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Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Raffaele Marchetti

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Raffaele Marchetti

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Giuseppe Marchetti Mario Massimo

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MARCHETTI AVV. RAFFAELE


Consigliere Municipale




CC
hi vide la luce della vita in sui primordi del secolo che volge, gl’incombeva destino d’esser quindi testimone delle atroci lotte politiche interne ed esterne, delle battaglie tra la luce del progresso e le tenebre della ignoranza, di star presente al truculento spettacolo di dilaceratoci signorie, di immani carneficine, di lutti disperati, onde il bel seno d’Italia dai dominatori stranieri era travagliato. — E arroge il Papato, che all’ombra della religione consumava simonie, erigeva patiboli, immolava vittime, e all’eccidio estremo della patria perfidamente congiurava i popoli immergendo nella buia notte di un oscurantismo profondo. — Però in mezzo ai tetri conflitti tra il bene ed il male, in mezzo alle densissime tenebre, onde avvolgevasi la terra italiana, crescevano uomini che la face della scienza, e il fuoco sacro della libertà alimentavano. — E a noi piace sopratutto nelle nostre biografiche pubblicazioni segnalare non solo quei cittadini, che hanno consacrato gli affetti alla patria, ma sì pure coloro, che la illustrarono nel campo della scienza e della dottrina, e la onorarono difendendo i caduti o gli innocenti, nel tempio della giustizia, dove di leggieri s’insinua, come la chiama Byron, la spumante calunnia, od il livore di parte, o la insipienza del magistrato. —

Scriviamo quindi oggi la vita dell’Avv.to Raffaele Marchetti per sentimenti liberali distinto, e nella giurisprudenza dottissimo. —

Nel 1818 del mese di Luglio da onesti e civili parenti nacque egli in Bolognola di Camerino, e gli anni cresceva educato agli studi, dei quali [p. 144 modifica]compiva il corso nella città stessa di Camerino. — Nel Novembre 1839 entrava nella Romana Università, ed applicavasi alle legali discipline. Nella scienza del Giure fece profonda sua mente, e nell’anno 1843 ne riportava la laurea. — Ad acquistar poi la prattica forense, si diè a frequentar lo studio dell’Avv. Pasqualoni, che godeva fama di liberale, onde i sospetti della polizia papale caddero di buon’ora anche sopra il Marchetti, il quale era sì cupamente preso di mira, e tanto dette di se a temere che non solo di continuo si lasciavano andare sulle di lui pòste i levrieri pontifici, ma si giungeva persino a sottoporlo a rigorosa perquisizione nella persona e nella casa di sua dimora. — Nè ciò fu bastevole, imperciocchè Mons. Zacchia allora Governatore di Roma senza motivazione di sentenza, lo condannava all’espiazione di dieci giorni di esercizi spirituali nel convento di S. Eusebio. —

Esercizi spirituali! — Era questa una pena di rigoroso ritiro in un convento, nel quale era tormentato il recluso con ogni guisa di privazioni e nutrito di giaculatorie, o di prediche, perocchè agli orrori del Sant’Uffizio si tentava supplire con la vaniloquenza piena di arcane paure, e con il fantasma d’un eternità di dolori dopo la morte, formando di Dio un amalgama di contradizioni e d’infamia. —

Ma il Marchetti stette saldo nella sua fede di cittadino liberale, e la indipendenza, e la unità e la libertà della patria sempre più desiderò. —

Resasi vacante nell’ottobre 1846 la Cattedra di diritto criminale, concorse alla medesima, e così sopra tutti si distinse, che fu onorato della nomina di Uditore presso la S. Consulta, e al succedere degli avvenimenti che l’ascensione di Pio Nono al Papato glorificavano, era promosso quale Capo della Divisione al Ministero della Giustizia, ove la sua opera esercitò anche durante la rivoluziono politica del 1849, in cui seppe pure acquistarsi la stima dei sommi uomini di quei tempi. —

Caduta la Romana Repubblica e restauratosi colle bajonette straniere il governo papale, costituivasi la cosidetta Censura politica, la quale decretava la immediata destituzione del Marchetti per — (sono le testuali parole) il suo fanatismo verso la cosidetta Repubblica. — E qui giova notare come egli non fosse partigiano del governo repubblicano, ma sibbene appartenesse alla schiera dei moderati, onde s’ebbe la intimità ed amicizia di un Farini, di un Perfetti, e fu ammiratore caldissimo di quel Pellegrino Rossi, che cadde trafitto dal pugnale del sicario allorquando saliva le scale del Palazzo della Cancelleria. —

Destituito dell’impiego, davasi il Marchetti all’Avvocatura, e nel 1852 dappresso concorso, il titolo d’Avvocato dalla S. Rota otteneva, e venne in [p. 145 modifica]sì lodata rinomanza che nel 1855 il Ministro Mertel lo nominava Aggiunto alla Procura dei Poveri, e nell’anno 1866 era promosso alla nomina effettiva di Procuratore dei Poveri. —

