Tesis

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Santino Scapin

1995 T Saggi letteratura Tesis Intestazione 17 marzo 2009 25% Saggi

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Notizie introduttive sul paese di Tesis

Ebbi la fortuna di essere parroco a Tesis negli anni novanta del 1900. E’ un borgo molto antico, Tesis, una frazione del comune di Vivaro, in provincia di Pordenone. Probabilmente risale al tempo dei romani, quando il grosso paese vicino, Maniago, si chiamava Manlii Ager, a ricordo di un terreno di grandi dimensioni dato come ricompensa a un comandante di una legione romana nel Forum Julii. Ebbene in quel periodo ebbi modo di avere tra le mani documenti dal ‘500 fino ai primi anni del 1900. Registri di nascite, matrimoni, morti; e altre carte, lettere buttate in disordine dentro una cassapanca. Perlustrai il tutto e ne venne fuori quanto scrivo di seguito e che pubblicai in un volumetto in trecento copie, di cui dò l'autorizzazione a Wikisource di rendere di pubblico dominio.


PERCHE' L'EMIGRAZIONE A TESIS

In una relazione epistolare che padre Giacomo Nassutti (parroco a Tesis dal 1832 al 1849) invia alla famiglia Querini di S. Maria in Formosa a Venezia cui il paese di Tesis era tributario e che porta la data del 1835, si legge così:

"Il paese è composto da circa 500 persone tutte miserabili; in tale povertà, il paese è impossibilitato a versare le pur minime imposte".

Forse padre Nassutti (nato a Travesio nel 1790 e morto a Tesis nel 1849) ha ristretto il numero degli abitanti per ottenere un occhio di riguardo da parte della famiglia Querini. Gli abitanti, probabilmente, erano in numero maggiore. Ma non di tanto. Comunque, egli fotografa la condizione di Tesis agli inizi del 1800. Una condizione di grande povertà tanto che il paese non può dare nemmeno quelle tasse pattuite e che erano già di per sé poca cosa.

Il tesano ha combattuto contro la povertà del luogo per secoli. Le pietre piccole e grandi che ancor oggi sono raccolte qua e là a mucchi ai limiti dei campi lavorativi testimoniano la fatica di strappare, generazione dopo generazione, ai magredi suolo da rendere fertile per produrre frumento, segale, mais; per procurare foraggio al bestiame ed anche per coltivare gli orti.

La situazione era tale che non offriva altra possibilità, quando le circostanze lo consentirono, se non quella di fare i fagotti e di emigrare in cerca di lavoro.Soprattutto verso il 1850 quando le bocche da sfamare diventarono troppe, come vedremo nella seconda parte di questo scritto. Sul posto di lavoro, a Trieste o a Murano e a Venezia gli emigranti andavano a piedi e con i mezzi di fortuna che incontravano lungo la strada, cioè carri, carretti. I documenti parrocchiali rilevano che solo verso il 1870 si cominciò a far uso del treno per recarsi, per esempio, a Udine.

Presumibilmente in quello stesso periodo i tesani si recavano col treno anche a Venezia e a Trieste.


Le donne di Tesis

Le donne, mentre i loro uomini erano assenti per lavoro, avevano il loro bel daffare per tenere unita la famiglia e affrontare i mille problemi ad essa collegati: educazione dei figli, malattie, nascite e inevitabili morti. Nei campi esse svolgevano i lavori necessari in ogni stagione, mentre per i lavori più impegnativi aspettavano i mariti al loro ritorno. Occupazione non indifferente era, poi, il mantenimento dei vari animali della stalla e del cortile.

Le donne che allattavano, e ciò capitava molto spesso allora, avevano anche un'altra attività. Con l'aiuto di qualche familiare andavano a Venezia, al Pio Luogo, a prendere i bambini che erano stati abbandonati appena nati e se li portavano a casa per dar il loro latte, venendo per questo pagate. Pochi di questi bambini sopravvivevano.

Nel periodo che va dal 1780 ai 1800 il Registro dei morti annota la morte di una ventina di lattanti del Pio Luogo di Venezia. Comunque sia, in questo modo anche le donne contribuivano a fare entrare in casa del denaro.


Lo stipendio degli emigranti

Il tesano tornando a casa con lo stipendio pensava possibilmente ad acquistarsi la casa in cui era in affitto, a comperare della terra e nuovi utensili per il lavoro dei campi, per avere un futuro più sicuro per sé e per i propri figli. C'erano, inoltre, i vestiti da comperare soprattutto per i numerosi figli.Infatti, i vestiti che si passavano ai più piccoli si logoravano con i continui rammendi, e i figli più grandicelli avevano bisogno di vestiti con misure più grandi. All'inizio del 1900 si pensò di far fruttare meglio i soldi degli emigranti, costituendo una Cassa Rurale, di cui tratterò in seguito.


Il primo emigrante

Il primo emigrante di cui fanno memoria i registri parrocchiali è un certo Di Vit Giobatta di Pietro. Di lui si legge: "Primo aprile 1685. Morì Giobatta figlio di Pietro di Vit d'anni 18 per strada venendo da Muran essendosi confessato per strada come attesta suo padre che fu a levarlo". Morto, presumibilmente, di stenti, lungo gli oltre 100 chilometri che separavano Murano da Tesis.

Giobatta è il simbolo di quanti, in seguito sempre più numerosi, presero la strada che da Tesis porta al mondo, con la valigia in mano. Molti di essi non fecero più ritorno, distrutti dalla fatica, dalle malattie e, a volte, dalla disperazione, come testimonia il seguente fatto che trovo scritto in un foglio tra le antiche carte. Esso riporta questa data: Ottawa (Canada) 10 settembre 1926. Il Regio Consigliere dell'Emigrazione Italiana in Canada avverte il Sindaco di Vivaro che il giorno 30 agosto 1926 era morto, in una clinica retta dalle suore della Carità, Candido Luigi trovato in stato confusionale per istrada e che sembrava provenire dal Brasile. Si invitava il Sindaco a darne comunicazione alla madre che si chiamava Regina.

Voglio concludere questa breve panoramica sullo stato dell'emigrazione a Tesis, con i seguenti dati in mio possesso. Nel 1937 il paese contava 711 abitanti, di questi ben 210 erano lontani per motivi di lavoro. All'estero (in Europa di solito) c'erano 68 persone; le donne e le ragazze a servizio erano 63; sparsi in varie parti d'Italia gli uomini erano 79.


L'EMIGRAZIONE ALL'INTERNO DELLE VARIE FAMIGLIE DI TESIS

Ogni emigrante, nel bene e nel male, ha avuto una sua storia personale. E questa storia ha lasciato una sua traccia nei Registri parrocchiali dei Morti, dei Battesimi e dei Matrimoni che risalgono agli inizi del 1600. Spigolerò qua e là tra ciò che mi sembra più significativo ad illustrare la vita dell'emigrante di Tesis a partire dalla metà del 1600 fino al 1900. Ad altri il compito di studiare l'emigrazione dei tesani dopo il 1900.

