Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/115

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Anno 115

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Anno di Cristo CXV. Indizione XIII.
Alessandro papa 8.
Trajano imperadore 18.


Consoli


Lucio Vipstanio Massala e Marco Vergiliano Pedone.


Che Vipstanio e non Vipstano fosse il nome del primo di questi consoli, apparisce da un’iscrizione da me1 prodotta, e da due altre del Grutero2. Se crediamo al Tillemont, l’anno fu questo delle grandi imprese di Trajano in Levante, perchè egli entrò nel paese de’ Parti, e fece quelle grandi conquiste ch’io accennerò all’anno seguente. Se non c’inganna Dione3, altro non sappiamo dell’operato da lui in questo, se non ch’egli s’impadronì delle città di Nisibi, capitale della Mesopotamia, e di Singara, e di Barne, città o luogo amenissimo di que’ contorni: il che indica abbastanza, che alle sue mani venne l’intera ricca provincia della Mesopotamia, avendo noi anche osservato di sopra, ch’egli passò per Edessa, città parimente di quel tratto dove signoreggiava il re o sia principe Abgaro. Parla dipoi Dione, e parlerò ancor io, fra poco, del tremuoto orrendo d’Antiochia, accaduto sul fine del presente anno. Dopo di che descrive i gloriosi progressi di Trajano contra de Parti, i quali perciò debbono appartenere all’anno seguente, e non già al presente. Anche4 il Mezzabarba mette in quest’anno la dedicazione fatta in Roma della basilica Ulpia, o sia di Trajano, che può anche riferirsi all’anno 112, e ai quattro susseguenti. Certo è che questa basilica era contigua alla piazza di Trajano, superbo edificio che accresceva la bellezza di quella piazza, sapendo noi, che le basiliche de’ Romani furono sontuosissime fabbriche, simili a molte grandi[p. 422] chiese de’ Cristiani, con trofei, statue ed altri ornamenti in cima, e con portici magnifici all’intorno, destinate per i giudici che andavano a tener ragione, concorrendovi anche i negozianti a trattar de’ loro affari. Tornando ora a Trajano, mentr’egli attendeva all’acquisto della Mesopotamia, Manete, capo d’una nazion degli Arabi, Sporace principe dell’Antemisia, cioè di una parte d’essa Mesopotamia, e Manisare, anch’egli signore in quelle contrade, faceano vista di volersi a lui sottomettere, ma con trovar pretesti ogni dì per dichiararsi, e per venire a trovarlo5. Non si fidava Trajano di costoro, e molto meno se ne fidò, dappoichè Mebaraspe, re dell’Adiabene, avendo ottenuto da lui un corpo di soldatesche per difendersi contro di Cosroe, avea da traditore parte trucidati, parte ritenuti prigioni que’ soldati. Fra gli ultimi fu un centurione chiamato Sentio, il quale con altri imprigionato in un forte castello, allorchè l’esercito di Trajano, irritato contra del traditore, arrivò nell’anno seguente in vicinanza di quel luogo, ruppe le catene, uccise il castellano, ed aprì le porte agli altri Romani. Scrive Eutropio6, che Trajano s’impossessò dell’Antemisia. Dovette essere in quest’anno, perchè quella era una delle provincie della Mesopotamia. Secondo che abbiam da Dione, per queste vittorie fu dato a Trajano il titolo di Partico; ma egli più si compiaceva dell’altro di Ottimo, perchè esprimente la soavità de’ suoi costumi, e il possesso in cui egli era di tutte le virtù.

Finita la campagna coll’acquisto della Mesopotamia, venne Trajano7 a svernare con parte dell’armata ad Antiochia. Ma mentre ivi soggiornava, avvenne in quella città uno de’ più orribili e funesti tremuoti che mai si leggano nelle storie. L’ordinario popolo di quella vasta città ascendeva ad un numero [p. 423 modifica]esorbitante: ma lo avea accresciuto a dismisura la venuta colà della corte imperiale, e di gran copia di soldatesche. V’era inoltre concorsa un’immensa moltitudine di persone di quasi tutto l’imperio romano, chi per negozi, chi per bisogno del principe, chi per veder quelle feste. In tale stato si trovava quella nobilissima metropoli dell’Oriente; quando nel dì 25 di decembre, come pretende il padre Pagi8, venne un sì impetuoso tremuoto, preceduto da fulmini e da venti gagliardissimi, che rovinò buona parte delle fabbriche della città, con restare oppressa sotto le rovine gran moltitudine di persone, ed innumerabili altri con ferite e membra rotte. Si vide il vicino monte Corasio scuotere sì forte la cima, che parea dover precipitare addosso alla città; uscirono da più luoghi nuove fontane, e si seccarono le vecchie. Acquetato il gran flagello, si cominciò a pescar nelle rovine, e moltissimi vi si scoprirono morti di fame. Trovossi una sola donna che avea sostentato per più giorni sè stessa e un suo pargoletto col proprio latte, ed amendue furono cavati vivi: il che par cosa da non credere. Trajano che s’incontrò ad essere in sì brutto frangente, per una finestra del palazzo, in cui abitava, se ne fuggì; e scrivono che un personaggio d’inusitata e più che umana statura lo ajutò a salvarsi. Tal fu nulladimeno la sua paura, che quantunque fosse cessato lo scotimento della terra, pure per molti giorni volle abitare a cielo scoperto nel Circo. In questa sciagura perdè la vita Pedone console, che terminato il suo consolato ordinario ne’ primi sei mesi potè molto ben venire pe’ suoi affari ad Antiochia; se pur non fu un altro Pedone, stato console in alcun degli anni precedenti.

  1. Thesaurus Novus Inscription., pag. 319, num. 2.
  2. Gruterus, pag. 74 et 1070.
  3. Dio., lib. 68.
  4. Mediobarbus, in Numism. Imperat.
  5. Dio., lib. 68.
  6. Eutrop., in Breviar.
  7. Joannes Malala, in Chron. Dio., lib. 68.
  8. Pagius, in Crit. Baron.