Autobiografia (Monaldo Leopardi)/Capitolo LIX

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Capitolo LIX

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Altra insurgenza. La Hoz


Un certo La Hoz generale al servizio della Republica, lo abbandonò disertando, e da Pesaro dove si trovava prese la via del Furlo, e si internò nei Monti. Non si seppe generalmente la causa di quella fuga, ma è da credersi che quell’uomo fosse minacciato da calamità gravi, altrimenti non avrebbe abbandonato un posto lucroso assai per mettersi a correre alla ventura. È da credersi che avesse abusato della Cassa, perché fra cento disperati, novantanove lo sono per avere male impiegato il denaro. Il denaro degli altri è un seduttore cui si resiste raramente, e si disse che questo La Hoz, tedesco o fiammingo non so, aveva già disertato dalle armate austriache per la causa istessa. Errando fra gli Appennini incontrò una schiera di insorgenti che lo ritenne prigioniero, ma là dove egli doveva temere rovina il suo genio trovò risorsa. Persuasi coloro di essere inimico dei Francesi ebbe libertà e grado, e in due momenti prevalendo col suo coraggio, con le sue cognizioni, o con la sua attività indicibile, soverchiò tutti i Capi di quei partiti e venne riconosciuto Generale in capo delle Truppe in Massa. Andò in Ascoli, e di là a Fermo dove si fermò per dare un qualche sesto alla sua Armata. Gente non gli mancava perché ad una voce o al suono di una campana il popolo correva a migliaia per combattere contro i Francesi. Scelse mille e cinquecento uomini all’incirca, e attese ad istruirli un poco, e soprattutto a subordinarli alla disciplina militare. Accozzò una quarantina di cavalli, e vestì con uniforme di tela bianca quattro o cinquecento soldati, spendendo i danari che trovava nelle casse della Republica, e quelli che poté esigere dei tributi ordinarj. Alcuni navi Inglesi, che stavano nel mare nostro, soffiando nel fuoco della sollevazione gli somministrarono sei piccoli cannoni, e qualche centinaro di fucili, il resto della truppa si armò con fucili da caccia, e con quello che venne alle mani. In pochi giorni quell’armatella prese figura e consistenza, e si vide quanto può un uomo di genio massimamente se la necessità lo costringe. Bensì gli uffiziali valevano poco perché non possono farsi in un momento, e La Hoz doveva supplire in persona a tutte le parti.

Negli ultimi giorni di luglio La Hoz partì di Fermo con le sue genti, e marciò sopra Macerata, lasciando però la strada postale, e camminando sulla cima dei colli. Nel passare per Monte Lupone spedì una scoperta fino al ponte nostro sopra il fiume Potenza. Il comandante francese De Coquerelle che aveva qui quaranta o cinquanta soldati, immaginò che gli insorgenti venissero di là, e si incapricciò di respingerli. Tutti i Francesi corsero a quella parte e si batté la generala perché vi accorresse pure la truppa civica, ma veruno si mosse e gli ufficiali civici che fino allora si erano pavoneggiati con le divise militari, furono i primi a nascondersi. Tutto era moto e timore, ma ben presto si conobbe che gli insurgenti proseguivano la loro marcia senza volgersi a Recanati. Dalle finestre di casa mia col mezzo del canocchiale vedemmo La Hoz sul ponte, che richiamava i suoi scorridori. Allora i Francesi retrocederono, e allora gli ufficiali civici uscirono dal nascondiglio per partecipare della vittoria, ma il comandante De Coquerelle adocchiati il signor... comandante della civica, e il sig. ... ajutante di quello li chiamò ad alta voce replicatamente Porci, porci, e li regalò con alquante bastonate sulle spalle. Se quel bastone benedetto lavorasse frequentemente molti sciocchi si rassegnerebbero alla propria nullità, e non si esporrebbero a compromettere se stessi e gli altri.

Nella matina seguente, e credo fossimo alli 30 di Luglio, ci accorgemmo che i Francesi erano tutti partiti di qui, e si erano fermati in Loreto dove ne stavano alcuni altri. Il nostro popolo ammaestrato dalle vicende recenti non si mosse, e questa quiete riuscì molto opportuna perché in ciascheduna delle matine seguenti una grossa pattuglia di Francesi arrivò fino qua, e se il popolo si fosse sollevato, si era tuttora in tempo di pagarne la pena. Fratanto vivevamo in angustie gravissime, incerti della nostra sorte futura, bramando che il governo della Republica finisse, ma temendo che gli insurgenti guidati da La Hoz non fussero migliori dei primi. Per esserne alquanto aggiornati si spedì secretamente in Macerata il Padre Antonio Maria Marini minore osservante, il quale parlando col Generale e assicurandolo essere la città ben disposta, e solo tenerla in timore la prossimità dei Francesi, ne ebbe risposta concisa, che si attendesse a stare tranquilli, e si preparassero cautamente alquanti viveri; niente altro. Il ritorno di questo religioso ci rassicurò bastantemente sul buon contegno di quelle truppe. Io non avevo né consigliata, né approvata quella spedizione, che riuscì bene, ma fu azzardosa per chi andò, e per chi la diresse.