Prima del 1800, non ho notizie di un movimento migratorio verso Trieste. La prima notizia che incontro su un emigrante a Trieste è, purtroppo, tragica: Tolusso Domenico Cusidor, sposato da solo sette anni, viene trovato ucciso nell'anno 1800, a 29 anni. Forse una banale lite conclusasi a coltellate ha troncato la sua giovane esistenza.

Ma il flusso migratorio dei tesani è stato in prevalenza verso Murano e Venezia. Da lunga data, almeno dalla metà del 1600, si arriva da queste parti in cerca di lavoro. Le vetrerie di Murano e i servizi di facchinaggio e domestici a Venezia attirano chi, come i tesani, è abituato alla durezza del vivere. Perché è duro vivere al calore delle fonderie del vetro a Murano.


FAMIGLIE FRATTA, DAVID, GALETTO

Qualcuno del paese ha tentato di raggiungere mete più lontane di Murano. Un certo Fratta Osvaldo si trova per lavoro a Roma nel 1770, come domestico in casa di nobili. Suo fratello Marcantonio (un nome che sa poco di tesano e tanto di romano) era morto sempre a Roma solo qualche anno prima: nel 1766.A Roma muore anche il figlio di Osvaldo, Domenico, nel 1781. A Roma, Osvaldo si era portato pure la famiglia.

Anche la famiglia David aveva tentato la strada di Roma, purtroppo, con la triste sfortuna dei Fratta. Zio e nipote, Valentino e Giobatta, muoiono a Roma nel 1780 e 1787.

Della famiglia Galetto un certo Daniele muore pure a Roma, all'ospedale S. Spirito, a soli 28 anni nel 1796. Egli si era unito a qualcuna delle famiglie Fratta o David e col loro aiuto aveva trovato un posto di lavoro. Dopo questa parentesi romana, la famiglia Galetto andò in prevalenza verso Trieste a cercare lavoro. Antonio Galetto ed i figli di Osvaldo Galetto, Pietro e Giacomo, si stabilirono con le rispettive famiglie a Trieste agli inizi del 1800 e da lì non si allontanarono più facendosi anche una buona posizione economica.

E' logico farsi una domanda: perché i Fratta e i David, che sono i primi ad emigrare dal paese, e più tardi uno dei Galetto si portarono così lontano dal paese e per un periodo piuttosto lungo? in un luogo dove erano tagliati fuori dalla sicurezza sociale ed affettiva che solo la famiglia o i compaesani sanno dare, soprattutto in quel lontano periodo storico?

Probabilmente avranno trovato qualche particolare occasione; si saranno trovati, per esempio, al seguito di qualche esercito, per cui invece di rientrare al paese dove c'era povertà preferirono restare là, nella campagna romana o a Roma stessa.

Resta il fatto che il doloroso risultato della loro impresa insegnò qualcosa alle generazioni successive del paese di Tesis. Fino agli inizi del 1900, infatti, nessuno più si spostò dai luoghi allora abituali di emigrazione: Trieste e Murano-Venezia.


TOLUSSO

A Tesis ai primi dell'ottocento esiste una filanda: quella della famiglia Tolusso Comel. Non c'è traccia nei registri parrocchiali di come questa filanda sia sorta e per opera di quale componente la famiglia Comel. A quanto sembra l'industria è in piedi da parecchio tempo, se i Registri dei morti dà la notizia che una certa Del Colle Maria di anni 37, di Maniago, direttrice della Filanda di Comel Giovanni, muore di colera il 28 luglio 1836. Il fatto di avere una direttrice e per di più proveniente da fuori paese, fa capire che la Filanda Comel ha vari operai e operaie e un buon fatturato annuo.

Certamente a uno della famiglia Comel, che noi non conosciamo, venne l'idea del lavoro della filatura approfittando della roggia che porta, anche attualmente, abbondanti acque nell'abitato di Tesis partendo da Maniago per finire nella frazione di Basaldella. Il Registro dei matrimoni riferisce anche che una certa Tolusso Comel Giuditta, il 26 marzo 1853 andò in sposa al Dottor Pietro David di Arba, a conferma del nome che si era fatto la famiglia Comel non solo in paese. A proposito del colera che ha portato alla tomba la direttrice della Filanda Comel, è opportuno riferire che a Tesis, si ebbero solo 5-6 casi di colera e tutti circoscritti nell'anno 1837.

Tutti gli altri rami dei Tolusso, al contrario dei Comel, furono costretti ad affrontare la dura vita dell'emigrazione. I Fabro, i Batistuzza, i Cusidor (ho già riferito la tragica morte di Domenico Cusidor a Trieste nel 1800); i Tunin (un certo Angelo Tunin muore di pellagra a Venezia nel 1831, come ho già detto sopra); i Tocs (che mi sembrano essere i più poveri tra i rami della famiglia Tolusso); i Bugarona, i Pirissut (di cui, due fratelli Pietro e Giuseppe, stanchi di stare tra \i magredi, intorno al 1830,si spingono verso Trieste, Murano e perfino nella lontana Boemia); e i Toluss.

Uno sciame di gente sparsa dappertutto, un movimento incredibile di tesani nei primi 50 anni dell'800, a significare le povere radici su cui è stato costruito il paese in un passato che ancora ci presenta il suo conto di sofferenza. Solo 20-25 anni fa, infatti, ebbe termine l'emigrazione di massa dal paese. Gli anziani ben si ricordano ancora la frase: Ciapa sù la valìs.


Famiglia DE ZORZI

Della famiglia De Zorzi, i Crodia, i Gazzetta e i Benedetton emigrarono quasi tutti verso Murano, portandovi, talvolta, anche le rispettive famiglie.

Di questa famiglia meritano una menzione a parte i Mulinars. Essi fin dal 1600 e prima, occupano una posizione di riguardo in paese. Posseggono terre ed anche un mulino nella Villa di Sopra. Hanno una tomba di famiglia in chiesa, in segno di signorilità. Nel Registro dei morti è scritto che nel 1795 muore un certo Giovanni De Zorzi Mulinars di anni 89, "uomo pio e divoto che si potea chiamar l'esempio del paese".

La fortuna dei Mulinars perdura anche durante tutto il 1800. I fratelli Giovanni, Domenico e Ludovico Mulinars vengono chiamati possidenti e non semplici villici (affittuari o mezzadri). Il Registro dei matrimoni rileva che in quasi tutti i matrimoni che si hanno in paese in quel periodo essi fanno da testimoni. Solo i figli di Giovanni oltre la metà del l’800 sono stati costretti ad andare in cerca di lavoro fuori del paese.


VISINALI

Quanto alla famiglia Visinali Peresson, il primo membro della famiglia che trovo emigrante è un certo Domenico Peresson di Osvaldo che disgraziatamente muore in giovane età, a 20 anni, nel 1788 a Venezia.

E' il quinto o sesto tesano e per di più giovane, che vediamo morire lontano da Tesis, sul finire del 1700. Ho l'impressione che non essendoci ancora l'imponente flusso migratorio della metà dell'800, gli emigranti del 1700 si trovino troppo scoperti sotto l'aspetto umano e sociale. Perciò è gente più esposta a trascurarsi e a lasciarsi andare e a finire la vita di stenti.

