Viaggio sentimentale di Yorick (Laterza, 1920)/XLII. Lo stornello

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XLII. Lo stornello

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Laurence Sterne - Viaggio sentimentale di Yorick (1768)
Traduzione dall'inglese di Ugo Foscolo (1813)
XLII. Lo stornello
XLI. Il carcerato XLIII. Il memoriale

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XLII

LO STORNELLO

STRADA DI VERSAILLES

Entrai all’ora decretata nella remise: La Fleur salí dietro; e ordinai al cocchiere che s’affrettasse a Versailles.

Siccome per quella strada non trovai nulla, o piú veramente nulla di quanto cerco viaggiando, non saprei di che riempiere le carte di questa data del mio itinerario, se non se forse con la storia di quel medesimo uccello che diede materia al capitolo precedente.

Mentre l’honourable Mister *** aspettava il vento a Douvre, un giovinotto suo palafreniere colse su quelle rocce lo stornello, che non sapeva ancor ben volare; però non ebbe cuore di ucciderlo, e se lo recò in seno nel navicello; e, nutrendolo e proteggendolo, non passò il terzo giorno, che il garzonetto pose amore all’uccello e lo condusse a salvamento sino a Parigi.

E diede una lira per una gabbietta; e, non avendo che fare di meglio, il garzonetto, ne’ cinque mesi che il suo signore dimorò in Parigi, andava insegnando nella sua lingua materna all’uccello le quattro parole (e non piú) alle quali io mi chiamo debitore di tanto.

Quando il signore partí per l’Italia, il garzonetto lasciò lo stornello all’albergatore. Ma la sua canzonetta di libertà era in lingua mal nota1 a Parigi: però l’uccello non fece avanzi, o pochissimi. Cosí che La Fleur con una bottiglia di Borgogna comperò per me l’uccello e la gabbia.

Ripatriando io dall’Italia, lo condussi meco al paese nella cui lingua esso avea imparate quelle sue note; e raccontando i suoi casi a Lord A, Lord A mel richiese; e dopo una settimana Lord A lo diede a Lord B, Lord B ne fe’ dono a [p. 88 modifica] Lord C, e il cameriere di Lord C lo rassegnò a Lord D per uno scellino; Lord D lo regalò a Lord E, e via cosí, e cosí andò in giro per mezzo l’abbicci. Dalla Camera alta passò alla bassa, e fu ospite di parecchi parlamentari de’ Comuni. Ma, siccome tutti avevano bisogno d’entrare e il mio uccello aveva bisogno d’uscire2, cosí fece anche in Londra gli avanzi ch’egli aveva fatto in Parigi, o poco piú.

Non può darsi che molti de’ miei lettori non n’abbiano udito parlare; e, se taluno l’avesse per sorte veduto mai, non gli rincresca ch’io lo informi che quell’uccello era l’uccello mio o qualche meschina copia fatta per rappresentarlo.

Non ho altro da dire, se non che da indi in qua ho adottato quel gramo uccello, e l’ho posto per cimiero al mio stemma. Vedetelo. E gli ufficiali araldisti3 gli torcano il collo, se pur si attentano.

Note

  1. Il testo: «being in an unknown language», «in lingua ignota»; ma l’autore viaggiava in Francia nel 1762 [F.].
  2. In gergo politico inglese «get in», «entrare», significa essere eletti ne’ parlamenti, ove pochi non vendono il proprio voto, o nelle cariche e magistrature lucrose: e «get out», «uscire» significa quando o dal tempo legale, o dalle fazioni, o dalla corte que’ padri della patria sono costretti ad abdicare [F.].
  3. Il testo: «heralds officiers»: e’ speliscono i diplomi di nobiltà, e assegnano, dal cimiero in fuori, i privilegi degli stemmi gentilizi. Aggiungi che il nuovo cimiero di Yorick era emblema dell’indipendenza di chi non è né ambizioso, né avaro: quindi era immune dalle discipline della legge feudale d’Inghilterra e dall’ira o dal favore delle sètte politiche [F.].