Commedia (Buti)/Paradiso/Agli amatori delle amene lettere

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Agli amatori delle amene lettere

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AGLI AMATORI DELLE AMENE LETTERE

CRESCENTINO GIANNINI



Eccovi finalmente la Divina Comedia con quel suo Commento, cui primo l’Italia ebbesi per intero, e cui forse per il migliore vanta l’antica età e la recente. Io, a dire il vero, mi chiamo ben lieto dell’essere venuto a capo di tale fatica; e già riuscivami a un contraccuore ogni volta, che mi ricorreva il pensiero come in più che cinque secoli nessuno erasi ingegnato di trarre dalla polvere delle biblioteche tanta ricchezza tra di stile e di lingua, e così ciascuno si rendesse facile dell’acquistarla. Senza che la singolarità di alcune lezioni del testo richiedeva altresì che si divolgasse, ad aiutare l’intelligenza del sacrato Poema. E presumerò io che a me se ne debba ora tutto il merito attribuire? Cessi da me qualunque ambizione: perocchè, sebbene l’amore della gloria nazionale mi avesse mosso a spenderci sopra degli anni parecchi, ogni mia sollecitudine saria tornata vuota d’effetto, qualora i sigg. Nistri non avessero assunto l’incarico di siffatta publicazione con intendimento di compiere un’opera alle nostre lettere [p. vi modifica]giovevole e gloriosa. Già in questa medesima città di Pisa fino dal 1827-9 fu stampato l’altro Commento, appellato l’Ottimo, per le cure del Dott. Alessandro Torri, di poco rapito al culto dantesco, e dal quale ci venne un grato conforto a cotanta intrapresa. A loro adunque se ne vuole saper obligo speciale, e tanto più che si furono messi all’impresa in una stagione, che niun frutto o scarsissimo promettere si potevano. In fatti il primo tomo, uscito fuori quando la nostra penisola quasi tutta reggevasi ancora da prìncipi non suoi, quali ricompense offerire poteva ai suoi editori? Un libro, il quale consiglia e accende i popoli ad unità, come doveva giugnere accetto a chi esercitava il dispotismo? Il secondo volume eziandio non ebbe corso fortuna diversa, e noi ne rechiamo la cagione alle vicende politiche, arrischiando però d’ augurare al terzo il meritato successo. E falliranno esse le nostre predizioni? Oh allora male presentirei della nostra comune patria: imperciocchè, postergata la nazionale letteratura, cadrebbe immantinente nella massima abiezione, anzichè essere possibile a divenire novellamente maestra di civiltà. Grecia e Roma senza quegli eccellenti scrittori, onde le geste alla posterità ne furono tramandate, durerebbono tuttora grandi nell’universale ammirazione? Di quanti popoli, già fiorenti per azioni di virtù a noi non pervenne altro che il nome: avvegna che mancassero di chi i loro fatti 1 riferisse? Così pertanto camminando la bisogna, io non mi asterrò giammai nell’inanimare i giovani, perchè ai nostri classici, tra’ quali siede maestro l’Allighieri, [p. vii modifica]ogni loro attenzione rivolgano2; ed oggi maggiormente che la forma del bello scrivere va talmente scadendo, che nient’altro d’italiano ritiene, eccetto la desinenza. Ma come ciò? sento replicarmi: Al presente che non si fa, per informare di utili cognizioni le tenere menti, affine poi di agevolarle per le arti, lettere e scienze? Lodevolissimo è il fine; ma i mezzi male vi corrispondono. Infatti le nostre scuole, ripiene come sono di tanti libri, ivi intromessi per lo specioso titolo d’essere stati redatti secondo il programma ministeriale, otterranno elle di svolgere e chiarire i novelli intelletti, o non piuttosto ad imbozzacchirli ed offuscare? Tolga Iddio che il mio timore s’avveri! Ma acciocchè altri non abbia da reputare troppo avventato il mio giudizio, riporterò qui taluni saggi di cotali compilazioni, pregando i lettori a volersi adoperare, perchè simili scandali dà’ ginnasi e dai licei vengano rimossi. Lascio stare che la prima nozione3 grammaticale, che si dà al fanciullo, e quella della proposizione, senza avergli gittato neppure un motto intorno al significato del nome e delle altre parti del discorso. E che ti può capir egli di soggetto, di verbo e d’attributo? E perchè mai confondergli il capo coi vocaboli di complementi, proposizione complessa, composta, ellittica ed altre [p. viii modifica]metafisiche astruserie, che non sono da quella età? Già la Grammatica nei sette e otto anni è inopportuna; ma pazienza! almeno le regole fossero esposte con precisione e chiarezza. — Gli articoli sono parole che si premettono ai nomi. — E come una definizione così monca da tacerti il perchè l’articolo si antimette al nome?Determinativi si dicono gli articoli il, lo, la, perchè si prepongono ai nomi esprimenti un oggetto già determinato. Indeterminativi si dicono gli articoli un, uno, una, perchè si prepongono a’ nomi esprimenti un oggetto indeterminato — . Oh la chiarità di tali rudimenti! Non v’incresca udirne altri di questi Seri precettisti — Il nome è parola che indica una cosa — 4. Iddio, gli angeli, gli uccelli, io, tu, la virtù eccetera saranno cose? L’aggettivo si dice qualificativo, se indica una qualità; e determinativo, se indica una determinazione. Eccoti la consueta luce. Ma dalla Grammatica sagliamo al Modo di scrivere bene5, §. I. Definizione e scopo della costruzioneL’arte che insegna a mettere insieme le parti del discorso in guisa che formino proposizioni, e che inoltre dimostra la maniera con cui queste proposizioni si abbiano a connettere tra loro, perchè sia espresso o colla favella o colla scrittura quel concetto che nella mente nostra prima si ideò e poi si modificò o contemporaneamente alla concezione primitiva del pensiero [p. ix modifica]o dopo, dicesi Sintassi con voce greca — Che ragionare è codesto? Il concetto, che si idea contemporaneamente o dopo alla concezione del pensiero! Quali idee il prof. Pierluigi si è formato del concetto, della concezione e del pensiero? Ma proseguiamo. Il verbo avere usasi molte volte, quando vogliamo significare stato in luogo, invece dei verbi essere, stare, dimorare, abitare e simili — . Per una cotale trasformazione il verbo avere sarà stato costretto a passare sotto l’arcobaleno! Tutto questo parrebbemi bastante a persuadere a chi che sia la verità del mio asserto; ma, abbandonata la parte didascalica, tocchiamo un nonnulla della narrativa. — Romolo, mentendo, asserì di avere scorto uccelli, che realmente non avea incontrati — 6, saranno stati di quelli senza ali. — Tullia, la scellerata figlia, ordina al suo cocchiere di passare colla vettura sul cadavere del genitore — . Ma finiamola con queste noiose tiritère; ed ai maestri, ispettori e proveditori ricordiamo che al loro ufficio contraffanno, permettendo che in tal guisa vada governato l’insegnamento, e che su di essi ricaderà la colpa delle fallite speranze d’un’intera generazione. Sì, immenso danno sarà per conseguitarne, se tostamente non vi si ripara; il perchè tra loro ne conferiscano, e caso che non sentansi capaci di produrvi il necessario miglioramento, si depongano. Il novello Ministro eziandio ripensi il grave suo compito, che non è più a lungo da trascurare, senza nuocere e alla reputazione propria e al nazionale progresso. E donde mai [p. x modifica]l’odierno difetto d’uomini di stato, se non dai cattivi metodi scolastici dei tempi addietro? L’Italia non soltanto per le spade in libertà si è vendicata; ma più ancora pel senno de’ suoi figliuoli. E sarebbe oggi per tornare di nuovo regina, quando stata non fosse privilegiata di quegli stupendi ingegni, che furono Vincenzo Gioberti e Camillo Cavour? Quanto più si distende lo spazio del tempo che li perdemmo, tanto più cresce il desiderio, onde ne collagrimiamo! Vero è che la mia digressione si è un po’ troppo allungata, alla quale mi à spinto la triste condizione in cui giace il primario insegnamento, che è la base di tutto l’edifizio intellettuale e di una sana educazione; e qui ne chiedo cortese venia, riconducendomi al proposito della nostra edizione, sul tenore della quale aggiugnerò brevissime parole. In questa terza Cantica poche varianti d’importanza riscontraronsi nel Codice Magliabechiano; e, venutomi a mano il Palatino, edito dal cav. Palermo, non ò ommesso di notare alcune lezioni speciali, che pure si accordano con quelle dell’Antaldino. All’ultimo del presente volume si è unito un Indice delle voci proprie contenute nell’intero Commento, al quale avrebbe fatto seguito quello eziandio del testo, se non ne fosse dimostrata l’inutilità dal pregevole Vocabolario del ch. prof. Blanc. Resta ora che vogliate con allegra fronte accogliere il nostro lavoro, ed abbiatevi giorni felici.