Volendo, però, continuare a raccontare della famiglia Peresson,è da dirsi che la strada per l'estero non si conclude con la morte del povero Domenico; anzi, quella morte ne è l'inizio. La famiglia Visinali emigrò sia verso Venezia che verso Trieste.

Del ramo dei Peresson mi pare essere il capostipite un certo Visinali Pietro morto a 90 anni nel 1692. Altri rami dei Visinali furono i Furigai e i Gnali, da lungo tempo scomparsi dal paese.


Famiglia D'AGNOLO

La famiglia D'Agnolo è quella che ha fornito, più di ogni altra del paese, braccia per il lavoro emigrante, anche perché era la più numerosa. Il ceppo più antico è quello degli Arban che alla fine del 1800 finirà per chiamarsi definitivamente D'Agnolo Bambinello, come scrive in una nota del 21 maggio 1884 nel Registro dei Battesimi il parroco di allora don Felice Gasparotto.

Il più lontano emigrante di questa famiglia è un certo D'Agnolo Antonio Arban il quale si sposa a Tesis nel 1742. Egli resta fino alla fine della sua vita a Murano, morendo sul lavoro e non in pensione, a 73 anni nel 1793. Tutta la famiglia di Antonio si era ormai trasferita a Murano, figli e nipoti. A Tesis, dove loro non vedono prospettive di un futuro migliore, rientrano, e non sempre, per battesimi e matrimoni.

Il ramo dei D'Agnolo Mariano inizia con Domenico D'Agnolo (nato nel 1752) i cui pronipoti prendono la strada di Murano ai primi dell'800. Provenienti dai D'Agnolo sono anche i Crich.

Altro ramo dei D'Agnolo è quello dei Sgualdagnul. Rosa Sgualdagnul, nel 1816 va a servizio a Murano (dove si sposa) e fa venire in quel luogo anche il fratello Antonio, il quale porta con sé tutta la famiglia. Al ceppo dei D'Agnolo appartengono anche i Sìlia. Ramo staccatosi tardi dai D'Agnolo per cui, solo verso il 1865-70 troviamo qualcuno di loro a Trieste: certi Angelo ed Eugenio.


ANGELI

La famiglia Angeli si separa abbastanza recentemente dal ceppo dei D'Agnolo e percorre una strada tutta sua, senza più alcuna dipendenza col troncone originario, dando origine a propri rami: i Mitilla-Pipa; i Bonomo; i Beccoton.

Tutti questi, prima del 1900, prendono prevalentemente la strada di Murano.

Le varie famiglie più antiche, come stiamo vedendo, si allargano sempre più in rami e sottorami, cioè si moltiplicano fortemente intorno alla metà del 1800. Per cui non fa meraviglia se il parroco don Felice Gasparotto nel 1883 vede urgente ampliare la chiesa.

Allora alla messa andava quasi il cento per cento e in una chiesina come quella di Tesis, seicento persone e oltre, non ci stavano di sicuro anche se distribuite in vari turni per la messa domenicale.


FACCHIN

Alcune famiglie esistenti intorno al 1800 a Tesis erano provenienti da paesi vicini. Non erano originarie del luogo, bensì trasferite qui per i vari motivi che vedremo. Anche per esse ci fu una esperienza di emigrazione.

La famiglia Facchin, proveniente da Tramonti di Sopra, trovò Tesis come luogo dove emigrare. Prima arrivò Zaccaria che faceva il sarto e poi gli altri fratelli: Candido, Domenico e Abramo. Correva l'anno 1835. A Tesis si trovarono bene e misero su famiglia, sposando ragazze di qui. Proprio perché sarti trovano una occupazione nella filanda di Giovanni Comel. Solo Facchin Candido emigra verso Trieste e là si sposa nel 1841.


SALVADORI

Altre famiglie che emigrarono verso Tesis: sono i Salvadori e i Giacomelli, i quali puntarono non tanto sulla filanda Comel quando sui terreni di Tesis.

I Salvadori provengono da Frisanco. Passando per Campagna di Maniago, Pietro Salvador(i) di Cristoforo si compra casa e terreno a Tesis e sposa Visinali Sabata nel 1768. Pietro è un piccolo possidente. E' stato, senz'altro, indotto a venire a Tesis a causa del matrimonio con una tesana. D'altronde Pietro Salvadori era solo da qualche tempo a Campagna. Perciò spostarsi a Tesis non gli è stato difficile.

La terra acquistata dal Salvadori, però, non risultò sufficiente per sfamare tutta la famiglia che uscì dal suo matrimonio. Solo il primogenito di Pietro, vale a dire Domenico, restò a Tesis col padre, mentre Angelo e Francesco emigrarono con la famiglia al seguito, a Murano e a Venezia. Non dimenticarono, però, il loro legame con Tesis.

In uno degli spostamenti da Tesis a Murano, il Registro dei Battesimi, annota la nascita di un pronipote di Angelo Salvadori, Beniamino, a Riese (Treviso) il 16 settembre 1861.

L'emigrazione è costellata di fatti del genere. Morti, malattie, nascite, matrimoni, e anche carcere accompagnano la vita dell'emigrante. A proposito di carcere, nel 1837 un foglio comunica a Tesis l'avvenuta morte, nel carcere di Padova, del detenuto Antonio de Vito, figlio di Paolo e di D'Agnolo Caterina. Morte avvenuta quattro anni prima, il 5 ottobre 1833. Il detenuto aveva anni 33. Si immagini lo strazio dei familiari che vedono partire verso Murano un giovane desideroso di lavoro che procuri denaro per il sostentamento della famiglia, e dopo 4-5 anni dalla sua partenza, si vedono recapitare la notizia della sua morte e per di più in un carcere.

Spigolando qua e là sui vecchi registri, scopro altri lutti. Il soldato Visinali Luigi Peresson, al seguito dell'imperatore d'Austria Guglielmo, muore a Mantova nel 1834, a soli 24 anni.

Tolusso Angelo Tunin di anni 26 muore di pellagra nell'Ospedale di Venezia, proveniente dalle vetrerie di Murano spolpato dalla fatica e dal mangiare male.

L'operaio Giovanni De Angeli, di anni 60, la cui famiglia era rimasta a Tesis, muore a Murano per "apoplessia nervina" l’11 febbraio 1811.


GIACOMELLI

Ma torniamo alle famiglie che dal di fuori emigrarono verso Tesis. Anche la famiglia Giacomelli fu una di queste. Filippo Giacomelli arriva da Poffabro con moglie e due figli e il padre Filippo anziano, nel 1800. Fuggono dal loro paese dove è in corso un'epidemia di colera. Durante i primi anni della loro permanenza a Tesis i Giacomelli sono soprannominati Contran (forse dal nome della borgata di Poffabro da cui provengono); in seguito, vengono generalmente detti Filipucc dai loro avi entrambi di nome Filippo.

La sorte non è benevola con i nuovi arrivati. Il padre di Filippo muore a 74 anni nel 1803, appena tre anni dopo il suo arrivo a Tesis e lo stesso Filippo finisce i suoi giorni a 44 anni nel 1814 a seguito di una brutta caduta.

