Alcyone/L'aedo senza lira

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L'aedo senza lira

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L'opere e i giorni Beatitudine
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L’AEDO SENZA LIRA.

MECO ragiona il veglio
d’una spezie di pomi.
E dice: “Nasce in arbore
di mezzana statura, e fior bianchetto.
5La dolcezza del frutto
è mista con asprezza.
Non ricusa qualunque terra. I luoghi
allegri ama bensì, dolce temperie.
Dilettasi del mare.

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10Il vento e il gelo teme.
Innestar non si puote.
Piccola etade dura.
Serbansi i pomi in orci unti di pece.
Anco serbansi in cave
15dell’oppio arbore; ovver tra la vinaccia
in pentole, assai bene e lungamente.„
Così ragiona il veglio; ed in sue lente
parole il cor si spazia
come in un canto aonio.
20Risplende un’antichissima virtude,
come nel prisco aedo
che canta un fato illustre,
o Terra, nel tuo bianco testimonio.
Il soffio del suo petto
25paterno è come la bontà dell’aria
che fa buona ogni cosa.
La vita fruttuosa
dell’arbore s’agguaglia
alle sorte magnifiche dei regni.
30Ei parla, e tra due legni
tesse la chiara paglia
come l’aedo tende le sue corde,
create co’ minugi degli agnelli,
tra i bracci della lira.
35Vento asolando, spira

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odor di meliloto il miel dall’ombra,
colato nei mondissimi vaselli
ove la man spremette i fiali pregni.
Ei ragiona e travaglia;
40e il flavescente culmo non si spezza.
A quando a quando mira
come chi attenda segni.
Ode sciame che romba.
Ei parla di battaglia
45che han l’api in loro ostelli
per signorie lor nuove.
Gli luce nella barba e ne’ capelli
alcun filo di paglia
che il suo parlar commuove.
50Al sole oro non è che tanto luca.
Appesa alla sua bocca che s’immézza,
presso l’aroma della sua saggezza,
l’anima nostra è come la festuca.