UE - 29 ottobre 2004, Discorso del Presidente del Parlamento europeo in occasione della cerimonia di firma della Costituzione europea

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Josep Borrell

2004 I Discorsi Intervento del Presidente del Parlamento europeo in occasione della cerimonia di firma della Costituzione europea Intestazione 21 agosto 2008 75% Discorsi

EPUB silk icon.svg EPUB  Mobi icon.svg MOBI  Pdf by mimooh.svg PDF  Farm-Fresh file extension rtf.png RTF  Text-txt.svg TXT

Noi europei siamo di nuovo a Roma.


Siamo più numerosi, più liberi e prosperi di quando ha avuto inizio qui la nostra comune avventura. A Roma torniamo dopo aver scritto la storia di un successo: la riunificazione del continente, la pace fra le nostre nazioni, l'integrazione delle loro economie, la solidarietà con le regioni e i paesi più arretrati.

Da Roma a Roma, vari trattati hanno contrassegnato il nostro cammino. Ciascuno di essi ha aggiunto una piccola pietra ad un edificio costruito senza un progetto, passo dopo passo. Tutti hanno posto l'accento su aspetti economici: quello di Roma, sull'Unione doganale e gli scambi; l'Atto unico, sul grande mercato; quello di Maastricht, sull'euro.

Oggi i governi firmano un altro trattato, ma non si tratta di un trattato come gli altri. Si distingue dai precedenti per la forma in cui è stato elaborato, per il suo contenuto e per il suo valore simbolico. Al momento di varare una Costituzione per l'Europa accettiamo l'esistenza virtuale di un popolo europeo, i cui cittadini si esprimono in un'Europa politica che enuncia i valori su cui essi basano la loro unione. L'idea viene da lontano; chi l'ha fatta balenare e l'ha sostenuta per primo è stato il Parlamento europeo.

Il progetto di Altiero Spinelli votato dal Parlamento nel 1984 conteneva già in nuce tutti i suoi aspetti concettuali e politici. Quattro anni fa il Parlamento europeo ha votato una risoluzione, in cui si invocava il varo di una Costituzione per l'Europa, si definivano gli elementi essenziali del suo contenuto e si proponeva un processo costituente attraverso il metodo della Convenzione.

In essa, per la prima volta nella storia dell'Unione europea, rappresentanti dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo, della Commissione, dei governi degli Stati membri - 105 persone provenienti da 25 paesi - hanno discusso pubblicamente un progetto ed elaborato un testo, che è stato infine modificato e accolto dal Consiglio europeo.

A differenza delle precedenti conferenze intergovernative, il dibattito si è svolto in piena trasparenza e in modo interattivo con la società civile, che ha potuto parteciparvi pienamente. Quali che siano le sue carenze, questo progetto costituisce una tappa decisiva nella costruzione di una comunità politica. Il suo contenuto è stato in gran parte concepito dal Parlamento europeo, che grazie ad esso vede avanzare la propria maturità democratica.

Il Parlamento dell'Unione si afferma come autentico colegislatore, grazie alla generalizzazione della codecisione, applicata ora anche ai settori della giustizia e degli affari interni, considerevolmente rafforzati per lottare contro il terrorismo e la criminalità transfrontaliera. L'accordo del Parlamento europeo sarà imprescindibile per l'adozione del quadro finanziario pluriennale, che determinerà le spese dell'Unione, per la formazione della Commissione europea e per l'ampliamento delle competenze del futuro pubblico ministero europeo.

Sono state previste procedure per superare le decisioni assunte all'unanimità in sede di Consiglio e adottarle a maggioranza qualificata in codecisione con il Parlamento. Gli Stati che desiderino avanzare più rapidamente nella costruzione europea potranno farlo grazie al sistema di cooperazioni rafforzate. E lo faranno attraverso le istituzioni dell'Unione.

