Varenna e Monte di Varenna/Secolo XVII/Contribuzione, dazio, tasse

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Contribuzione, dazio, tasse

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CONTRIBUZIONI, DAZIO, TASSE

Il magistrato delle reggie e ducali entrate ordinarie dello stato di Milano aveva delegato Gerolamo Prealoni di recarsi in alcuni paesi del ducato per assumere informazioni sul modo come veniva esercitata l’imposta del dazio. Il Prealoni si recò anche a Varenna, e compiuta la sua missione compilò una particolareggiata relazione che riteniamo opportuno di pubblicare in parte.

«Arivai il di 14 dicembre alla terra di Varena sopra il lago ove formai il processo del quale hora nel modo seguente ne faccio relatione a lor molto illustri Signori. [p. 189 modifica]

Il giorno suddetto nell’hosteria di Terci. Esaminato Giov. Francesco de Stampi figliuolo del qm Giov. Battista con il giuramento.

Risponde all’interrogationi come segue:

Ch’è informato delli datii imposti e goduti dalla detta terra anzi che esso li ha scosso da duoi o tre anni. Nominandoli dice essere l’infrascritti cioè: Il datio del pane pual’è il maggiore di tutti, il datio della beccaria, il datio della hostaria, il datio della pescagione del lago, il datio del navolo che va a Como, il datio del navolo che va a Lecco, il datio della legna, il datio della misura del vino.

Che se n’è cavato et se ne cava de tali datii da lire trecento all’anno.

Che il territorto de Varena computato un anno con l’altro farà ottocento botte de vino et ancor novecento.

Che la detta comunità non ha pagato alcuna annata; che non ha pagato alcun imbottato del detto vino. Che del tormento et altri grani per essere nella radice dei monti detta terra che non ne fa raccolta. Che ne saranno informati tutti gli uomini di detta terra e particolarmente Giorgio Scotto, Mateo Campioni, Giov. Pietro Mazza e Giov. Maria Reina.

Il giorno sodetto et come sopra.

Esaminato con il giuramento il sodetto Mateo Campioni f. q. Francesco, console di detta terra d’anni 45 circa.

Che è nativo di detta terra et console.

Che li datii di detta terra et da esse goduti sono questi cioè: il datio della carne ecc. ecc.

Che è informato che la comunità ci ha cavato da tali datii ogni anno da trecentocinquanta lire in circa.

Che delli grani cioè formento et segale miglio et altri grani non se ne raccoglie sopra detto territorio perchè al piede delli monti. Che del vino detto territorio ne farà ogni anno computato l’anno con l’altro mille brente»1.


Frequenti erano le esonerazioni dal pagamento di tasse quando i raccolti erano danneggiati.

In seguito a danni arrecati da due temporali avvenuti nel maggio e nell’agosto 1608, su conforme parere del magistrato delle entrate straordinarie, il Governatore esonera la comunità di Varenna dal pagamento di metà del mensuale e delle altre gravezze straordinarie da essa dovute per l’anno in corso.

Altra esenzione dal pagamento come sopra è concessa dal Governatore alla comunità di Varenna in seguito ai danni prodotti da temporali avvenuti nei mesi di Giugno e Luglio 1610. L’8 agosto 1616 il [p. 190 modifica]Governatore concede agli uomini di Varenna l’esenzione del pagamento di due terzi del solito mensuale e delle altre gravezze straordinarie per l’anno 1615, in considerazione dei danni subiti dalla comunità per l’effetto d’un temporale avvenuto nell’agosto del detto anno 1615, che disstrusse quasi tutta l’uva e le olive.

Fra le gravezze straordinarie Varenna pagava lire 597.17 come tassa così detta della cavalleria. Questa tassa risale ai tempi di Carlo V, quando il principe Ferrante Gonzaga capitano generale non sapendo, al termine delle guerre, come mantenere, per mancanza di mezzi, la gente d’arme, con ordine delli 21 gennaio 1553 stabilisce che i sudditi provvedano i viveri a ciascun uomo d’arme, gli alloggiamenti, la paglia e il fuoco. Per molto tempo questa cavalleria venne alloggiata nei contadi, ma poi essendosi prodotti disordini, venne stabilito di ritirarla nella città sottoponendo i contadi, così esonerati dall’obbligo dell’alloggiamento ad una speciale tassa che venne appunto chiamata tassa della cavalleria.

Nell’anno 1669, il 31 dicembre, con atto del notaio Tenca Girolamo del fu Giov. Battista, convocati gli uomini di Varenna, vengono stabiliti i seguenti dazi per l’anno 1670.

Il dazio sulla panificazione chiamato il farinazzo a Carlo Venini di Varenna per la somma di lire 150 imperiali.

Il dazio detto dell’osteria ad Agostino Scanagatta di Varenna per lire 145 imperiali.

Il dazio sulla pescagione a Carlo Scotto per lire 36 imperiali.

Il dazio sul battello di Como detto navolo a Francesco Venini del fu Paolo di Varenna per lire 15 imperiali, con l’obbligo di notificare le quantità di grano prima di levarlo dalla barca.

