Trattato sul governo di Firenze/Trattato terzio/Capitolo primo

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Trattato terzio - Capitolo primo

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Trattato terzio Trattato terzio - Capitolo secondo


Della instituzione e modo del governo civile.

Avendo noi determinato che nella città di Firenze l’ottimo governo è il governo civile, e il tirannico tra tutte le città in lei è pessimo, resta che noi vediamo come si può provedere che non si facci in lei alcuno tiranno, e come si ha a introdurre tale governo civile. E perché qualche volta per forza delle arme si fa el tiranno, e alla forza non si può resistere con ragione, circa a ciò non possiamo dare altra instruzione; ma intendiamo di dichiarare come si può provedere che uno cittadino, non per forza di arme, ma con astuzia e con amici non si facci tiranno della città a poco a poco, pigliando el dominio di quella, come si è fatto per li tempi passati. Ma perché poteria credere alcuno che bisognassi provedere, che niuno cittadino fussi eccessivamente ricco, atteso che li danari congregano a sé el popolo, e facilmente el cittadino eccessivamente ricco si fa tiranno; e perché, volendo cosí provedere, ne seguiteriano molti inconvenienti, essendo troppo pericoloso a volere tôrre la roba a’ ricchi, e troppo difficile a mettere termine alle ricchezze de’ cittadini però diciamo che le ricchezze non sono la principale causa che uno cittadino si facci tiranno; perché se un cittadino ricco non avesse altro che le ricchezze, non congregaria a sé la moltitudine delli altri cittadini, dalla quale depende el governo della città, potendo loro poco sperare da tale ricco; però che li cittadini per pochi danari non consentirebbono che un si facessi tiranno; e un cittadino, sia ricco quanto si voglia, non può in una città cosí grande comprare tanti cittadini che facci el bisogno, volendo ciascuno grande quantità di pecunia, ed essendo la maggior parte ricchi, e naturalmente sdegnandosi di farsi servi a chi loro si reputano equali.

Perché dunque li cittadini cercano piú tosto degnità e reputazione nella città, che danari, sappiendo loro che la reputazione aiuta l’uomo ad arricchirsi, bisogna provedere che niuno cittadino abbia autorità, per modo alcuno, di potere dare li beneficii e officii e dignità della città, perché questa è proprio la radice che fa nelle città uno tiranno, amando molto li cittadini l’onore e volendo esser reputati. E però, quando vedeno che altrimenti non possono avere li beneficii e onori della città, si sottomettono a chi loro credono che li possa dare. E cosí, crescendo a poco a poco el numero de’ cittadini che si sottomettono a quello che ha maggiore autorità, si fa el tiranno; e quando sono piú, che si usurpano tale autorità, bisogna ch’el popolo si divida, e che, finalmente, combatta l’uno contra l’altro, e quello che ha piú seguito, o che rimane vittorioso, diventa tiranno. È necessario dunque instituire, che l’autorità di distribuire li officii e li onori sia in tutto el popolo, acciò che uno cittadino non abbia a risguardare all’altro, e ciascuno si reputi equale all’altro, e che non possi fare capo.

Ma perché sería troppo difficile congregare ogni giorno tutto el popolo, bisogna instituire un certo numero di cittadini, che abbino questa autorità da tutto el popolo: ma perché il piccolo numero poteria essere corrotto con amicizie e parentadi e danari, bisogna constituire uno grande numero di cittadini; e perché forse ognuno vorria essere di questo numero, e questo poteria generare confusione, perché forse la plebe vorria ingerirsi al governo, la quale presto partorirebbe qualche disordine, bisogna limitare per tal modo questo numero de’ cittadini che non vi entri chi è pericoloso a disordinare; e ancora, che niuno cittadino si possa lamentare. Fatto dunque questo numero di cittadini, el quale si domanda el Consiglio grande, e avendo lui a distribuire tutti li onori, non è dubio che questo è il signore della città; e però è necessario, dipoi che è creato, fare tre cose.

Prima, stabilirlo con debiti modi e fortissime legge, acciò che non li possa essere tolto il stato. E perché li cittadini male amorevoli alla sua città sono piú solleciti alla loro specialità che al ben commune, però non si curano di ragunarsi al Consiglio (per la qual negligenzia poteria tale Consiglio perdere la sua signoria e disfarsi), si vorria provedere, che chi non si congregassi al tempo debito, non essendo legittimamente impedito, pagasse un tanto per la prima volta, e la pena fussi grave, e la seconda volta piú grave, e la terza privarlo totalmente del Consiglio, acciò che quello che non vuole fare per amore, essendone debitore, lo faccia per forza: però che ognuno debba piú amare el ben commune ch’el proprio; e per quello è obligato ad esporre la roba e la vita, massime considerato che dal buono governo procedono tanti beni, e dal cattivo tanti mali, quanti abbiamo detto. Simili altre legge e pene e provisioni bisogna fare, secondo che la esperienzia va dimostrando di mano in mano, per firmare el Consiglio e stabilire el stato del signore della città: perché, tolto via quello, ogni cosa ruinerebbe.

Secondo, si debbe provedere, che tale signore non possi diventare tiranno: perché come qualche volta uno uomo, che è naturale signore, si lascia corrompere da’ cattivi e diventa tiranno, cosí uno Consiglio buono, per la malizia de’ cattivi, diventa cattivo e tirannico: e perché li uomini viziosi e sciocchi, quando multiplicano, sono causa di molti mali nelli governi, bisogna provedere di escludere tali uomini dal Consiglio, quanto è possibile. Item, provedere, con gravissime pene, che non si potessi fare intelligenzie, né chiedere fave o suffragii; e chi fussi trovato in fallo, senza remissione alcuna fussi punito: perché chi non è severo in punire non può conservare li regni. Bisogna dunque provedere diligentemente di rimuovere tutte le imperfezione e male radice, per le quali il Consiglio potessi esser corrotto e potesse venire, massime la maggior parte, nelle mani de’ cattivi uomini: perché incontinente sería destrutto e si faria el tiranno nella città.

Terzio, bisogna provedere ch’el non sia troppo aggravato, cioè che per ogni minima cosa s’abbia a ragunare tanti cittadini: onde etiam li signori attendono alle cose importante e alli sudditi commettano le minori, conservandosi però sempre l’autorità di distribuire li officii e beneficii, acciò che ognuno passi per el suo vaglio, per tôr via el principio della tirannia, come abbiamo detto; e però bisogna fare provisione, che si raguni a certi tempi manco incommodi a’ cittadini, e ragunare di molte cose insieme, che si abbiano a fare in tal dí che si raguna, e trovare modo che le elezioni siano brevi, e che si espedischino piú presto che si può. Noi potremo dire molte cose circa a ciò e venire piú al particulare; ma se li cittadini fiorentini serveranno quello che noi abbiamo detto, e quello diremo nel sequente capitolo, non averanno bisogno di mia instruzione, perché loro medesimi, se vorranno, con lo adiutorio di Dio, saperanno provedere a ogni cosa a poco a poco, imparando ogni giorno meglio per la esperienzia. Io non vorria eccedere li termini del stato mio, per non dare etiam materia alli avversarii nostri di mormorare.