Versi editi ed inediti di Giuseppe Giusti/I Discorsi che corrono

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I Discorsi che corrono

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Al medico Carlo Ghinozzi contro l'abuso dell'Etere solforico Storia contemporanea
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I DISCORSI CHE CORRONO.




Questo Dialogo è tolto da una Commedia intitolata

I DISCORSI CHE CORRONO.


L’azione è in un paese a scelta della platea, perchè i discorsi che corrono adesso, corrono mezzo mondo. I Personaggi sono:

GRANCHIO, Giubbilato e pensionato.
Sbadiglio, Possidente.
Archetto, Emissario.
Ventola, Scroccone.
E altri che non parlano o che non vogliono parlare.


Questi soprannomi, l’Autore non gli ha stillati per lepidezza stenterellesca, ma per la paura di dare in qualche scoglio ponendo i nomi usuali.

La Commedia è in versi, perchè l’Autore sentendosi della scuola che corre, e sapendo per conseguenza di dover battere il capo o in una prosa poetica, o in una poesia prosaica, ha scelto quest’ultima, sicuro di non essere uscito di chiave.

Siccome il tempo va di carriera, e il mettere in iscena una Commedia che non sia del tempo, è lo stesso che uscire in piazza a fare il bello con una giubba tagliata, per esempio, nel millottocenquattordici, potrebbe darsi che l’Autore, ritardato dalla fantasia, non potesse finire il lavoro a tempo, e che il pubblico non ne vedesse altro che questo brano.




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ATTO SECONDO.


SCENA QUINTA.


Salotto.

Da un lato una tavola mezza sparecchiata. GRANCHIO e VENTOLA in poltrona al camminetto. Granchio pipa; Ventola si stuzzica i denti. Dopo un minuto di silenzio, Ventola s’alza e va a guardare il barometro.


                              GRANCHIO
Che ci dice il barometro?
                              VENTOLA
             (tentennando il barometro colle nocca)
     Par che annunzi burrasca.
                              GRANCHIO (per attaccar discorso)
     Meglio!
                              VENTOLA (capisce e lo seconda)
               Scusi, a proposito,
     Se vo di palo in frasca:
L’ha veduta la Civica?
                              GRANCHIO (sostenuto)
     L’ho veduta.
                              VENTOLA
                         Le piace?
                              GRANCHIO (noncurante)
     Non me n’intendo.

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                              VENTOLA (per dargli nel genio)
                                        È un ridere.
     Che guerrieri di pace!
                              GRANCHIO (tastandolo)
Che la pigliano in celia?
                              VENTOLA
                    (con ammirazione burlesca)
     In celia? e non fo chiasso!
     La pigliano sul serio!
     Per questo mi ci spasso.
                              GRANCHIO
Fate male.
                              VENTOLA
                    M’arrestino!
     O la scusi: che quella
     Le par gente da battersi?
                              GRANCHIO (ironico)
     O to’, sarebbe bella!
Una volta che il Principe
     Le arrischia armi e bandiere,
     Che gliele dà per dargliele?
                              VENTOLA
                   (mostrando di leggergli in viso)
     La mi faccia il piacere!
Già la lo sa.... Diciamola
     Qui, che nessun ci sente:
     Ci crede lei?
                              GRANCHIO (con affettazione)
                         Moltissimo!

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                              VENTOLA
     Io non ci credo niente.
Per me queste Commedie
     Di feste e di soldati,
     Son perditempi, bubbole,
     Quattrini arrandellati.
                              GRANCHIO (facendo l’indifferente)
Può essere.
                              VENTOLA
                              Può essere?
     È senza dubbio.... In fondo,
     Con quattro motuproprii,
     Che si rimpasta il mondo?
                              GRANCHIO (agrodolce)
Dicon di si.
                              VENTOLA
                              Lo dicano:
     Altro è dire, altro è fare.
                              GRANCHIO (come sopra)
     Eh, crederei!
                              VENTOLA
                                        Le chiacchiere,
     Non fan farina.
                              GRANCHIO (come sopra)
                                             Pare!
                              VENTOLA (rintosta)
E poi, quelli che mestano
     Presentemente, scusi,

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     Con me la può discorrere,
     O che le paion musi?
                              GRANCHIO (asciutto)
Non so.
                              VENTOLA (con sommissione adulatoria
          Non vada in collera;
     Badi, sarò una bestia;
     Ma lei, sia per incomodi,
     Sia per troppa modestia,
Sia per disgusti, eccetera,
     Da non rinfrancescarsi,
     Ci servi nelle regole!....
                              GRANCHIO (facendo l’indiano)
     Cioè dire?
                              VENTOLA
                                   A ritirarsi.
                              GRANCHIO (con modestia velenosa)
Oh, per codesto, a perdermi
     Ci si guadagna un tanto:
     Lo volevano? L’ebbero:
     La cosa sta d’incanto!
Ora armeggiano, cantano,
     Proteggono i Sovrani,
     Hanno la ciarla libera,
     Lo Stato è in buone mani;
Va tutto a vele gonfie!
     Il paese è felice:
     Si vedranno miracoli!
                              VENTOLA
     La dice lei, la dice.
Badi, se la mi stuzzica,