Il figlio maggiore, Giuseppe, resta in paese a lavorare i campi e a badare a quel che resta della famiglia; mentre l'altro figlio, Filippo parte per Murano. E lì resta con i figli e, più tardi, con i nipoti.


DE LORENZI

Venne a stabilirsi a Tesis anche De Lorenzi Giovanbattista, agli inizi del 1800. Proveniva da Vivaro e si prese in moglie Visinali Maria. Era un villico, e probabilmente venne ad abitare in casa dei suoceri.

Il figlio Pierantonio, nato nel 1819 emigrò per una certo periodo a Murano dove ci sono tracce di lui nel 1845. Rientrato a Tesis Pierantonio mette in piedi una filanda lungo il corso della Roggia. Con questa industria procura lavoro per la propria famiglia e per altri del paese.


QUALCHE FATTERELLO

Concludendo questa carrellata sulle famiglie di Tesis che "han ciapat su la valìs"; non voglio trascurare qualche fatterello di cronaca spicciola che comunque ha a che fare con l'emigrazione.

Per fame, viene trovata morta a Tesis nel 1817 davanti ad un portone una certa Maria che si sa provenire da Poffabro.

A Tesis nel 1854 muore a 40 anni un certo Facchin Antonio tessitore, proveniente da Ampezzo, in attività in una delle due filande del paese.

Da Tramonti di Sopra proviene Urban Urbano che fa il sarto e che porta con sé anche il nipote Pasquale il quale muore a 11 anni nel 1866, mentre Urbano muore due anni più tardi, nel 1868.

Inoltre, quasi ogni anno si contano morti nell'attraversamento del Meduna, in direzione di Tauriano e Spilimbergo. Anche se si correva il pericolo di essere travolti dalle acque, si preferiva andare a Spilimbergo guadando il torrente e non per strade più lunghe.

Da ultimo mi piace notare che a Tesis si danno solo 3 casi di pazzia e tutti ristretti negli anni 1676-1693. In paese, nonostante i matrimoni avvengano generalmente tra parenti (nell'Archivio parrocchiale esiste una montagna di carte di dispensa per consanguinità tra i futuri sposi) non si ha notizia di persone fortemente handicappate o anche solo handicappate.


OPERAI TESANI NELLE VETRERIE DI MURANO (Anni 1890-95)

Della gran quantità di lavoratori che abbiamo visto partire da ogni famiglia verso Trieste e Murano-Venezia, fermiamo per un momento la nostra attenzione sui tesani che alla fine del 1800 lavoravano nelle varie Vetrerie di Murano con funzioni diverse.


Vetreria "Alla Colonna"

Angeli Ludovico fu Leonardo di Mitilla, Angeli Giovanni, Angeli Antonio di Giovanni Beccoton, Angeli Vittorio di Carlo, D'Agnolo Giovanni di Giacinto Sìlia, D'Agnolo Pietro di Giacinto Sìlia, D'Agnolo Luigi di Pietro Bambinello, David Vincenzo fu Osvaldo, Del Moro Giovanni di Antonio, Giacomelli Angelo di Filippo, Salvadori Antonio fu Antonio, Salvadori Alfredo di Antonio, Salvadori Pietro fu Basilio, Tolusso Angelo fu Domenico Tocs, Tolusso Luigi di Leonardo, Tunin Tolusso Pietro, Tolusso Tommaso di Leonardo Tunin, Visinali Osvaldo fu Pietro Peresson, Visinali Luigi fu Pietro Peresson


Vetreria "Giuseppe Bertoni"

D'Agnolo Giovanni fu Sante Bambinello, De Zorzi Angelo fu Filippo Benedetton, De Zorzi Giovanni fu Pietro Gazzetta, De Zorzi Pietro di Marco, Salvadori Enrico fu Vincenzo, Salvadori Antonio, Salvadori Mario, Tolusso Antonio fu Giuseppe Bugarona


Vetreria Fratelli Zecchini

Angeli Gianbattista di Pietro Bonomo, Angeli Luigi di Giovanni di Mitilla, D'Agnolo Vincenzo di Giobatta Bambinello, D'Agnolo Giovanni fu Luigi Crich, Tolusso Pietro fu Luigi, Tolusso Pietro di Giovanni Toluss, Salvadori Giovanni fu Luigi.


Vetreria Weberbeck

De Zorzi Nicolò di Sante Gazzetta, Fratta Pietro di Valentino, Giacomelli Giuseppe di Giovanni, Tolusso Serafino fu Angelo Pirissut, Tolusso Antonio, Tolusso Agostino fu Domenico Cusidor, Tolusso Gianbattista di Fasio


Vetreria Marinetti in Castello

D'Agnolo Pietro fu Osvaldo Mariano, D'Agnolo Luigi di Pietro



PROGETTO DI AMPLIAMENTO DELLA CHIESA (Anni 1883-1899)

Sul finire del 1800 gli emigranti di Tesis a Trieste e a Murano-Venezia consolidarono la loro posizione di operai fidati. Anzi: di gruppo solido su cui contare. Essi erano presenti a Murano-Venezia da quasi tre secoli (secondo i dati in mio possesso) e a Trieste da oltre un secolo. In genere sono stimati ed hanno garanzia di lavoro e di stipendio. A Trieste a poco a poco si mettono a lavorare in proprio; alcuni diventano negozianti.

A Murano nelle vetrerie Salvadori Antonio, che più tardi diventerà Sindaco di Vivaro, occupa un posto di riguardo: è responsabile nella vetreria "Alla Colonna".


DON FELICE GASPAROTTO (1882-1885)

Da questa situazione buona degli emigranti prendiamo le mosse per raccontare del Progetto di ampliamento della Chiesa promosso per la prima volta dal parroco don Felice Gasparotto nel 1883 e, di seguito, della Fusione delle nuove Campane.

L'idea di don Gasparotto

Don Gasparotto (originario di Savorgnano, frazione di S.Vito al Tagliamento, rimasto a Tesis dal 1882 fino al 1885) è un giovane trentenne quando arriva a Tesis. E' un tipo dinamico. Anche se si trova in paese da un anno soltanto, coglie subito la necessità di allargare la chiesa che è troppo piccola per ospitare i quasi 700 abitanti.

Vede inoltre opportuno modificare l'ingresso dell'edificio, spostando la facciata da Ovest ad Est cioè nella posizione dell'attuale monumento ai caduti, per dare più luce ed importanza alla facciata stessa che è troppo sacrificata, posta com'è a ridosso di un muro. Ma come e dove reperire i soldi per un'opera così ambiziosa? Ecco il problema.

Don Gasparotto ha in mente la gran quantità di emigranti i quali garantiscono un certo benessere al paese e pensa a loro come alla fonte sicura da cui trarre i soldi per la Fabbrica della Chiesa. Egli stila un abbozzo di progetto di come reperire i soldi per affrontare i lavori. Lo presenta ai capi famiglia riuniti sotto "el sclupissignar" il 21 novembre 1883.

Dopo due mesi di riflessioni e di discussioni, in data 27 gennaio 1884, in un'altra vicinia (riunione pubblica dei capi famiglia) il progetto di don Gasparotto subisce qualche minima modifica ma viene sostanzialmente approvato.

