Trattato de' governi/Libro secondo/VIII

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Libro secondo
Capitolo VIII:
Della republica di Candia

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Aristotele - Trattato de' governi
(Politica)
(IV secolo a.C.)
Traduzione dal greco di Bernardo Segni (XVI secolo)
Libro secondo
Capitolo VIII:
Della republica di Candia
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[p. 80 modifica]ed i privati pieni d’avarizia. E quanto alla republica spartana siene detto infin qui: che tante son le cose, che più delle altre ci si posson riprendere.


Il governo di Candia è quasi simile a questo, e infuor ch’egli ha certi pochi ordini migliori: nel resto tutto ha meno dello ornato. Che egli apparisce invero, ed è fama, che la republica spartana abbia imitato nei più degli ordini suoi quella di Candia. E la più parte delle cose antiche hanno più del rozzo, che non han le moderne. Ed è fama Licurgo, poi che, lasciata la tutela del re Carilao, sen’andò in peregrinaggio, aver consumata assai della vita sua in Candia, per la parentela che li Spartani tengono con li Candiotti; imperocchè i Lizî furon colonia di Sparta. La qual colonia ricevette quegli ordini di vivere che ella trovò nei luoghi, ove ella fu mandata. Onde ancora oggi i Perieci v’usano li medesimi modi di reggersi, come quegli, i quali Minos innanzi ad ogni altro lor dette.

E par certamente, che la natura istessa abbia fatto quella isola per imperatrice di tutta la Grecia; e che ella sia situata quanto esser possa commodamente: conciossiach’ella soprastia a tutta quella marina, intorno alla quale giace quasi tutta la Grecia. Ed è il sito suo poco distante da una parte del Peloponneso; e dall’altra è situata non lungi dall’Asia; da quella banda, che guarda Triopio e Rodi; onde si può dire, che Minos fusse padrone di quel mare. Il qual Minos parte di quell’ [p. 81 modifica]isola signoreggiò, e parte fece abitare, e finalmente nell’assalto della Sicilia finì la vita vicino a Camico.

Ha corrispondenza adunche l’ordine di Candia e quel di Sparta; perchè in Sparta i detti Iloti vi lavoran i campi, e in Candia li detti Perieci. Il modo oltra di questo del mangiar insieme nell’uno, e nell’altro luogo si mantiene, e anticamente gli Spartani usarono di chiamare tali ragunanze, non per il nome di Fidizia, come oggi s’usano, ma per il nome di Andria, come usan di chiamarle quei di Candia. Per la quale ragione è ancor chiaro, che tale usanza fu di quivi tratta. Oltre di questo nell’ordine del governo gli Efori, in Sparta hanno la medesima forza, che s’abbino li Cosmi in Candia: in fuor che gli Efori son cinque, ed li Cosmi son dieci, ed il senato de’ vecchi di Sparta è corrispondente alli vecchi di Candia che quivi si chiama senato. In Candia anticamente ancora era il regno, dipoi vi fu tolto via, e alli Cosmi fu data negli eserciti l’autorità regia. In amendue queste repubbliche è la concione, la quale non è nell’un luogo, nè nell’altro padrona di cosa alcuna, ma solamente di confermar le provvisioni vinte nel senato, e nei Cosmi.

In Candia adunche sta meglio l’ordine del mangiare insieme che e’ non sta in Sparta, perchè in Sparta ciascun vi porta quel tanto che è tassato per capo; e se e’ non lo porta, la legge vieta, che e’ non possa partecipar del governo siccome io ho ancor detto innanzi. Ma in Candia tal ordine è più comune, imperocchè di tutti i frutti della terra, e del bestiame si cava una porzione d’essi e similmente dei tributi publici, che pagano li Perieci, che serve primieramente al culto divino, e alle spese publiche, e di poi serve a quei ritrovi del mangiar insieme. Onde avviene che tutti vi son nutriti dal publico, e le [p. 82 modifica]donne, dico, e li figliuoli, e li mariti.

Quanto al mangiare parcamente molte cose ordinò il legislatore con molta prudenza, come ch’e’ fosse ciò utile alla sanità e ancora in quanto al non usar con le moglie per non moltiplicar troppo in figliuoli, permettendo in quella vece la conversazione con i maschi. Della quale materia s’ella sia, e non sia ben fatta, altrove sia occasione di parlarne.

E qui è manifesto che gli ordini circa il mangiar insieme, sono migliori in Candia, che in Sparta, ma all’incontro la parte del magistrato de’ Cosmi vi sta peggio, che non sta quella degli Efori in Sparta. Imperocchè il dannoso che è nel magistrato degli Efori è medesimamente in quello de’ Cosmi; perchè l’uno e l’altro è composto d’uomini di poca qualità. Ma il buono di quel magistrato che giova alla republica spartana, non è già in Candia; perchè là essendovi quella elezione d’ogni sorte uomo, fa che il popolo si contenta di quel governo. E qui non s’eleggono i Cosmi d’ogni sorte di cittadini, ma di certe famiglie determinate; e il senato de’ vecchi è composto di quei, che sono stati del magistrato dei Cosmi. De’ quali sì può dire quel medesimo, che di quei di Sparta, cioè che il non avere a render conto, e lo stare in dignità a vita, sia maggiore onore, che non merita la qualità loro; e che egli è pericoloso il sentenziare non secondo lo scritto, ma pettoralmente. Nè esser segno di buona ordinanza il vedervi stare il popolo quieto, perchè li Cosmi non hanno guadagnato alcuno, come hanno gli Efori, anzi si stanno per l’isola quando nella città è tumulto.

Il remedio ancora di quegli errori, che commettessino i Cosmi e disconvenevole, e non ha del civile, ma del tirannico. Perchè e’ si usa da certi contra i Cosmi alcuna volta di cospirare, o da quei, dico, che sien loro compagni nel magistrato o [p. 83 modifica]da chi sia privato, e di deporgli per questo verso. È lecito ancora ai Cosmi in questi tempi di rinunciare il magistrato. Ma queste cose tutte è meglio ch’elle siano fatte per via della legge, che per volontà degli uomini, perchè tal ordine non è sicuro, ma di tutti è pericolosissima quella deposizione dei Cosmi che vi si fa dai cittadin grandi. La quale spesse volte vi s’usa, quando e’ non voglion esser castigati. Per il qual verso si vede che un tale ordine ha un certo che di republica; ma che e’ non è da republica; anzi che egli è piuttosto da una forza di pochi potenti. Nel qual tempo hanno eglino in costume concitare il popolo, e gli amici di dar la balìa a un solo, e muovere sedizioni e combattimenti, l’un contro l’altro.

Ma in che manca un simile tumulto, che e’ non cagioni per qualche spazio di tempo, che tale non si possa più dire città? Anzi che la civil compagnia non vi si dissolva? Corre in simili tempi la città gran pericoli da chi volesse o potesse farle del male. Ma come io ho detto, quel sito è la salvazion d’essa; che fa star i forestieri da lontano. E di qui nasce ancora, che in Candia li Perieci vi stanno fermi; e gli Iloti pel contrario in Sparta vi si ribellano spesso: che li Candiotti non fanno lega con alcun principato forestiero. Ma la guerra esterna che a’ tempi nostri fu mossa in quella isola, fe’ manifesta la debolezza di quelle leggi.

E di tal modo di republica basti quel tanto, che n’è stato per infino a qui detto.