Adiecta (1905)/II/LX

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Giovedì grasso

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GIOVEDÌ GRASSO

I.


     Quando il giorno apparì, livido, lento,
tra la nebbia del ciel rannuvolato,
l’ultimo lume per le vie fu spento
4e l’ultimo cancan fu galoppato.

     Le mascherine allor, col sonnolento
passo e col volto dalla veglia enfiato,
luride di sudor, gialle di stento,
8usciron barcollando e senza fiato.

     Pierrot, disfatto che mettea spavento,
mezzo briaco e mezzo addormentato,
11il ritratto parea del pentimento

     e Colombina intanto a lui da lato,
balbettando dicea: «Bada.... mi sento....»
14E con la testa al muro ha vomitato.



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II.


     Sotto i cenci di seta entrava il vento
che le carni mordea freddo, spietato,
e la lordura che cadea dal mento
4colava a fiotti dentro il sen slacciato.

     Il povero Pierrot tutto sgomento,
tossendo le chiedea: «Che cosa è stato?»
e guardava sorpreso il pavimento
8dalla compagna sua contaminato.

     Poi quando quell’orror fu terminato,
la mascherina si frugò un momento
11in sen col fazzoletto ricamato:

     indi, ripreso un poco il sentimento,
ruppe in un riso stridulo, ammalato
14e sparì urlando: «Ah, che divertimento!»