Adiecta (1905)/II/LXXIV

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Finis asini...

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FINIS ASINI..

I.


     Guardate l’asino! Magro, slombato,
tutto pillacchere, loia e marame,
trascina il carico spropositato
4fin che gli durano le forze grame.

     Sovra il suo misero dorso piagato
le mosche ronzano come uno sciame,
povero scheletro di tribolato
8cui soli restano l’ossa e il corame!

     fino che all’ultimo vinto, spossato,
coperto d’ulceri, morto di fame,
11cade sul lastrico recendo il fiato.

     Tutti allor fuggon dal suo carcame,
ma l’uom di spirito che l’ha ammazzato,
14sorride e mormora: «Quanto salame!»





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II.


     E come l’asino trascino anch’io
la soma, povera bestia sfinita,
su l’erta ripida, giù dal pendìo,
4male al discendere, peggio in salita.

     L’ore che passano, con un ronzìo
d’insetti, frugano la mia ferita;
il cor che sanguina non ha un desìo,
8l’ingegno e l’anima non han più vita;

     ed or ce il ridere passato espio
e il mondo a vivere più non m’invita,
11io cado e rantolo nel pianto mio.

     Amici, ah, l’ultima prova è compita
Amici, datemi l’estremo addio!
14Questa terribile farsa è finita!