Tra le carte ho trovato il testo di questo progetto. E' riportato su due fogli distinti, quasi uno fosse la bella copia dell'altro. Lo trascrivo qui di seguito per cogliere meglio il sistema con cui la povera gente si accingeva a sostenere con le proprie risorse grandi imprese.


PROGETTO di don Gasparotto

per costituire un fondo di cassa da erogarsi in ampliamento della Chiesa di Tesis nel modo sufficiente ai bisogni della popolazione, da progettarsi e da approvarsi dalla maggioranza quando sarà e si destinerà di eseguire il lavoro in conformità all'effetto che produrrà il suddetto fondo di CASSA.

1. Fondar una cassa di risparmio a Murano colle offerte spontanee dei parrocchiani dimoranti presso le fabbriche vetraie di Murano e Venezia 2. Fondar un'altra cassa simile a Trieste ,dalle offerte pure spontanee dei parrocchiani che si trovano colà 3. La Fabbriceria convertirà a questo scopo le passività annue a) dei 50 litri di vino della sera dei morti b) del pane della terza Rogazione c) delle candele della Ciriola (2 febbraio) d) e di tutti i civanzi d'una strettissima economia 4. Assegnar la frazione, parte o tutti i civanzi dei magredi 5. Erogare a questo scopo l'equivalente del pane della terza Rogazione e della sera dei morti 6. Destinar a questo scopo le offerte della galetta 7. Far una questua sui raccolti in genere 8. Metter in giro un suino 9. Far allevar un pollo d'india dalle singole famiglie che ne tengono 10. Espor in chiesa una cassella colla soprascritta: Offerta per la Fabbrica della Chiesa.

Da tutti questi cespiti d'economia e da qualche altro che si potrà adottare, non dovrebbe certamente riuscire difficile il poter realizzar ogni anno un migliaio di lire, le quali deposte di volta in volta in una qualche pubblica cassa di risparmio nel giro di soli dieci anni si avrebbe disponibile una somma sufficiente di denaro da intraprendere il lavoro e condurlo a buon punto. A diminuir poi la spesa gioverebbe non poco il gratuito dell'intera popolazione sia ad apparecchiar i materiali sia nel prestar l'opera di manualità. Una popolazione ben unita e concorde può far moltissimo. Non deve dunque sgomentarsi di fronte a questo progetto, che effettuandolo le riesce di sommo onore e presso Dio e presso gli uomini senza danno dei propri interessi.

Tesis lì 21 novembre 1883

Il Parroco D. Felice Gasparotto

Nota Bene

Sentito il parere dei capi casa del paese lì 27 gennaio 1884 in una vicinia appositamente tenuta nel locale della scuola, si decise di conservar queste consuetudini 3.a) b) c) e così pure quella notata col n.5


La solidarietà degli emigranti

Come segno manifesto della sicura partecipazione degli emigranti alle necessità della parrocchia, in data 6 aprile 1884 alcuni operai residenti a Murano presso la vetreria Zecchini offrono alla chiesa la Portantina per portare in processione la statua della Madonna l’8 settembre. Essi sono: Antonio e Serafino Tolusso Pirissut fu Angelo; Pietro Tolusso fu Luigi; Vincenzo D'Agnolo Bambinello di Giobatta; Pietro Tolusso di Giovanni Toluss; Angeli Giambattista Bonomo di Pietro; Angeli Luigi di Giovanni di Mitilla; Giovanni Salvadori fu Luigi e D'Agnolo Giovanni Crich fu Luigi.

Sembrerebbe logico pensare che da questa data, 27 gennaio 1884, in poi tutto dovesse procedere con celerità, dato che i capifamiglia avevano approvato il progetto ed era, quindi, volontà di tutti che la Chiesa venisse ampliata.

Il 17 giugno 1884 don Felice apre un libretto alla Cassa di Risparmio di Maniago e deposita 80 lire. In agosto riceve da Murano lire 166,25. Don Felice scrive in un libretto a parte la contabilità relativa alla Fabbrica della chiesa. E' sicuro che tutto procederà speditamente e forse si riuscirà a saldare il debito ancor prima dei dieci anni previsti dal suo progetto.


Sorgono difficoltà e don Felice lascia Tesis


In questo libretto, però, si costata che offerte della popolazione risultano poche se si eccettuano i vari ricavati dalla vendita della "galeta". Inoltre, don Felice trova solo 9,75 lire nella cassetta in chiesa nel mese di settembre 1884 che è quello più ricco per entrate.

Attraverso sempre quel libretto (che in seguito verrà usato anche da don Cargnelli per lo stesso scopo) si nota che non vengono applicati per nulla i vari punti del progetto. Le offerte se entrano, entrano in maniera disordinata e non secondo il piano di don Gasparotto. Anzi, esso è in gran parte buttato alle ortiche. Non c'è traccia né del suino di s.Antonio né del tacchino d'India, né dai magredi arrivano dei civanzi.

Insomma, il progetto non trova l'esecuzione che don Gasparotto si aspettava. Convince poco il sistema di reperimento dei fondi. Ancor meno convince l'idea di spostare la facciata della chiesa che da secoli è sistemata verso il calar del sole.

Comunque, la necessità di allargare l'edificio è a tutti visibile, ma non altrettanto è facile trovare un accordo su come fare a realizzare tale opera, così di punto in bianco come vorrebbe don Felice.

A mio giudizio gioca a sfavore dell'opera da un lato l'eccessiva precipitazione di don Felice e dall'altro, un certo protagonismo di alcune persone del paese che si sentono scavalcate dall'iniziativa dirompente di don Gasparotto. Esse operano sottobanco in maniera tale da isolare il prete e così costringere il progetto ad andare a gambe all' aria.

E' come se nel paese si fosse rotto un certo equilibrio di potere da tutti riconosciuto prima dell'arrivo del nuovo parroco. Questo fatto a qualcuno non comoda. Chi è questo qualcuno non è dato saperlo. Per ora.

Intanto don Gasparotto, un po' amareggiato per la verità, fa un giro per raccogliere pareri e fondi presso gli emigranti di Trieste e di Murano-Venezia. Qui riceve solidarietà e offerte. A Tesis, invece, cresce il malcontento. Sorgono contrasti e malumore tra la gente.

Tanto che don Felice nel 1885 non ritiene prudente restare più a lungo a Tesis e inaspettatamente fa i bagagli e se ne va, approdando nella parrocchia di Provesano dove resterà fino alla morte avvenuta nel 1924. A Tesis egli restò solo 3 anni.

Perché se ne va così in fretta pur avendo avviato un progetto che terrà occupato il paese per circa vent'anni?

Don Felice praticamente fugge da una situazione che ormai reputa insostenibile. Egli fa una semplice costatazione: in paese ci sono persone che riescono persino a far cambiare un parere alla gente che solo un anno fa aveva deciso unanimemente di dar vita alla Fabbrica della Chiesa. Sono persone potenti. Io, contro di loro non ho nessuna voglia di mettermi a dar battaglia perché sono un sacerdote.

