa di poco momento, perchè nelle publiche Piazze, per più d'un Mese doppo le Vendembie da' Poverelli bisognosi si vendono di quei frutti, e Racemi con molto aiuto delle loro Fameglie. Altre Usanze lodevoli sono in Velletri; come di Caccia, di Selve, et altre, quali se accennaranno in altro luogo.

Note

  1. Francois II de Tournon, ciambellano del re di Francia, Francesco I, fu Cardinale vescovo di Velletri dal 1560 al 1562.