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     È un pezzo che la bolle!
                              GRANCHIO (per attizzarlo)
     Miracoli!
                              VENTOLA (ci dà dentro)
                              Spropositi
     Da prender colle molle!
                              GRANCHIO (contento)
Oh, là là.
                              VENTOLA
                         Senza dubbio!
     E il male è nelle cime.
                              GRANCHIO (come sopra)
     Pover’a voi! Chetatevi!
     Quella gente sublime?
                              VENTOLA (mettendosi una mano al petto)
Creda....
                              GRANCHIO (gode e non vuol parere)
                    Zitto, linguaccia,
     Facciamola finita.
                              VENTOLA (serio serio)
     Creda sul mio carattere,
     Non ne voglion la vita.
                              GRANCHIO (gongolando)
Oh, non ci posso credere:
     Se mai, me ne dispiace.
                              VENTOLA
     Dunque, siccome è storia,

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     Metta l’animo in pace.
                              GRANCHIO (riman lì in tronco)

                              VENTOLA (non lascia cadere il discorso)
Vuol Ella aver la noia
     Di sentire a che siamo?
     Per me fo presto a dirglielo.
                              GRANCHIO (se ne strugge)
     Animo via, sentiamo.
                              VENTOLA (atteggiandosi)
In primis et ante omnia,
     Sappia che gl’impiegati,
     Con codesti Sustrissimi
     Son tutti disperati.
A quell’ora, lì, al tribolo:
     E o piova o tiri vento,
     Non c’è Cristi: Dio liberi,
A sgarrare un momento!
Nulla nulla, l’antifona: (caricando la voce)
  « Signore, ella è pagato
  » Non per fare il suo comodo,
  » Ma per servir lo Stato.
  » La m’intenda, e sia l’ultima. »
                              GRANCHIO (sgusciando gli occhi)
     Alla larga!
                              VENTOLA (trionfante)
                              O la veda
     Se a tempo suo.....
                              GRANCHIO
                (dandogli sulla voce tutto contento)
                                             Chetiamoci!

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                              VENTOLA
     O dunque la mi creda.
                              GRANCHIO (ride e pipa)

                              VENTOLA
La ride? Aspetti al meglio!
     Quand’uno è li, bisogna
     Per se’ ore continue,
     Peggio d’una carogna,
Assassinarsi il fegato,
     Logorarsi le schiene;
     E c’è anco di peggio,
     Che bisogna far bene.
Se no, con quella mutria: (caricando la voce)
  « Noi, non siamo contenti:
  » Noi, vogliamo degli uomini
  » Capaci, onesti, attenti;
» Degli uomini che intendano
  » Quale è il loro dovere.»
     Ma eh?
                              GRANCHIO (con un attaccio)
                         Pare impossibile!
                              VENTOLA
     Son quelle le maniere?
                              GRANCHIO (gode e pipa)

                              VENTOLA (continuando)
Di se’ ore di gabbia,
     Con lei, sia benedetto,
     E’ ne potevan rodere,
     Non è vero? un paletto.
Mezz’ora, a dondolarsela

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     Prima di andare al sizio;
     Un’altra mezza, a chiacchiera
     Girando per l’Uffizio;
Un’altra, sciorinandosi
     Fuori con un pretesto;
     E un’altra, sullo stendere,
     Andando via più presto.
Poi la fede del medico
     Ogni quindici giorni;
     I Bagni; un mese d’aria
     Qui per questi dintorni;
Via, tra ninnoli e nannoli,
     E’ si potea campare.
     Ora? Bisogna striderci
     O volere o volare.
Eccoli là che sgobbano
     Piantati a tavolino;
     E lì coll’orologio,
     E diciotto di vino.
Che le pare?
                              GRANCHIO (disprezzante)
                              Seccaggini!
                              VENTOLA
     Ma mi burla! E’ si lascia
     Rifiatare anco un bufalo!
     Quelli? dente o ganascia.
                              GRANCHIO (ride e pipa)

                              VENTOLA (rincarando)
Senta! Un povero diavolo
     Che sia nato un po’ tondo,
     Senza un modo di vivere,
     Senza un mestiere al mondo,
Che noiato di starsene

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     Lì bruco e derelitto,
     Cerchi di sgabellarsela
All’ombra d’un Rescritto;
Non c’è misericordia: (contraffacendo)
  « Scusi, le vengo schietto,
  » Il posto che desidera,
  » Veda, è difficiletto.
» Ella, non per offenderla,
  » Ma non è per la quale.»
     È carità del prossimo?
                              GRANCHIO
     Carità liberale!
                              VENTOLA
E vo’ potete battere,
     Vo’ potete annaspare!
     Moltiplicar le suppliche,
     Farsi raccomandare,
Impegnarci la moglie,
     Le figliole..... è tutt’una!
     Con questi galantuomini,
     Chi sa poco, digiuna.
Guardi, non voglìon asini!
                              GRANCHIO (in cagnesco)
     Cari!
                              VENTOLA
          Gesusmaria!
S’è vista mai, di grazia,
Questa pedanteria?
                              GRANCHIO (gongola)

