Adiecta (1905)/II/XXVII

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Al cospetto delle genti

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Stabant autem iuxta crucem

Joh. xix, 25.


     Al cospetto delle genti
l’Aspettato alzò la voce:
«Pace ai buoni, ai sofferenti
4«che confessano la croce
«da cui sparsi moribondo
«l' innocente sangue mio
«e pagai dinanzi a Dio
8«tutto il debito del mondo!

     «Sono il verbo del Signore
«son la vita e son la luce
«che feconda il campo in fiore,
12«che riscalda e che produce.
«Sovra il culmine dei monti
«cresco l’ilice superba,
«movo il sommolo dell’erba
16«lungo il margine dei fonti.

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     «Pace agli umili aspettanti
«il giudizio che promisi;
«pace all’anime penanti
20«degli oppressi e dei derisi.
«Per l’abbietto è la mia gloria,
«pel caduto il mio perdono.
«Tutti a me venite! Io sono
24«la giustizia e la vittoria! *

     Così disse. Affettuosa
discendea sui cor la voce,
quando un’ombra mostruosa
28si levò dietro la croce
e in quell’ombra un ceffo immondo
con la bocca spalancata
fuoco e tabe attossicata
32vomitò sul triste mondo.

     Indi l’acqua inverminita
brulicò di biscie attorte;
sulla terra inaridita
36stette l’ombra della morte;
arse il ciel di vampe immense
e levossi un ululato
furibondo, disperato,
40che in un rantolo si spense,

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     ed il mostro audacemente
affermò: «Sono il Nemico!
«Io soltanto, umana gente,
44«ti governo e t’affatico.
«Son la peste, son la guerra,
«sono il fulmine improvviso....
«regna Iddio nel paradiso
48«ed io regno in questa terra!»