Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo IX

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Libro primo
Capitolo nono

../Capitolo VIII ../Capitolo X IncludiIntestazione 19 maggio 2008 75% Saggi

Libro primo - Capitolo VIII Libro primo - Capitolo X


Come egli è necessario essere solo a volere ordinare una republica di nuovo, o al tutto fuor degli antichi suoi ordini riformarla


Non è dubio che uno solo può porre migliore ordine alle cose che non fanno molti, e che uno in una cittá disordinata merita laude, se, non potendo riordinarla altrimenti, lo fa con la violenzia o con la fraude e modi estraordinari. Ma è da pregare Dio che le republiche non abbino necessitá di essere racconcie per simile via, perché oltre che gli animi degli uomini sono fallaci, e può uno sotto questo onesto colore occupare la tirannide, ci è anche pericolo che la volontá da principio buona non diventi cattiva; perché chi fa questo, non può subito constituite le legge, deporre la autoritá, perché essendo introdotte per violenzia sarebbono incontinenti annichilate, e però bisogna continui tanto nella autoritá che el progresso del tempo e la esperienzia le stabilisca; ed in questo spazio può accadere che la dolcezza della potenzia e la licenzia del principato gli faccia mutare in mala la intenzione che da principio fussi stata buona. È adunche questo uno modo di medicina desiderabile quando non vi sia altra speranza di salute, ma pericoloso e di malo esemplo; ed è laudabile sommamente colui che non ritiene in sé questa autoritá se non quanto è necessario a stabilire le cose ordinate, come fece Licurgo e se alcuno altro si può addurre in esemplo. Ma chi ritiene la potenzia mentre vive, se bene governa rettamente e lascia doppo sé forma buona di reggimento, non so quanto sia da essere laudato, perché non si può interpretare se non che sia mosso per ambizione propria; e se bene sia utile alla cittá quello che ha fatto e non sia detestabile come chi usa male la autoritá occupata, pure non manca anche lui di ogni reprensione. A quello che dice el Discorso che Romolo spettò al bene commune e non alla propria ambizione, avendo constituito uno senato, non dico ora altro, perché bisogna prima bene leggere e considerare la vita di Romolo, el quale, se bene mi ricordo, si dubitò non fussi amazzato dal senato per arrogarsi troppa autoritá: bisogna considerarla bene.