Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/310

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Anno 310

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Anno di Cristo CCCX. Indizione XIII.
EUSEBIO papa 1.
MELCHIADE papa 1.
GALERIO MASSIMIANO imperadore 6.
MASSENZIO imperadore 5.
COSTANTINO imperadore 4.
LICINIO imperadore 4.
Console

MASSENZIO imperatore solo.

Ne’ fasti d’Idacio e nell’Anonimo del Bucherio, o sia del Cuspiniano, è nominato il solo Massenzio console in Roma. Fuori d’Italia si contava l’anno II dopo il consolato di Massimiano Erculio X e di Galerio Massimiano VII. Ne’ Fasti di Teone enunziati si veggono sotto questo anno Andronico e Probo. Possiam sospettare che fossero sostituiti a Massenzio. Rufo Volusiano si trova nel presente anno prefetto di Roma. In questi tempi la giustizia di Dio, che già aveva abbattuto l’iniquo Massimiano Erculio, si fece sentire anche all’altro imperadore Galerio Massimiano, soggiornante2998 in Sardica nella Dacia novella, cioè a colui che abbiam di sopra veduto principal promotore della persecuzion dei Cristiani. Era egli innamorato del suo paese nativo, ed abbiamo da Aurelio Vittore2999, ch’egli con far tagliare delle sterminate selve nella Pannonia, e mettere quelle terre a coltura, e con fare scolar l’acque del lago Pelsone nel Danubio, avea renduto un gran tratto di paese utilissimo alla repubblica. Ardeva egli di odio contra di Massenzio tiranno di Roma, nè ad altro pensava che a procedergli contro, ammassando a questo fine a tutto potere genti e denari. Col pretesto adunque d’aver egli a solennizzare i vicennali del suo regno cesareo, al che diceva che occorreano immense spese, dopo aver già rovinate le provincie a lui suddite a furia d’imposte, inorpellate col nome di prestanze, finì di smugnerle e di assassinarle con altre gravezze, alla riscossion delle quali deputò i suoi soldati, che meritavano piuttosto il nome di carnefici che di esattori: tanta era la lor crudeltà. Lattanzio ci fa qui un lagrimevol ritratto di quelle inumane esazioni, per le quali violentemente si toglievano alla gente tutti i frutti delle lor terre, senza lasciarle di che vivere. Ma chi è terribile sopra i re della terra, fece finalmente intendere a costui che v’era uno sopra di lui3000, percuotendolo con piaga nelle parti segrete e vergognose, piaga orribile ed incurabile, per i cui dolori insoffribili cominciò egli a patire e a prorompere in grida ed urli spaventosi. Ciò probabilmente avvenne in Sardica, città della nuova Dacia. Si affaticavano i medici per curar questo fiero nemico, che già aveva cancrenate le carni, con tagliare e bruciare; e pareva che omai la piaga si cicatrizzasse, quando essa più che mai inferocì, menando tal fetore, che non solamente per tutto il palazzo, ma anche per tutta la città si diffuse, come iperbolicamente lasciò scritto Lattanzio. E, marcendo le carni, cominciò ad uscirne gran copia di vermi. In sì orrido stato sotto il flagello di Dio si trovava l’iniquo principe, del cui fine parleremo all’anno seguente. Sembra che al presente s’abbia da riferire quanto abbiamo da Nazario3001 nel Panegirico di Costantino Augusto. Avevano formata una lega contra di lui i Brutteri, Camavi, Cherusci, Vangioni, Alamanni e Tubanti, popoli tutti della Germania; ed unita una formidabile armata si misero in campagna. Lento non fu Costantino a presentarsi colla sua incontro ad essi, ed ottenuto passaporto per gli suoi deputati a trattar con quelle barbare [p. 1097 modifica]nazioni, travestito come un d’essi, passò nel campo nemico, accompagnato da due soli de’ suoi, per ispiare le lor forze e disegni; il che felicemente seguì. All’aver prima saputo che Costantino era in persona all’armata, già aveano pensato coloro di separarsi, e di non voler battaglia; ma assicurati poi da Costantino non conosciuto, che l’imperadore era lontano dalle sue milizie, arrischiarono in fine il combattimento, in cui sbaragliati ad altro non pensarono che a menar ben le gambe. Dopo questa insigne vittoria, accennata in poche parole anche da Eusebio3002, passò Costantino nella Gran Bretagna, chiamato colà dalle turbolenze mosse da alcuni di que’ popoli, non si sa se ribelli o pur nemici. La soggiogò in poco tempo, forse con poca fatica, e senza venire a battaglia, perchè i di lui panegiristi non ne fanno parola. San Marcello papa, cacciato in esilio da Massenzio tiranno di Roma, terminò sul principio di quest’anno la sua vita, onorato col titolo di martire, ed ebbe per successore Eusebio nella sedia di san Pietro3003, il quale dopo soli quattro mesi e mezzo di pontificato fu chiamato da Dio a miglior vita. A lui succedette nella cattedra pontificale Melchiade papa.