Quella di don Felice fu una vera e propria fuga. Lo sta a testimoniare il fatto che egli non va a finire in una parrocchia più grossa di Tesis, ma uguale a Tesis quanto a numero di abitanti. E vi sta fino alla morte.


DON GIUSEPPE CARGNELLI (1885-1898)

Don Gasparotto viene sostituito da don Giuseppe Cargnelli (nato a Grion di Turrida nel 1826 e morto a Tesis nel 1898). Anche lui vede la necessità dei lavori di ampliamento della Chiesa. Ma, a causa degli intrighi sorti col predecessore, è più cauto. Procede lentamente, sperando che le teste calde si raffreddino.

Don Giuseppe è una persona mite, quasi nascosta, da come appare dai fogli scritti di suo pugno. Quando arriva a Tesis ha 59 anni. Il nuovo parroco lascia trascorrere alcuni anni prima di riparlarne: cinque, per la precisione.

Lo fa in una pubblica assemblea il 13 novembre 1890. Lo fa con un calore ed una partecipazione intensi. Dice che è necessario prendere una decisione riguardo l'ampliamento della chiesa. Che la proposta che riscuote più credito, anche da parte di ingegneri da lui stesso consultati, è quella di lasciare la facciata così com'è. Che, insomma, è più logico allargare lateralmente l'edificio. Dice, inoltre, che la somma attualmente disponibile per la Fabbrica della Chiesa è di lire 930.

I capi famiglia presenti a quella vicinia erano 33 su un totale di 71. Poco numerosi a dir il vero. Pazienza! Essi convennero che era necessario andare avanti speditamente, senza altri indugi, nei lavori di cui si parlava già da sette anni.

Come si può notare è la seconda volta che il progetto viene approvato: prima con don Gasparotto e poi con don Cargnelli.

Non solo il prete ma anche la gente crede a questi lavori.


Il testamento di Giuditta

In quegli anni accadde una cosa che aumentò l'interesse per l'opera.

Una certa Tolusso Giuditta di Tesis, sposata a Boschian Luigi di Basaldella, morendo (nel 1892) lasciò in testamento per la Fabbrica della Chiesa la casa paterna più un pezzo di terra. (Tra parentesi, mi piace ricordare che lo sposalizio tra Giuditta e Luigi avvenne il 2 ottobre 1871 e fu il primo matrimonio a Tesis in cui il parroco, che era don Francesco Cépile, non aveva più la funzione di pubblico ufficiale, a seguito della caduta dello Stato Pontificio e dell'unità d'Italia).

La vendita del làscito portò in cassa lire 1400 (il compratore fu Leonardo Angeli). Questi soldi assommati alle 930 lire che don Cargnello disse essere disponibili per la Fabbrica della chiesa, diedero la bella cifra di Lire 2.330. Questa somma rappresentava quasi l'equivalente dei soldi richiesti dalla ditta Della Marina Giobatta di Gemona per l'intera esecuzione dei lavori di ampliamento. La ditta, infatti, chiedeva lire 2600, come risulta da un preventivo richiesto da don Cargnelli nel 1895.

Tale preventivo comprendeva

1° la demolizione totale delle attuali cappelle di destra e di sinistra (costo lire 304) 2° Ricostruzione delle cappelle a mezzodì verso la piazza (costo lire 1.009) 3° Ricostruzione delle cappelle verso il Cimitero (costo lire 1.009) 4° Altri lavori prevedibili (con la spesa di lire 278).

Totale lire 2.600.

Fusione delle nuove campane

Inorgogliti di avere una somma del genere in deposito, cioè lire 2330, il parroco ed i suoi collaboratori, ebbero una nuova idea: fondere nuove campane in sostituzione di quelle vecchie, che risalivano al 1830 ed erano state benedette dal vescovo di Concordia Mons. Carlo Fontanini.

Si tenne, quindi, una nuova assemblea pubblica il 16 novembre 1893. I capifamiglia furono d'accordo di fare fondere nuove campane. Si procedette alla nomina di una Commissione, detta appunto delle Nuove Campane.

Il 2 febbraio 1894 in una successiva pubblica assemblea sotto "el sclupissignar" si decise di affidare l'esecuzione al fonditore Broili di Udine, il quale in antecedenza si era premurato di far pervenire un preventivo che venne accettato.

L'entusiasmo per questa nuova opera è così grande che sembra aver spento ogni dissidio in paese. D'Agnolo Luigi Bambinello (1859-1943) descrive così la sua gioia al parroco don Cargnelli.

Venezia,lì 6/12/1893

Rev. Parroco!

E' con l'animo lieto che io le rispondo alla gradita sua, perché posso darle relazione delle pratiche fatte, con esito felice, verso i miei compaesani addetti alla Fabbrica Contini del Sig. L. E Ferro. Ed in fatti tutti noi, approvando quanto ella fece nell'interesse e pel decoro del nostro paese, abbiamo stabilito di lasciare ogni settimana il nostro obolo fino alla concorrenza di lire 50 onde cooperare, più largamente possibile in relazione alle nostre forze per le campane del nostro amato lembo di terra. E quando stanchi dalle diuturne fatiche riposeremo al focolare domestico, ci sarà giulivo il suono dei sacri bronzi pei quali avremo porto anche noi la stilla del nostro sudore.

A Lei Rev. Parroco in mezzo alle amarezze della sua vita di sacrificio, oltre i conforti della carità cristiana che con tanto amore ella esercita, sia pur grato il pensiero che i suoi fratelli in Cristo, i suoi devoti parrocchiani, la ricordano anche sulle rive della Veneta Laguna, colla più reverente affezione.

Nel rimetterle a suo tempo la nostra modesta offerta, le invierò anche la lista degli oblatori.

Con la più distinta stima e devozione mi segno Obb. Servo Luigi D'Agnolo

Non meravigli il modo di esprimersi così aulico, ricercato, tipico di uno scrivano e non di un operaio. Il D'Agnolo, sulla lettera, mette solo la firma, mentre i suoi pensieri vengono filtrati e scritti da un ragioniere della ditta in cui lavorava.

Tutto, quindi, procedette in fretta. I lavori ebbero inizio. Il Broili prelevò le vecchie campane e cominciò la fusione delle nuove. Don Cargnelli s'industriò a preparare l'iscrizione da incidere sulle tre campane.

Sulla campana Grande fece scrivere: "A fulgure et tempestate, libera nos Domine". Sulla Mezzana: "A peste, fame et bello, libera nos Domine". Infine sulla campana Piccola: "Ut fructus terrae dare et conservare digneris, Domine Te rogamus, exaudi nos".

In breve il lavoro è finito. Si piazzano le campane sul castello fatto costruire appositamente sul campanile.

La domenica 6 maggio 1894 il suono festoso delle nuove campane sveglia i tesani: è la giornata della Inaugurazione. Sono appena passati tre mesi dall'inizio dei lavori, e Tesis ha già le sue campane nuove. Don Cargnelli annuncia con grande calore l'avvenimento alla stampa locale. L'articolo, di cui c'è la copia scritta di suo pugno, inizia così: "Anche qui a Tesis si è fatto qualcosa di nuovo nel culto cattolico, si ha fatto un bel concerto di campane". Può sfogare tutta la sua gioia, quasi gridando: finalmente ce l'abbiamo fatta! E' al culmine della soddisfazione.

