Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo XIX

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Libro secondo
Capitolo diciannovesimo

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Che gli acquisti nelle republiche non bene ordinate, e che secondo la romana virtú non procedano, sono a ruina, non ad esaltazione di esse


Chi dubita che la cittá di Firenze, che la republica di Vinegia sarebbono piú deboli e di minore potenzia se avessino rinchiuso el territorio loro tra piccoli confini che non sono? Avendo domato le cittá vicine, ed allargato la loro iurisdizione, non è facile a ogni vicino assaltarle; non per ogni debole accidente si travagliano; tengono, se non viene moto grande, lo inimico fuora del tuorlo del suo stato; non si accosta facilmente la guerra alle loro mura; lo avere molti sudditi fa in molti modi le entrate publiche maggiore, fa la cittá dominante in privato piú ricca. Co’ quali mezzi, se bene non sono armate di soldati propri, conducono de’ forestieri, da’ quali essere difeso è meglio che non essere difeso da alcuno. Confesso che una republica che ha arme proprie è piú potente e fa piú capitale degli acquisti, ma non confesserò giá che una republica disarmata diventi piú debole quanto piú acquista, né che Vinegia, che ora non teme de’ re né degli imperadori, se fussi sanza dominio in terra ed in mare, fussi piú sicura che non è di presente. Il che se fussi vero, non so perché el Discorso si ristringa solo alle republiche, perché per le medesime cagione uno principe che non avessi arme proprie, caverebbe degli acquisti e dell’ampliazione del dominio debolezza e non potenzia, il che essere falsissimo mostrano largamente e le ragione e la esperienzia.