Africa orrenda/Espiazione

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Espiazione

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Per l'eccidio di Dògali Dopo la sconfitta

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ESPIAZIONE

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I.

Chi è, disser, costui, che solitario, altero
     Sul nostro capo il verso empio saetta,
E su la gloriosa luce del nostro impero
               L’ombra sua getta?

5Chi è costui, che i tetri sogni sferrando a volo,
     Come falchi addestrati in noi li avventa;
E di amor, di giustizia all’affamato stuolo
               Parlar si attenta?

Torbido evocatore di pazze ombre, l’abisso
     10O non vede o non cura a cui cammina:
Con l’occhio, acre di febbre, all’orizzonte fisso,
               Ecco, ei ruina!

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E noi frattanto in aurea rete impigliamo il biondo
     Amore e l’affoghiamo entro al bicchiere:
15Noi ci tiriamo dietro inguinzagliato il mondo
               Come un levriere.

Che importa, se al nostro uscio Lazzaro derelitto
     Frignando invidj a’ nostri cani il pranzo?
Avrà, quand’ei non sia ad alcun Fascio ascritto,
               20Pur qualche avanzo.

Che ci fa, se a quest’ora al suon della mitraglia
     Nel ribelle Tigrè riddi la morte?
Terran le nostre schiere, in qual che sia battaglia.
               Fronte alla sorte!

25Pugnate, eroici petti, cadete: ad una voce
     Noi gridiam « Viva! » e alziam colmo il bicchiere:
Le vostre salme avranno la medaglia e la croce
               Di cavaliere.

L’onor della bandiera val bene una tal guerra :
     30Chiedon vendetta i nostri morti; e poi
L’ufficio glorioso d’incivilir la terra
               L’abbiamo noi!

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Gli Abissini, si sa, son predoni, selvaggi,
     E con loro bisogna esser maneschi:
35Trucidar donne, vecchi, fanciulli; arder villaggi...
               Viva Radetzki!

In ogni caso, giova a noi, spiriti fini,
     Mandar la calda giovinaglia a spasso:
La guerra a chi la plètora ha d’odj cittadini
               40È un buon salasso.

Urla, profeta nero, i tuoi strambotti audaci
     All’egre ciurme ch’aizzando vai:
Noi delibiamo intanto con labbra arse da’ baci
               Reno e Tokai!


II.

45Non ei però si arresta. La pensierosa faccia
     Torce da lor, qual da bruttura, altrove,
Mormorando con voce ch’è fede, e par minaccia
               Eppur si muove!

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Diritto, nella tragica sera che preme il mondo,
     50Strali e sogni vibrando all’età rea,
Passa incontaminato tra ’l bulicame immondo,
               Non uomo, Idea.

Volano a lui dintorno dagli spazj stellati
     Corruscanti fantasmi, ignee chimere,
55Fronti di lauro cinte, petti di palma ornati,
               Falangi austere.

Ah! non hai tu, regina, cui Dante un trono eresse
     Sovra i popoli tutti, a Dio vicino,
Tu, nel cui core eterno di tutto il mondo lesse
               60Vico il destino:

Tu, santa, cui Mazzini invocava in ginocchio
     Nel freddo esilio; tu ch’a’ più begli anni
Schiacciavi, del Nizzardo sotto al fulmineo cocchio,
               Sette tiranni;

65Non hai tu, donna, or ora a turpi sgherri in braccio
     Inebbriati di poter maligno,
A chi diceati: « Pensa! » gittato in volto il ghiaccio
               Del tuo sogghigno?

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Non hai tu, che d’oltraggio le pure anime cibi,
     70Negati il pane al Giusto, il culto al Vero,
Per onorar l’Inganno, per ingrassar gli Scribi
               Del vitupero?

Difeso col tuo nome, del tuo pallio coverto
     Chi fa dell’are tue bisca e bordello?
75Chi, più che penna o spada, è a maneggiare esperto
               Il grimaldello?

Profuso oro a’ bertoni d’Astrea fatta baldracca?
     Procacciato a Bonturo onor divino?
Scolpito in marmi e in bronzi (oh Giusti!) la guarnacca
              80Di Truffaldino?

Non hai tu, barcheggiando su le calde fiumane
     Del pianto, druda delle altrui vendette,
Scagliato ai derelitti, che ti chiedeano pane,
               Piombo e manette?

85Non hai, madre, sofferto ch’a’ tuoi sacri captivi
     Fosse un raggio di sole anco vietato?
Non hai tu su la fossa dei tuoi martiri vivi
               Cancaneggiato?

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Ed ecco, or nell’ecclisi del tuo giudizio, alata
     90Furia al tuo capo la Giustizia romba;
E l’Espiazione, vermiglia aquila irata,
               Sopra a te piomba!

Oh fragor d’ improvvisi sdegni e d’immani lutti,
     Dal ciel, dal mar, dalle cruente arene!
95Oh suon misterioso di palpitanti flutti:
               Ecco, ella viene!

Sostano a’ campi avari, alle officine, intorno,
     l’opere in minacciosa alta quiete;
l’austero Etna nevoso, che si arrubina al giorno,
               100Viene, ripete.

Dalle reggie pollute, dai trafficati altari
     Sorgono al casto cielo ululi immensi;
Mandano le severe Alpi a’ bollenti mari
               Fraterni assensi.

105O monti, asceti assorti nello splendor del Nume,
     O flutto uman cui la speranza investe,
O dei cieli e dei cuori interminabil lume,
               Voi mentireste?


(Genn. ’96).