Avventure di Robinson Crusoe/83

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Il prete cattolico

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Daniel Defoe - Avventure di Robinson Crusoe (1719)
Traduzione dall'inglese di Gaetano Barbieri (1842)
Il prete cattolico
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[p. 499]

Il prete cattolico.



Poichè si è parlato ora di matrimonio, ciò mi trae naturalmente (e non si tarderà a vederne il perchè) a dir qualche cosa intorno all’ecclesiastico francese ch’io raccolsi a bordo insieme con l’altre vittime dell’incendio del lor bastimento, Egli è vero che questi era cattolico romano[1]; onde spiacerò forse ai miei leggitori protestanti interpolando a questa mia storia ricordanze onorevoli ad un uomo, che dovrei forse presentare sotto aspetto e colori men vantaggiosi a chi professa il mio culto, perchè era in primo luogo papista, in secondo luogo prete papista, per ultimo prete papista francese. Ma la giustizia m’obbliga a non celare il suo nobile carattere. Ravvisai in lui un grave, moderato, pio, religiosissimo personaggio, esatto nell’adempimento dei doveri della vita, dotato della più grande carità verso il prossimo, esemplare può dirsi in tutte l’opere sue. Chi potrà darmi torto se apprezzai i meriti d’un tal uomo, ancorchè professasse religione diversa in parte dalla mia, ancorchè, in mia sentenza e in sentenza di una gran parte de’ miei leggitori inglesi, intorno a ciò s’ingannasse?

Fin dal primo momento che cominciai a conversare con lui, e fu appena s’appigliò al partito di venir meco all’Indie Orientali, ebbi grande motivo di dilettarmi della sua compagnia, perchè traendo a mano soggetti di religione, ecco in qual modo sensato e cortese ad un tempo si esprimeva con me.

— «Signore, voi non solamente siete, dopo Dio (e qui si faceva [p. 500]il segno della croce) il salvatore della mia vita, ma datomi luogo nel vostro bastimento, avete avuta l’inestimabile cortesia di ammettermici siccome uno di vostra famiglia e di darmi un adito a parlarvi con franchezza e col cuor su le labbra. Ora, mio signore, voi vedete dal mio abito qual sia la mia professione di fede, e dal conoscervi inglese devo argomentare qual sia la vostra. Posso bensì credermi in obbligo, anzi lo sono, di adoperarmi in ogni occasione con tutte le mie forze allo scopo di condurre il maggior numero possibile d’anime a ravvisare il vero ed abbracciare il cattolicismo; ma trovandomi qui per effetto di una vostra condiscendenza ed entrato nella vostra famiglia, i riguardi della giustizia non meno che quelli della civiltà e della buona educazione mi costringono a dipendere dai vostri comandi; nè quindi mi piglierò la libertà d’istituire veruna discussione su que’ punti religiosi in cui non andiamo d’accordo al di là di quanto ve ne mostraste mai desideroso voi stesso.

— Son tanto moderati ed onesti questi vostri propositi, gli risposi, che non posso non esservene grato. Egli è vero, apparteniamo ad uomini che voi chiamate eretici, ma non sareste voi il primo cattolico col quale mi fossi intertenuto senza cadere in isconvenevolezze o senza portare le discussioni ad un punto che divenissero troppo calde. Voi non sarete trattato con minori riguardi per essere d’opinione diversa dalla nostra, e ci regoleremo sempre in modo che, se negli scambievoli ragionamenti si venisse a qualche proposito men gradevole o ad una parte o all’altra, non ne sia mai nostra la colpa.

— Son persuaso, egli soggiunse, che i nostri parlari andranno sempre disgiunti da tali dispute, perchè non è mio stile il tirare a mano punti di religione nel conversare, e mi farò un piacevole studio di ravvisare in voi piuttosto un gentiluomo amabile in compagnia, che un dogmatico. Qualunque volta soltanto desideraste voi stesso intertenervi in quistioni di tal natura, non mi ristarei dal secondarvi, e in tal caso spero che mi concedereste la libertà di difendere le mie opinioni quali potessero parervi; ma, ve lo ripeto, semprechè non ci concorresse la vostra volontà e permissione, non entrerò mai io primo in tali propositi. Certo nel mio interno non desisterò mai da quanto credo mio uficio di sacerdote e di buon Cristiano per impetrare da Dio ogni prosperità al vostro bastimento e a quanto vi si contiene; e spero bene che, quantunque non vi associereste forse [p. 501]alle mie preghiere, mi sarà lecito il pregare Dio per voi, cosa che farò sempre quando ve ne sarà l’occasione.»

Tale era lo stile delle nostre conversazioni; tale il suo contegno in cui si scorgeva non solamente l’uomo cortese e nobilmente educato, ma, se non presumo troppo del mio discernimento, l’uomo dotato d’un finissimo raziocinio e credo anche l’uomo dotto.

