<dc:title> Teoria degli errori e fondamenti di statistica </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Maurizio Loreti</dc:creator><dc:date>2006</dc:date><dc:subject>Matematica</dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Teoria_degli_errori_e_fondamenti_di_statistica.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Teoria_degli_errori_e_fondamenti_di_statistica/13.5&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20260506073241</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Teoria_degli_errori_e_fondamenti_di_statistica/13.5&oldid=-20260506073241
Teoria degli errori e fondamenti di statistica - 13.5 Applicazione: ipotesi sulle probabilità Maurizio Loreti2006Teoria degli errori e fondamenti di statistica.djvu
Nel paragrafo 11.5 abbiamo preso in considerazione il caso di un evento casuale che si può manifestare in un numero finito di modalità, aventi ognuna probabilità incognita ; la stima di massima verosimiglianza delle è data dal rapporto tra la frequenza assoluta di ogni modalità, , ed il numero totale di prove, .
Vogliamo ora applicare il metodo del rapporto delle massime verosimiglianze per discriminare, sulla base di un campione di determinazioni indipendenti, l'ipotesi nulla che le probabilità abbiano valori noti a priori e l'ipotesi alternativa complementare, :
Ricordiamo che la funzione di verosimiglianza, a meno di un fattore moltiplicativo costante, è data da
e che, essendo la stima di massima verosimiglianza data da
il massimo assoluto di è
.
Inoltre, nell'unico punto dello spazio dei parametri che corrisponde ad ,
per cui
dalla quale si può, come sappiamo, derivare una generica regione di rigetto attraverso la consueta .
è inoltre asintoticamente distribuita come il a
gradi di libertà (c'è un vincolo: che le abbiano somma ), e questo può servire a scegliere un opportuno (nota la dimensione del campione) una volta fissata .
Il criterio di verifica dell'ipotesi dato in precedenza consisteva nel calcolo del valore della variabile casuale
e nel suo successivo confronto con la distribuzione del
a gradi di libertà; lo studio del rapporto delle massime verosimiglianze porta dunque ad un criterio differente e, senza sapere nulla della probabilità di commettere errori di seconda specie, non è possibile dire quale dei due risulti migliore (a parità di significanza).