Contrasti e discordie

Sembra che la festa abbia messo a tacere ogni cosa, ogni contrasto. Purtroppo questo miracolo non si è verificato. Anzi, il fossato delle incomprensioni tra parroco e paese, si allargò sempre più, come vedremo subito. Soprattutto senza che ci fosse un vero motivo. Così almeno appare leggendo le carte a cento anni di distanza.

Il costo complessivo delle 3 campane più il campanello risultò essere di lire 3.218. Il pagamento doveva essere effettuato nell'arco di un anno, altrimenti c'erano da pagare gli interessi del 6% sulla cifra mancante. Ci vollero 4 anni lunghi per saldare il debito. E per di più i versamenti furono così lenti e scarsi che il fonditore Broili perse più volte la pazienza (c'è una lunga corrispondenza in proposito tra questi ed il parroco).

Da un resoconto fatto da don Cargnelli risulta che furono versate al Broili: il 3 giugno 1894 (un mese dopo l'inaugurazione delle campane) lire 1.000 il 4 giugno 1895 (un anno dopo) lire 500; il 18 ottobre 1895 lire 200; il 10 giugno 1896 lire 300; il 31 luglio 1896 lire 160; il 1 marzo 1897 lire 100; il 14 giugno 1897 lire 400;

Per un totale di lire 2.660.

Quindi nel 1897, vale a dire a distanza di tre anni dell'inizio dei pagamenti, mancano ancora lire 558 per completare la somma totale da pagare che è di lire 3.218. Questo stillicidio di rate lascia pensare, per prima cosa, che non si vollero toccare, e giustamente, i soldi destinati alla Fabbrica della chiesa. Si volle contare unicamente sulle offerte destinate a tale scopo.

Ma se noi dobbiamo dar credito a Luigi D'Agnolo Bambinello che nella lettera suesposta parla di una tassa individuale settimanale fino al raggiungimento di lire 50; e poiché solo nelle Vetrerie di Murano gli emigranti erano 43: quindi senza contare gli operai e commercianti di Trieste si sta poco a fare un conto approssimativo. Metti che alcuni si ritirassero dall'impegno; oppure che fossero sorte delle difficoltà (sempre possibili, per operai non tutelati da alcun contratto); comunque stessero le cose, nell'arco di poco tempo si sarebbero potuti raccogliere i soldi necessari. E invece...


L'entusiasmo iniziale si smorzò.

Cosa è successo da far rompere la solidarietà del paese il quale fu unanime all'idea di fondere nuove campane? E il voto quasi unanime dei capifamiglia a cosa è servito? Non erano tutti degli irresponsabili i capifamiglia quando, sotto el sclupissignar alzarono la mano per dire di sì all'impresa e alla formazione della Commissione. Allora?

Gli emigrati residenti a Trieste corrisposero senza tanti problemi i soldi da loro promessi. I "triestini" in gran parte si erano fatti una bella posizione nel commercio e, quindi, i soldi li tirarono fuori in fretta.

Angelo Del Moro (1826-1901), loro rappresentante, inviò immediatamente lire 250. In un foglio volante che trovo tra le vecchie carte, leggo così:

Signore! Ho il piacere d'includerle qui in seno alla presente Italiane Lire 250, quali oblazioni raccolte qui in Trieste per il noto affare delle campane. Maggiori dettagli in proposito le saranno già noti. Senz'altro per il momento passo a riverirla ben distintamente. Angelo Del Moro

Preciso che la scrittura è sua e non di un altro ed è di una forma bellissima. Un po' più restii a pagare furono alcuni operai di Murano e di Venezia. E ciò era comprensibile. Si erano imposti una vera e propria tassa sul loro stipendio, come ha riferito D'Agnolo Luigi Bambinello. Ma non a tutti ciò comodava. Per gli emigranti di Murano-Venezia il lavoro era più precario e meno remunerato che per gli emigranti residenti a Trieste.

Nonostante tutto anche loro non si tirarono indietro dall'impegno assunto, come dimostra la seguente lettera di Salvadori Antonio fu Antonio:

Murano 28/4/1894

Rev.mo Sig. Parroco In seguito alla pregiatissima sua ho subito tenuto parola a Luigi Visinali il quale si è messo d'accordo con tutti quelli di Venezia e Murano che hanno raccolto somme per cominciare il pagamento delle campane di trovarsi uniti in Murano posdomani 30 corrente, per unire tutto il ricavato e tosto farne la spedizione a chi saranno per scegliere.

Con tanto piacere ho inteso dello scampato pericolo per la malattia a cui fu soggetto e faccio voti per la di Lei pronta, florida e lunga salute. Nell'assicurare che mi troverà sempre pronto ai suoi comandi in un alla mia intiera famiglia.Distintamente La riverisco Dev. ed umil. servitore Antonio Salvadori fu Antonio


Qualcuno fomenta il malumore

Perciò dovette succedere qualcosa di più decisivo. Qualche particolare fatto dovette intorbidare la situazione. A Tesis qualcuno fomentò malumore contro il parroco e distolse la gente dal partecipare generosamente alla spesa della campane.

Una settimana prima che venissero inaugurate le campane, il 27 aprile 1894, il solito D'Agnolo Luigi di Pietro Bambinello che lavora presso la vetreria Marinetti in Castello a Venezia, scrivendo al parroco ci rivela già qualcosa:

"Desidererei sapere qualche cosa circa il noto affare, e sono certo ch'Ella vorrà colla solita circospezione informarmene; mi sarebbe utile aver notizia della serietà della controprotesta e dell'estensione che prendono le firme. Credo però che il grosso fatto (le nuove campane) prima di tutto abbia raggiunto qualche effetto, e che se non fosse altro avrà fatto sbollire certi ardori da Rodomonte".

In data 11 maggio 1894 (qualche giorno dopo l'inaugurazione delle campane) Giuseppe Giacomelli di Giovanni (1857-1920), operaio della fabbrica Weberbeck a Murano, manifesta altri particolari preoccupanti. Scrive, infatti, a don Giuseppe:

...provai molto dispiacere quando intesi dire infami insulti che (lei) ha ricevuto..., ma a Dio onore per le canaglie e per i infamatori dei galantuomini".

Da tali lettere si viene a sapere che a Tesis si raccolsero firme da parte di qualcuno per cacciare dal paese don Cargnelli. Si costituì una "controprotesta" seria, cioè che preoccupava. Ci furono, inoltre, in paese delle persone che inviarono insulti al parroco e godettero della discordia che regnava in paese. Lo scrivente Giacomelli non teme di apostrofare con crudezza quei tali.

Vengono alla luce individui che col loro potere riescono a far cambiare bandiera alla gente. Di essi ebbe paura don Gasparotto e fuggì. Ma don Cargnelli, ormai, non poteva più tirarsi indietro: le campane andavano pagate comunque.