                              VENTOLA (con tuono derisorio)
Del resto poi, son umili,

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     Son discreti, son savi,
     Fanno il casto, millantano
     Di non volere schiavi!....
                              GRANCHIO
(scuotendo la pipa sul fuoco, e facendo l’atto d’alzarsi per andare a posarla)
Filantropi, filantropi,
     Filantropi, amor mio!
                              VENTOLA
(rizzandosi di slancio e togliendogli di mano la pipa)
     Dia qua, la non s’incomodi,
     Gliela poserò io.
                              GRANCHIO
               (piglia le molle e attizza il fuoco)
Giacchè ci siete, o Ventola.....
                              VENTOLA (si volta in fretta)
     Comandi.
                              GRANCHIO
                              Il fuoco è spento;
     Pigliate un pezzo.
                              VENTOLA
(posa la pipa e trotta alla paniera delle legna)
                                             Subito,
     La servo nel momento. (mette su il pezzo e si sdraia daccapo)
Del resto, per concludere,
     Io, con tutta la stima
     Di tutti..... ho a dirla?
                              GRANCHIO
                                                  Ditela.

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                              VENTOLA (in musica)
     Si stava meglio prima.
                              GRANCHIO (modesto)
Non saprei.
                              VENTOLA
                         Per esempio.
     Dica, secondo lei,
     Questa baracca, all’ultimo,
     Come andrà?
                              GRANCHIO
                                        Non saprei.
                              VENTOLA
Oh male! Tutti scrivono,
     Tutti stampano, tutti
     Dicon la sua.
                              GRANCHIO (ironico)
                                        Bravissimi!
                              VENTOLA
     Senta, son tempi brutti!
                              GRANCHIO (come sopra)
Perchè?
                              VENTOLA
               Quando un sartucolo,
     Un oste, un vetturale,
     La se lo vede in faccia
     Compitare un Giornale;
Quando il più miserabile
     Le parla di diritti,

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     E’ non c’è più rimedio,
     I Governi son fritti!
                              GRANCHIO (come sopra)
Bene!
                              VENTOLA
          Quelli s’impancano
     A farci il maggiordomo;
     Questi a trattare il Principe
     Come fosse un altr’uomo:
                              GRANCHIO (come sopra)
Benone!
                              VENTOLA
               Uno s’indiavola,
     Un altro s’indemonia
     Questa è la vita libera?
     Questa è una Babilonia.
                              GRANCHIO (con tuono dottorale)
Che volete, s’imbrogliano,
     E vanno compatiti.
                              VENTOLA
     O quella di pigliarsela
     Sempre co’ Gesuiti
Non si chiama uno scandolo?
                              GRANCHIO (serio)
     Codesta, a dire il vero,
     È una cosa insoffribile!
                              VENTOLA
     La dica un vitupero!
O toccare il vespaio

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     Di chi gli può ingollare,
     Non è un volerle!
                              GRANCHIO (allegro)
                                        O cattera,
     Lasciategliele dare.
                              VENTOLA
E che crede, che dormano?
                              GRANCHIO
     Dove?
                              VENTOLA (accennando lontano lontano)
               In Oga Magoga?1
                              GRANCHIO (allegro)
Eh! chi lo sa?
                              VENTOLA
                                   Che durino!
     Per adesso, si voga,
Ma se l’aria rannuvola?
                              GRANCHIO (indifferente)
     Che annuvola per noi?
                              VENTOLA
     Vero! Bene! Bravissimo!
     Li vedremo gli Eroi! (s’alza e cerca il cappello)
                              GRANCHIO
Che andate via?

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                              VENTOLA
                                   La lascio
     Perchè sono aspettato.
                              GRANCHIO
     Se avete un’ora d’ozio.....
                              VENTOLA
(fa una reverenza, s’incammina e ogni tanto si volta)
     Grazie, troppo garbato.
                              GRANCHIO
Una zuppa da poveri.....
                              VENTOLA (come sopra)
     Da poveri? Gnorsìe!
     Anzi.....
                              GRANCHIO
                       (facendo l’umiliato)
                              Non vedo un’anima!
                              VENTOLA (come sopra)
     Guardi che porcherie!
                              GRANCHIO (come sopra)
Eh gua’!....
                              VENTOLA (come sopra)
                              Ma la non dubiti,
     Siamo ben cucinati!
                              GRANCHIO (come sopra)
     Questo, se mai, lasciatelo
     A noi sacrificati.

[p. 276 modifica]

                              VENTOLA (come sopra)
A loro? a noi!
                              GRANCHIO (in tuono mesto)
                                        Finiamola,
     Non tocchiamo una piaga!....
     Addio.
                              VENTOLA
(fa una reverenza e nell’andarsene dice tra sè)
          Povera vittima,
     Con quel tôcco di paga!

Note

  1. Dall’Og Magog della Scrittura è nato l’idiotismo Oga Magoga per accennare un paese remoto da noi.