Gratissimo fu il racconto ch’egli mi fece della storia della sua vita e de’ molti straordinari eventi, delle molte avventure occorsegli nei pochi anni da che girava il mondo: tra le quali la più singolare riguardava il presente viaggio in cui ebbe la mala sorte d’imbarcarsi e di sbarcar cinque volte senza mai raggiugnere il paese ove erano destinati i vascelli che lo avevano a bordo. Imbarcatosi con l’intenzione di recarsi alla Martinica in un bastimento che veleggiava alla volta di San Malò, le fortune di mare danneggiarono tanto quel legno, che lo costrinsero ripararsi alla foce del Tago, e mettere a terra le sue mercanzie e i suoi passeggieri a Lisbona. Trovato quivi un vascello portoghese pronto a salpare per Madera, e credendo che giunto in questo porto non gli sarebbe difficile il procacciarsi un imbarco per la Martinica, vi entrò; ma il capitano, marinaio piuttosto mal pratico, sbagliò i conti della sua stima, e approdò invece a Fyal, ove, per dir vero, accadde a questo capitano di vender bene il suo carico, che era grano. Ma in grazia di questo abbandonata l’idea di portarsi a Madera, divisò cercare invece l’isola di May per farvi una grossa provvigione di sale e trasferirsi con questo nuovo carico a Terra Nuova. Il povero prete francese, avuto di grazia di andare dove andava quel bastimento, ebbe, se vogliamo, un ottimo viaggio sino ai Banchi della pesca. Quivi incontratosi in un legno francese destinato per Quebec sul fiume del Canadà, e di lì alla Martinica, per portarvi provvigioni, sperò finalmente aver trovato l’opportunità di effettuare questo viaggio sospirato sì lungo tempo, ma giunto a Quebec, morì il capitano del bastimento che non potè andare più avanti. S’imbarcò dunque per tornare in Francia in quel vascello che poi prese fuoco... Questa storia già la sapete, e sapete come fosse imbarcato con noi per l’Indie orientali. Così egli ebbe disgrazia in cinque viaggi, tutti fatti può dirsi in un viaggio solo, oltre agli altri casi intervenutigli, e che avrò motivo di accennare.

Ma per non rendere la mia digressione più lunga con la storia d’altri uomini torno alla mia propria: a quanto concerne cioè gli [p. 502]affari dell’isola. Il buon sacerdote venne a cercarmi una mattina, perchè alloggiò sempre vicino a me nel tempo di questo mio soggiorno, e mi trovò appunto su l’atto di andare a visitare la colonia degli Inglesi nella più remota parte dell’isola, siccome vi è noto.

— «Son due o tre giorni, mi disse in assai grave aspetto, che desidero un’occasione d’intertenermi con voi d’alcune cose su cui spero non vi dispiacerà l’ascoltarmi, perchè credo che collimino con la generalità delle vostre brame intese affatto alla prosperità della vostra colonia, e al fine ancora di vederla più che non è stata forse finora, almeno io penso così, nella via delle benedizioni di Dio.

— Come, signore! (me gli volsi un po’ bruscamente perchè quest’ultima parte del suo discorso m’avea fatto alquanto, lo confesso, saltare la mosca al naso) come, signore, potete voi dire che non siamo nella via delle benedizioni di Dio, dopo sì visibili assistenze e prodigiose liberazioni che abbiamo vedute qui co’ nostri occhi e delle quali vi ho fatto un così lungo racconto?

— Se aveste avuto la compiacenza di lasciarmi finire (diss’egli con grande modestia e prontezza ad un tempo) avreste capito che non c’era qui nessun motivo di accigliarvi, molto meno di farmi il torto d’attribuirmi l’idea di negare le prodigiose assistenze e liberazioni divine di cui mi parlate. Penso ottimamente di voi, e credo per conseguenza che voi siate su questa via delle celesti benedizioni, e che i vostri disegni sieno eccellenti, e che andranno a buon termine. Ma benchè, signor mio, questa cosa sia vera oltre ogni possibile quanto a voi, vi sono tra la vostra gente alcuni le cui azioni non sono su la strada della rettitudine, e ben sapete che nella storia de’ figli d’Israele, un solo Acano nel campo bastò a far ritirare la benedizione di Dio da tutti gli altri e ad armarne la mano punitrice su trentasei non complici delle colpe del reo, i quali ciò non ostante percossi dalla divina vendetta, portarono il peso di tale castigo.

— Dio mio! (esclamai commosso grandemente da un simile discorso) voi mi citate un fatto verissimo, e vedo tanto candore nel vostro discorso, e lo trovo sì religioso di sua natura, che mi pento d’averlo interrotto. Vi prego dunque continuarlo. Unicamente, poichè prevedo che non sarà sì breve, e dovendo io trasferirmi ora a veder le colonie inglesi, mi fareste un piacere se venendo con me lo proseguiste lungo la strada.

[p. 503] — Tanto più volentieri vi accompagnerò, perchè ci rechiamo appunto su la scena delle cose, di cui bramo intertenervi.»

Facemmo dunque insieme questa gita, durante la quale lo pregai a dirmi francamente tutto quello che aveva a raccontarmi.

Note

  1. È già noto che tale non era il personaggio principale di questa storia, nè l’autore di essa: cosa che fa d’uopo non perdere di vista nel corso di questo capitolo e del successivo.