Adiecta (1905)/III/XXII

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Ai reduci dallo Scioa

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VII.

AI REDUCI DALLO SCIOA


     Quando spuntar vedrete a l’orizzonte
questo suol benedetto e sospirato
e la brezza natia su l’arsa fronte
4il bacio vi darà del ben tornato;

     quando in folla calar vedrete al lido
i cari vostri a salutar le prore
e il dolce vento de la patria, il grido
8vi porterà de l’aspettante amore;

     quando nel cor di rimembranze pieno
l’impeto cesserà de la tempesta
e, consolati, sul materno seno
12riposerete alfin la stanca testa;

     se vi parrà d’udir fioco un lamento
che seco il pianto e la tristezza porti
ascoltatelo pur senza sgomento;
16quella è la voce dei compagni morti,

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     che dice: — «A l’avvenir sorridevamo
«quando il destino ci portò con lui
«ed ecco che con voi non ritorniamo,
20«noi mal sepolti ne la terra altrui.

     «Ma, dite, la giustizia alzò il flagello
«su gli eroi da poltrona e i paladini?
«Chi come bestie ci cacciò al macello,
24«il supplizio subì degli assassini? — »

     Voi rispondete: — «Ahimè, dormite in pace
«del triste campo nel silenzio enorme!
«Qui dei delitti la memoria tace,
28«qui stipendiata la giustizia dorme.

     «Sovra i tumuli vostri erra feroce
«la iena e ne la notte urla il leone,
«ma gli eroi da poltrona hanno la croce
32«e gli assassini vostri han la pensione».