Ode su le nozze di Giulia e di Manlio

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Ode su le nozze di Giulia e di Manlio
Traduzione di Luigi Lanzi (1807)
Antichità
Ode di Catullo
su le nozze di Giulia e di Manlio
tradotta in canzone
dall'Ab. L... L...

O Tu che 'l poggio ombroso
Abiti d'Elicona
Gentil prole d'Urania,
Per cui si tragge, e dona
       5La verginella al destinato sposo;
O Imeneo Imene,
Imene o Imeneo.
        T'avvolgi al crine intorno
Be' fior colti allo stelo
       10Dell'odoroso amaraco,
togli 'l fiammante velo,
E 'l bianco piè di giallo socco adorno;
Quà pien di gioja, e festa,
Quà per venir t'appresta.
               15E in te giorno sì ameno
Estro febèo destando,
Canta in suon dolce armonico
Nuzial inno, e danzando
Percuoti de' be' piè l'umil terreno,
       20Scuoti con man la face
Di pin chiara, e vivace.
        Poichè a Manlio sua fede
Giulia promette, e a lui
Tal và qual venne a Paride
       25Ne' gran litigj sui
L'alma Ciprigna, che in Idalio siede;
E a lei buona, felici
E buon ridon gli auspici.
        Tal par leggiadra, e bella
       30Pianta d'asiaco mirto
Tra ramuscelli teneri,
Cui nudrimento, e spirto
Dan l'Amadriadi Dee, versando in ella
Per sollazzo odorosi
       35Freschi umor rugiadosi.
        Su via dunque ver noi
Volto il cammin, t'affretta
Della petrosa Tespia
A lasciar l'altra vetta,
       40E l'Aonie spelonche, ove de' suoi
Fonti le limpid'onde
Aganippe diffonde.
        E Madonna ne invita
Del nuovo spoo accesa
       45Alla sua casa, e al talamo,
Tutta nel cor compresa
D'amor, siccome a tronco ellera unita
Quà, e làserpendo il cinge
D'ogni lato, e 'l distringe.
               50E voi per cui sta presso
Giorno, e pompa simile,
Voi pure, intatte Vergini,
In concerto gentile
Movete il canto, e dite a un tempo stesso;
       55O Imeneo Imene,
Imene o Imeneo
        Onde se fia restìo,
Da tai voci, e sì care
Più volentier udendosi
       60A'suo' ufficj chiamare,
Degli onesti piacer quà vegna il Dio,
Egli che lega i cori
In dolci, e casti amori.
        Quale, deh qual fra' Numi
       65Più disiar si debbe
Dall'alme amanti. e tenere?
Qual Nume ogni uom devrebbe
Con più voti placar, con più profumi?
O Imeneo Imene,
       70Imene o Imeneo.
        Te il genitor cadente
Per la cara famiglia
Invoca; a te la vergine
Il sen si disabbiglia[1]
       75Del molle cinto; a te l'orecchie intente
Timoroso, e smarrito
Porge il novel marito.
        Tu dalle patrie sedi
Togli, e dal sen materno,
       80Nel suo bel fior la vergine;
E 'l suo freno, e governo
A vivace garzone in man concedi.
O Imeneo Imene
Imene o Imeneo.
               85Senza te cor piacere,
Cui favorevol grido
E sante leggi approvino,
Non può la Dea di Gnido;
Ma può, se lei seconda il tuo volere.
       90Chi fia che a Nume tale
Osi tenersi uguale?
        Senza te por germogli
Nulla casa potria,
Nè il genitor col figlio
       95D'un lignaggio saria;
Ma ben questo esser può, qualor tu vogli.
Chi fia, che a Nume tale
Osi tenersi uguale?
        Terra 've tu non sogli
       100Onori aver divini,
Per se fornir di presidi
Mai non potrà i confini;
Ma ben questo esser può, qualor tu vogli.
Chi fia, che a Nume tale
       105Osi tenersi uguale?
        Schiudan la porta omai
I cardini tenaci;
Ecco appressa la Vergine.
Vedi come le faci
       110Scuoton l'aurate chiome, e vibran rai?
Sposa, che tardi ancora?
Spento è 'l giorno; vien fuora.
        Rossor è che la sforza
Così tardar, e l'ange:
       115Più che con lui consigliasi,
Più si sgomenta, e piange,
Però che rimaner non è in sua forza.
Sposa che tardi ancora?
Spento è 'l giorno; vien fuora.
               120Tergi pur, tergi 'l pianto!
Già pericol non v'è,
Auruncleja, che femmina
In cui maggior che in te
Di perfetta beltà riluca vanto;
       125Veggia dal mar profondo
Spuntare il dì nel mondo.
        Quale il vago giacinto
Sorge tra mille fior
In colto giardin vario
       130Di possente Signor,
Tale l'altrui dal tuo sembiante è vinto.
Sposa che tardi ancora?
Spento è 'l giorno, vien fuora.
        Vien fuor, se udir omai,
       135Sposa, pur ti compiaci
Gli accenti nostri (or eccola)
Vedi come le faci
Scuoton l'aurata chioma, e vibran rai?
Deh non si tardi ancora:
       140Nuova Sposa vien fuora.
        Alto i doppier lucenti,
Garzonetti, levate;
Venir veggio il vel croceo.
Ite, e 'nsieme cantate
       145In musica ragion gli usati accenti:
Viva Imeneo Imene,
Viva Imene Imeneo.
        Di Manlio ecco, Madonna,
Ove sorge il palagio,
       150Deh come ricco, e splendido!
Che (non dubbiar) d'ogni agio
Ti servirà qual suo sostegno e donna.
Viva Imeneo Imene,
Viva Imene Imeneo.
               155Infin che la nevosa
Decrepita vecchiaja
Le già fiorite tempie
Sì ti scuota, che paja
Che d'affermar dia segno in ogni cosa:
       160Viva Imeneo Imene,
Viva Imene Imeneo.
        Or la soglia sormonta
Col piè d'oro vestito,
E sia con lieto augurio;
       165E nel terso forbito
Uscio t'inoltra omai spedita, e pronta.
Viva Imeneo Imene,
Viva Imene Imeneo.
        Prego che un Torquatino
       170Presto in grembo alla Madre
Scherzi, e le sue man tenere
Indi porgendo al Padre,
Dolce rida ver lui con labbricino
Mezzo fra chiuso, e aperto,
       175Già in conoscerlo esperto.
        Porti nel volto espressa
Del Genitor l'idea,
E per prole di Manlio
Anche chi nol sapea
       180Tosto il ravvisi alla sembianza istessa,
E l'onestà materna
Nel suo volto si scerna.
        Dalla Madre pudica
Tal grido abbia la prole
       185Di sua non dubbia origine,
Qual è l'onor, che suole
Per la gran Madre sua donare antica
Fama al figlo d'Ulisse
Tanto dapoi ch'e' visse.
               190Or voi l'uscio chiudete,
Vergini, assai cantammo:
E voi, Coppia gentil, lieti vivete.


Note

  1. Termine che non è nella Crusca; ma in vigor della prefazione di essa par che possa starvi.

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