Non è stato deliberato il dazio sul battello di Lecco, benchè sia stato posto all’incanto dal console perchè non è stata presentata alcuna offerta.

Il dazio sulla brenta o sulla misura a Carlo Campione di Varenna per lire 5 imperiali.

Il dazio della beccaria o del macello a Francesco Stampa di Varenna per lire 10 imperiali.

È stata deliberata l’esattoria o caneparia a Giorgio Venino del fu Baldasarre di Fiume Latte con il salario di soldi uno per lira a chi pagherà nel termine di un mese e mezzo dopo ingiunto il pagamento.

La carica di console o consolarla viene deliberata a Pietro Greppo di Varenna per la somma di lire 9 ½ con il carico di eseguire fedelmente le incombenze del suo ufficio.

In un simile convocato tenuto il 1° gennaio 1693 (notaro Ambrogio Bertarini) troviamo delle sensibili differenze nelle somme deliberate per i vari incanti, e così vediamo il dazio del pane a lire 143, quello sul [p. 191 modifica]Varenna vista dalla strada di Fiume Latte (Fotogr. Adamoli) [p. 192 modifica]macello a lire 9. Per il battello che va a Como è prescitto che mandando a prendere grano a Como si abbia a pagare soldi quattro per moggio, ed è stato deliberato a Battista Brenta per lire 15 imperiali. Il battello di Lecco è stato deliberato a Carlo Venini di Fiume Latte per lire 2 imperiali.

Nel XVII secolo i mulini erano tassati. I mulini in azione erano parecchi ed in numero superiore a quello attuale.

Da un elenco dei tassati togliamo: anno 1687; Giorgio e Battista Venino pagano la somma di lire 210 per dieci annate arretrate per due mulini in Varenna — anno 1687: Giulio Cesare Corio e Francesco Venini pagano lire 70 imperiali per dieci annate arretrate per un molino in Varenna — Anno 1690: Carlo Greppo detto Biolino e Tomaso Venino posseggono un molino alla fontana Uga presso la Capuana pel quale hanno pagato la somma di lire 160 per otto annate arretrate. Francesco e fratelli Venini del fu Battista hanno due mulini uno sul fiume Uga e l’altro a Fiume Latte pei quali pagano lire 30 all’anno.

I forestieri riguardo alle tasse erano sottoposti ad uno speciale trattamento; dovevavo cioè pagare un terzo in più di quanto pagavano gli altri. Dopo alcuni anni di soggiorno avevano poi il diritto, previo il pagamento di una certa somma, e l’approvazione degli abitanti riuniti in apposito convocato, di essere eguagliati agli indigeni nei diritti e nei doveri.

Per evitare frodi contro le leggi daziarie il capitano del lago di Como aveva a sua disposizione delle navi veloci dette corrobiesse che stazionavano a Bellagio e che percorrevano di giorno e di notte le acque del lago. La vigilanza era sopratutto esercitata sui trasporti di grano. In alcuni documenti il capitano del lago di Como è anche chiamato capitano del sfroso del lago di Como.

In una comparizione del 20 aprile 1621 prodotta dinanzi al magistratto delle entrate ordinarie il Duca Ercole Sfondrato, sostiene di non essere tenuto al pagamento di una tassa richiesta perchè i beni e i feudi da esso posseduti gli pervennero a titolo oneroso e ciò è provato dalla vendita fatta dai conti Dal Verme all’avo paterno del comparente conte Francesco Sfondrati. Nella comparizione il duca Sfondrati facendo l’enumerazione di ciò che possiede dice «... Item le propprietà delle roche [p. 193 modifica]et castelli delle sodette giurisditioni per il più distrutti et rovinati et per ragione ammessa et dependente da esse giurisditioni se gli paga ogni anno per conventione in luogo dei datii, ossia censo dominicale così intitotato cioè:

Da Mandello lire 320
» Varenna » 106
» Bellano » 211.3
» Dervio » 48
» Corenno » 12.16
» Dorio » 2.5
Dalla montagna d’Introzzo » 16.7.6
» squadre de Mauri Nibiono » 277
» Valsassina » 192

Il 2 giugno 1622 ha luogo un’ordinazione del magistratto ordinario a favore di Don Ercole Sfondrati in causa delle annate dei feudi da esso posseduti.

Si dichiarò che i feudi essendo pervenuti a titolo oneroso non erano sottoposti all’annata e che il fisco poteva avanzare pretese soltanto su quelle ragioni che pervenivano allo Sfrondrati a titolo gratuito.

Dalle informazioni prese sul feudo della Valsassina nei primi di Giugno del 1647, in occasione dell’entrata in possesso del nuovo feudatario conte Don Giulio Monti, si apprende non esservi dazi nel comune di Perledo ed altre regalie eccetto il bollino del vino. Si apprende anche che i focolari in Perledo sono 22, comprese le donne. Iacopo Pizzotta ed Emilio Arrigoni che non abitano a Milano ma che vogliono essere annoverati fra gli abitanti2.

Note

  1. A. S. M. Acque. Parte antica. Busta 1298.
  2. A. S. M. Fondi Camerali, Val Sassina anno 1647.