Gli emigranti, tutti solidali con don Cargnelli (in quanto inviano regolari offerte ed anche perché non ci sono documenti che dicano il contrario) manifestano amarezza grande per quello che accade in paese e soprattutto perché si tende ad offuscare il bel lavoro fatto da don Cargnelli.

Da Trieste Angeli Giuseppe Bonomo (1871-1947) il 6 maggio 1894 (vale a dire, il giorno stesso dell'inaugurazione delle campane) fa giungere così la solidarietà di tutti i tesani là residenti:

"Riverendissimo Signor Compare, ora li notifico di quanto dimanda con la sua pregiatissima. Prima d'oggi non abbiamo potuto raggiungersi tutti insieme per ragrasolare più che sia stato possibile essendo il giorno di lavoro non facile di poter fare una riunione e in tal caso è trascorso qualche giorno. Ora quello che abbiamo raggiunto lo spediremo per mezzo di qualche d'uno del paese che verranno a casa in occasione delle feste delle Pentecoste. Ormai tutti qui i paesani lo ringraziano di tanto disturbo che si prende per l'interesse del paese di Tesis".

Però, quei manipolatori del popolo fecero presa anche sugli emigranti stessi attraverso i loro familiari e parenti residenti in paese. Gli emigranti, infatti, non diedero più il loro contributo fissato, se guardiamo bene il resoconto di don Cargnelli esposto sopra.

Che la situazione a Tesis fosse di grande disagio e col passare del tempo fosse aumentato il fossato che separava il parroco dalla gente, lo rivela anche una lettera che il fonditore Broili spedisce a don Cargnelli il 31 agosto 1897.

Il Broili riferisce che in quello stesso giorno, cioè il 31 agosto 1897, erano passati da lui tre della Commissione (Galetto Osvaldo, De Zorzi Marco e D'Agnolo Giacinto) per saldare il conto delle campane; i tre, però, si rifiutarono di pagare il campanello. "...mi dichiararono che avendolo (il campanello) ordinato il Sig. Parroco, ad Egli e non ad altri devo di conseguenza rivolgermi".

Conclude il Broili dicendo che restano da pagare lire 98,55. Probabilmente don Cargnelli fece in tempo a pagare "il suo campanello", ma la sua salute, già così cagionevole come risulta da varie lettere degli emigranti, non resse più a lungo a causa dei dispiaceri.

In data 1 giugno 1898 morì.

Il Vicario Foraneo, don Cappellari parroco di Arba, dopo il funerale di don Cargnelli annotò nel Registro dei morti il grande zelo del sacerdote, ma non aggiunse nulla circa la partecipazione della gente al dolore per la morte del suo parroco, cosa che sempre si usava fare in tali circostanze. Evidentemente il Vicario Foraneo aveva trovato segni tangibili di rifiuto del parroco appena defunto.


DON VALENTINO MANIAGO (1898-1908)

Il defunto Parroco don Cargnelli fu sostituito da don Valentino Maniago (1845-1908) il quale, finito il difficile problema di pagare le campane, tornò sull'idea, mai sopita, di ampliare la chiesa e interessò della questione un ingegnere di Spilimbergo.

Questi nel settembre 1899 presentò un progetto nel quale faceva propria l'idea iniziale di don Gasparotto di trasportare la facciata della chiesa ad Est dove ora si trova il monumento ai caduti. La chiesa nel suo complesso avrebbe assunto una forma a croce greca.

Ma fu l'ultimo fuoco di paglia: tutto e definitivamente si spense in quel progetto.

Le campane che tanto sudore costarono e tante incomprensioni, furono prelevate il 27 febbraio 1918 per fare cannoni, quando Tesis fu invasa dagli Austriaci durante la prima guerra mondiale dal 5 novembre 1917 al 2 novembre 1918. Nel 1922 se ne fecero di nuove ma di scarso valore, con il fondo statale per i danni di guerra; così che nel 1933 ne vennero fatte delle nuove e pagate in fretta senza tanti problemi, soprattutto con il largo contributo degli emigranti. Sono le campane che attualmente si trovano sul campanile.


DON ANTONIO PICCOLO (1908-1922)

Medaglia di bronzo al Valore Militare

Nel 1908, alla morte di don Maniago, arriva a Tesis don Antonio Piccolo nato a Summaga, frazione di Portogruaro (Ve) nel 1875. E' un giovane prete di 33 anni. Capisce a volo che l'ampliamento della chiesa è un argomento che non si deve più toccare. E' a conoscenza di tutte le disgrazie che quell'idea ha prodotto e, perciò, l'abbandona del tutto e non ci pensa più.

A Tesis don Antonio trova una CASSA RURALE appena messa in piedi forse dal suo immediato predecessore, don Candido Carnielli, rimasto a Tesis per un breve periodo dopo la morte di don Valentino Maniago.

In questa CASSA RURALE vengono fatti i primi versamenti da parte dei soci, il 4 marzo 1908. Ma la sua piena attività si sviluppa a partire dall'agosto del 1908 cioè all'arrivo del nuovo parroco e rimane attiva fino al 1922, vale a dire fino alla partenza di don Piccolo da Tesis.

La CASSA RURALE assume, soprattutto nel periodo della prima guerra mondiale, la funzione di tutela dei risparmi degli emigranti. A quanto mi è dato conoscere, la CASSA era sostenuta da vari soci, quasi tutti i capi famiglia. A capo aveva un presidente; c'erano, inoltre, un segretario ed un magazziniere. La presenza del magazziniere lascia chiaramente intendere che la CASSA serviva per acquistare le merci necessarie alle case e ai campi per poi rivenderle ai soci a prezzi agevolati. Del resto le scarse note in mio possesso parlano proprio di una simile attività. Era una specie di Cooperativa.

Don Piccolo punto di riferimento del paese durante la I guerra mondiale

Don Piccolo risulta essere l'anima del paese. Gli emigranti cominciano ad andare più lontano di Trieste e Venezia. Tentano le strade dell'Europa. E' necessario tenere un saldo collegamento tra loro e le loro famiglie. Don Antonio fa da ponte con zelo come risulta dalla corrispondenza conservata. Tanto è vero che quando, purtroppo, arriva la guerra del 1915-18, il parroco è considerato il tramite ideale tra la gente e i militari di Tesis che erano al fronte e poi con le truppe Austriache quando occupano il paese dal 5 novembre 1917 fino al 2 novembre 1918.

Don Piccolo si era guadagnato un passo alla volta questa posizione di fiducia.

Merita una particolare menzione a questo punto, la maestra Brigida Salvadori, la quale, dicottenne, di famiglia originaria da Tesis, faceva scuola in paese nel periodo dell'occupazione austriaca. Essa tenne un prezioso diario, ben scritto e soprattutto interessante fonte di notizie di quel momento storico. Questo diario verrà pubblicato a parte.

Tornando a Don Piccolo, va ricordato che subito dopo la guerra egli venne insignito della Medaglia di Bronzo al Valore Militare per i meriti acquisiti a Tesis nel periodo della guerra stessa.

Egli lasciò il paese nel 1922, a 47 anni, per trasferirsi nella parrocchia di Fontanafredda (Pn) dove morì nel 1942.