<dc:title> Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Ugo Foscolo</dc:creator><dc:date>1799</dc:date><dc:subject></dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. I, 1912 – BEIC 1822978.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Vera_storia_di_due_amanti_infelici_ovvero_Ultime_lettere_di_Iacopo_Ortis_(1912)/Lettera_XXXI&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20200907063011</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Vera_storia_di_due_amanti_infelici_ovvero_Ultime_lettere_di_Iacopo_Ortis_(1912)/Lettera_XXXI&oldid=-20200907063011
Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis - Lettera XXXI Ugo Foscolo1799Foscolo, Ugo – Prose, Vol. I, 1912 – BEIC 1822978.djvu
Il fratello del parroco mi chiese come stava mia moglie. Ho lasciato correre: — Sta bene. — E vostra figlia? — Mi sentiva scoppiare: finsi di correre verso Michele, che per accidente passava, come se volessi avvertirlo di qualche cosa.
Mia moglie? Eterno Iddio! Stendo le braccia e guardo il cielo e non oso né mormorare né piangere... Eppure!... E perché mi ha fatto conoscere la felicitá, se doveva desiderarla si ardentemente, e... perderne la speranza per sempre?