Il carattere democratico dell'Unione europea è stato notevolmente rafforzato. I cittadini disporranno di un diritto d'iniziativa popolare. La trasparenza, per la quale il Parlamento europeo ha lottato fin dall'inizio, sarà incrementata: il Consiglio dei ministri lavorerà a porte aperte al momento di deliberare e votare su un progetto legislativo. L'Unione appare basata su una doppia legittimità, quella degli Stati e quella dei cittadini, rappresentati dal Consiglio e dal Parlamento, all'interno di una procedura di assunzione di decisioni delineata dalla Convenzione, quella della doppia maggioranza, che ha potuto finalmente essere accolta dal Consiglio senza modifiche sostanziali.

La Carta dei diritti fondamentali, per la quale tanto ha lavorato il Parlamento, si integra nella Costituzione, la quale comprende così una sua propria dichiarazione dei diritti, che è la più completa e moderna di quante ne esistano al giorno d'oggi. Non voglio nascondere che il Parlamento avrebbe auspicato maggiori progressi soprattutto per quanto riguarda la generalizzazione del voto a maggioranza qualificata, per esempio in materia sociale e per alcuni aspetti relativi alla fiscalità. Avrebbe preferito inoltre che la revisione costituzionale fosse più semplice.

La Carta dei diritti fondamentali, per la quale tanto ha lavorato il Parlamento, si integra nella Costituzione, la quale comprende così una sua propria dichiarazione dei diritti, che è la più completa e moderna di quante ne esistano al giorno d'oggi. Non voglio nascondere che il Parlamento avrebbe auspicato maggiori progressi soprattutto per quanto riguarda la generalizzazione del voto a maggioranza qualificata, per esempio in materia sociale e per alcuni aspetti relativi alla fiscalità. Avrebbe preferito inoltre che la revisione costituzionale fosse più semplice.

Ma anche nella forma attuale, quanto è stato raggiunto supera di gran lunga lo status quo. L'Unione ridefinisce i propri obiettivi e si delinea come un'economia sociale di mercato volta al perseguimento della piena occupazione. Sarà più democratica ed efficace, e grazie a questo potenzialmente più sociale di quanto non sia stata con i trattati che l'hanno accompagnata fino a Nizza. I progressi politici dell'Unione non si arrestano con l'adozione di questa nuova Costituzione. Si tratta semmai della fine di un ciclo prolungato ed estenuante di riforme incomplete, che da Maastricht in poi sembrava ormai eterno. Siamo all'inizio di un processo in cui tutti i cittadini degli Stati potranno incontrarsi.

In questo senso, la parola Costituzione ha fondamentalmente un significato politico e simbolico. Non rinunciamo ad un termine la cui importanza è ben nota a tutti gli europei. Questa parola ha contrassegnato nella nostra storia l'affrancamento dalle dittature ed è servita a scrivere una nuova pagina di democrazia in Polonia, in Francia e, non molto tempo fa, nel mio stesso paese, la Spagna. Si tratta di una delle battaglie condotte dal Parlamento europeo, ed è la ragione per la quale la ratifica da parte dei nostri popoli, quale che ne sia la forma, riveste un'enorme importanza. Non sono i governi che firmano oggi questo trattato ad avere l'ultima parola, ma i popoli, chiamati a ratificarlo attraverso i loro parlamenti o un referendum.

Dobbiamo fare tutto quanto è necessario per conquistare la fiducia dei cittadini, e dunque dobbiamo parlare loro delle sfide da affrontare, ovvero dell'Europa, della sua identità, dei suoi valori, del suo stesso essere e della sua ragion d'essere. Spieghiamo loro che questo trattato costituisce un quadro il cui sviluppo appartiene a tutti, affinché la nostra avventura europea sia in grado di far fronte alle sfide del terzo millennio molto meglio di quanto potrebbe fare da solo ciascun paese.

Facciamo uno sforzo per spiegare e motivare, e sconfiggere così i due grandi nemici della nostra democrazia, ovvero l'ignoranza e l'indifferenza. Che gli europei sappiano che il loro Parlamento, da parte sua, si assumerà le proprie responsabilità in un dibattito così importante per il nostro futuro.