Cenni statistico-storici della Valle Vigezzo/Parte 1/VII. Miniere

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VII. Miniere

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VII.

Miniere.

Nessuna miniera coltivasi presentemente nella valle Vigezzo, quando si eccettuino alcune cave di carbonato calcare, che somministrano la calce agli usi del Mandamento. Vi sono però dei filoni di minerale ferrugineo al di sopra di Crana, ed al piede del Gridone premenzionato, ed in quest’ultimo luogo eranvi altre volte fucine destinate al ricavo del ferro. S’ignora il perchè siano state abbandonate, se pure non provenne dalla qualità del ferro che si otteneva, che dicesi troppo dolce, e non conveniente agli usi ordinarii. In un paese però dove tanto abbonda il combustibile, ed in tempi in cui la costruzione delle strade ferrate consuma un’immensa quantità di ferro, la coltivazione delle miniere del Gridone potrebbe forse essere ripresa con isperanza di cospicui guadagni. [p. 25 modifica] Poco lungi dalla sommità della Pioda di Grana trovasi una miniera di porcellana dì finissima qualità, e che venne già descritta da Amoretti col nome di Kaolino. Giace in un filone perpendicolare agli strati di granito in tavole, da cui risulta tutto quel monte colossale. Questo filone, che ha molti piedi di larghezza, è di una sostanza grigio-nericcia, lamellosa, e tenera, entro cui corrono rilegature candide, che sono di Kaolino. Esso è infatti di un bianco candido, cristallizzato in collonnette fibrose, quadrangolari, troncate in cima, ove formano ora un quadrato, ora un rombo. Lungo il filone trovansi delle grotte più, o meno spaziose tutte rivestite nell’interno da siffatte colonnette fibrose, che lasciate lungamente all’aria sfioriscono, e seccate si convertono in finissima, e candidissima polvere. Il kaolino essendo stato spedito a Parigi fu trovato eccellente per fabbricare della porcellana finissima. Noi pure lo abbiamo diligentemente esaminato, e solo ci sembrò che fosse esso poco permeabile all’acqua, per cui la di lui pasta non mostrerebbe quella tenacità, che crediamo necessaria per simili fatture. Dopo diversi esperimenti ci fu però dato conoscere potersi riparare a questo difetto coll’incandescenza: esposto il kaolino a fuoco forte, mentre non perde alcuna delle sue proprietà, acquista invece quella di stemperarsi facilmente nell’acqua, e formare colla medesima una pasta non meno tenace di quella della creta. Per la qual cosa stimiamo noi pare questo minerale convenientissimo alla formazione della porcellana; ed una fabbrica in valle Vigezzo, dov’è abbondantissima la legna da fuoco, potrebbe provvedere lo stato di squisita porcellana con grande lucro di chi la intraprendesse.

In un monte al dì sopra, ed al sud di Malesco trovasi una miniera di marmo bianco, che al dire dell’Amoretti, non invidia il Carrarese. Difatto esso è d’un bianco candido, di una grana fina, e suscettibile di bella pulitura. Il [p. 26 modifica]pavimento della chiesa di Re fu in parte formato con questo marmo. Presentemente però la cava non si lavora attesa la sua lontananza dai luoghi abitati, ed il marmo s’impiega per la fabbricazione della calce.

Nel così detto piano delle Lotte poco lungi da Santa Maria Maggiore si vuole che si trovi in abbondanza non solo la torba ma pure il carbon fossile. Sarebbe a desiderarsi che venissero intrapresi degli esperimenti onde verificare la cosa; che l’esistenza di simili combustibili riescirebbe di grandissimo utile non solo alla Valle, ma all’intiero Stato. Nei Cenni di Statistica mineralogica di Vincenzo Barelli sia scritto trovarsi in Druogno presso la strada che mette a Domodossola la Lignite fragile. Crediamo che questo fossile bituminoso si trovi non presso la strada che mette a Domodossola, bensì nel monte meridionale che sta di rimpetto a Druogno. In tale località noi vi abbiamo pure scoperto dei filoni di puro amianto, e di legno fossile di diversa natura, e dimensione. Anche qui facciamo dei voti perchè siano intrapresi degli scavi sufficientemente profondi, onde conoscere, se il minerale bituminoso s’interni nel monte, e se acquisti le volute qualità per utilmente impiegarlo come sostanza combustibile.

Furono pure in varii tempi designate in Vigezzo delle miniere aurifere, e segnatamente in un rio al di sotto di Coimo, lungo le sponde del Melezzo, al di sopra di Crana, in un monte presso Finero, ed in un altro al di sopra di Malesco. La miniera di Finero venne esperimentata negli scorsi anni, ed anzi eransi già costruiti al piede della medesima alcuni edifizi. Ma ulteriori esperimenti non corrisposere alle prime speranze; il minerale si trovò assai povero del prezioso metallo, e se ne è perciò abbandonato lo scavo. La miniera al di sopra di Malesco dicesi assai ricca, [p. 27 modifica]specialmente in argento; ma sinora non venne regolarmente esperimentata, e molto meno in alcuna parte coltivata.

Finalmente fra le sostanze mineralogiche della valle Vigezzo accenneremo l’ardesia, il granito, la breccia, lo scisto argilloso, e micaceo, dei quali trovansi pressocchè tutte composte le montagne sassose. Accenneremo pure le piriti sulfuree, e gli ammassi di arena finissima composta di quarzo, e feldispato, che trovansi al di sopra di Crana; non che la pietra ollare, della quale consta un monte all’ovest di Malesco.