Nel Marzo del 1862.


Note

  1. Orazio, Ode ix, Lib. iv «Vixere fortes Agamemnona Multi; sed omnes illacrymabiles Urgentur ignotique longa Nocte, carent quia vate sacro ».
  2. Nel corso di questa nostra stampa abbiamo visto con assai piacere qua e colà crescere il fervore per il Divino Poeta. A Londra mercè la genorosità dell’onorev. Lord Vernon sono stati riprodotti i quattro più antichi testi delle tre cantiche. Il prof. Carlo Witte in Berlino à dato la Divina Comedia ricorretta sopra quattro dei più autorevoli testi a penna. Il p. G. Giuliani à stampato Dante spiegato con Dante, Firenze Le Monnier; ed in Cesena Paolo Isidoro Sambi longianese, la Divina Comedia all’intelligenza di tutti. In Livorno, Le Paradis, Traduction nouvelle en vers francais par M. Hippolyte Topin.
  3. Nozioni di Grammatica ad uso delle classi elementari superiori per Giovanni Scavia, operetta adottata con decreto ministeriale del 1.° Giugno 1858.
  4. Il Piccolo compendio della Grammatica italiana per le scuole elementari inferiori, estratto dalla nuova Grammatica di Cipriano Mottura e Giovanni Parato.
  5. Del modo di scriver bene, Trattatello ad uso degli studenti di lettere italiane nelle scuole tecniche del regno, compilato da Pierluigi Donini professore di Lettere italiane, Geografia e Storia nel Collegio di Dora in Torino.
  6. Storia Romana per la 5.ª Ginnasiale conforme ai programmi governativi del prof. cav. Gerolamo Boccardo. Mi duole insino all’anima l’aver dovuto appuntare il manuale del prof. Boccardo, che altronde stimo come valente economista. C. G.