Di splendido ingegno e di vasta dottrina, siccome egli è, raccoglieva trionfi nel Foro penale, in cui la sua voce tuonava con sceltissimo eloquio, con robustezza di stile, e le sue orazioni sapea all’uopo con attico sale condire, e la mordacità della parola, che anco nello scritto adoperava, pungeva a guaio, e sovente giovava a strappare il filo della condanna, che pendeva sul capo dell’accusato. — E fu perciò che s’ebbe ammonizioni e sospensioni in molte difese di cause criminali. — E di fatti, alloraquando la famosa causa difese del Marchese Giampietro Campana, il quale era sotto l’accusa di peculato per la somma di scudi 900,000 commesso nel S. Monte di Pietà di Roma, il Marchetti per l’acre causticità dello sue difensive orazioni, n’ebbe dal Tribunale una sospensione all’esercizio d’avvocato per tre mesi, come’altra sospensione fu contro di lui pronunciata dalla Congregazione dei Vescovi e Regolari per la difesa di un prete. —

Correva l’anno 1868. — Nel fondo delle prigioni politiche di Roma giacevano onorandi patriotti, e cittadini che nella insurrezione del 1867 tentarono la liberazione di Roma da un governo, che si reggeva sulla punta delle baionette straniere, e sulla ferocia brutale di pochi sgherani venuti d’oltremonte e d’oltremare. — Tra quei detenuti stavano Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti imputati d’aver dato fuoco alla mina, che fece crollare una parte della Caserma di Serristori nel momento che doveva scoppiare la interna ed esterna insurrezione, per rivendicare Roma a libertà. — Ma è nota la storia dei dolorosi avvenimenti, che si compierono a Monterondo, a Mentana, a Villa Glori. Noi ci affrettiamo a dire che la difesa del Monti fu affidata al Marchetti, il quale adoperò tutti gli sforzi dell’ingegno e dell’eloquenza, e tentò suscitare nel cuore dei Giudici il commovimento degli affetti per involare almeno all’estremo supplizio quell’anima italiana. — Ma indarno! — I Magistrati della Consulta sotto l’incubo papale, sordi ad ogni più potente ragione, ad ogni affetto gentile, ad ogni umana pietà, decretarono la morte del povero Monti. — E la bipenne troncò la sua testa e quella dell’infelico compagno Tognetti, e il sangue degli uccisi sprizzò sul capo del Papa, e la faccia di Dio, di cui si vuol chiamare Vicario, s’oscurava di certo, perocchè Dio è banditore del perdono, onde anche ai colpevoli, anche a chi l’uccideva perdonava. —

La decapitazione di quegli infelici è stato l’ultimo legale assassinio, l’estremo inumano spettacolo della pena di morte offertosi al guardo dei Romani. —

[p. 146 modifica]E noi facciam plauso a coloro, che comprendendo la civiltà dei tempi, propugnano l’abolizione di quella pena, imperocchè ben disse l’illustre letterato e giureconsulto Guerrazzi, che il legislatore non con l’estremo supplizio, ma ha mestieri „ con le leggi fecondare non solo, bensì creare senso morale, coscienza pubblica, amore della virtù, costumi buoni, santità di vincoli, gentilezza di uffici, e tutto insomma . che volendo torre via dagli animi la ferocia, onde altri desume la necessità di conservare la pena di morte, bisogna per lo appunto come esempio supremo di educazione, abolirla, e con essa removere dalla mente del popolo lo spettacolo di iniquità e di contradizione, pèl quale il magistrato, che ordina la morte dell’uomo, si pretende onorato, e il boja che mette a compimento il comando, si dà in balia alla pubblica esecrazione. „ I principi del Beccaria dovranno trionfare. —

A provare la pubblica e privata estimazione, che gode l’Avvocato Raffaele Marchetti basterà pur notare come nel Settembre dell’anno 1870, appena Roma era rivendicata a Italia fu eletto Membro della Giunta Politica, e nel 2 Ottobre successivo formò parte della Deputazione incaricata di presentare al Re in Firenze il Plebiscito dei Romani. —

Nelle prime elezioni fu poi mandato al seggio di Consigliere in Campidoglio, ed appresso a splendida testimonianza della stima universale, ond’è onorato, venne dal 3.° Collegio di Roma eletto Deputato al Parlamento Nazionale. E quella elezione essendo stata annullata perchè la qualità di impiegato rivestiva, a questa avendo rinunciato, tosto veniva rieletto. —

Nella Camera dei Deputati fu egli sempre addetto alla Presidenza come Segretario, e le sue note virtù, e gl’illustri suoi pregi lo fanno riguardare come uno degli uomini, che al bene unicamente intende della Nazione. — E sì che è tempo, gli ottimi e i più sapienti, doversi di tutta lena adoperare per il migliore ordine dello Stato, per la buona amministrazione, per le provvide leggi, e per tutto quanto condur deve a far felice questa Italia, che sofferse tanto, e a sollevare questo popolo, che pur troppo va semprepiù immiserendo. —




Tip. Tiberina Piazza Borghese. Riccardo Fait — Editore.