Canti a méte dell'Alto Lazio

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canti cantastoria Canti a méte dell'Alto Lazio Intestazione 11 settembre 2008 75% canti

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E quanno vojo mète, e mète vojo,
padrò, non me passà cipolla e l'ajo,
padrò, non me passà cipolla e l'ajo
sinnò la metitura te l'imbrojo.

2E quanto vojo mète e meterìa
si ce l'avessi la farcetta nova
e sotto all'ombra co' la bella mia.

3Fiore de lino,
e quanto è bello er campo a mète 'r grano,
è quello che produce il contadino.

4E la vorpe giù ner fosso perde er pelo,
padrò, passa er barlozzo, vengo meno.

5Al contadino che mete lo grano
la farce je diventa un filo d'oro.

6E viene mezzodì pe' li signori
ma pe' li contadì nun verrà mai.

7È notte, è notte e lo padrò sospira,
dice ch'è stata curta la giornata.

8Zitto, padrone mio, non sospirare,
prendi la borsa e prencepia a pagare.


Traduzione

E quando voglio mietere, e mietere voglio,
padrone, non mi dare da mangiare la cipolla e l'aglio,
padrone, non mi dare da mangiare la cipolla e l'aglio
altrimenti ti rovino la mietitura.

2E quanto vorrei mietere e mieterei
se avessi la falce nuova
e sotto all'ombra con la bella mia.

3Fiore di lino,
e quanto è bello il campo dove si miete il grano,
è quello che produce il contadino.

4E la volpe giù nel fosso perde il pelo,
padrone, passa il barlozzo1, sto svenendo.

5Al contadino che miete il grano
la falce diventa un filo d'oro.

6E viene mezzogiorno per i signori
ma per i contadini non verrà mai.

7È notte, è notte e il padrone sospira,
dice ch'è stata corta la giornata.

8Zitto, padrone mio, non sospirare,
prendi la borsa e inizia a pagare.


Note

Canto dei mietitori.
  1. Piccola botte dentro la quale si trasportava il vino o l'acqua.