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Cristo a la Colonna

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Giuseppe Gioachino Belli

1835 Indice:Sonetti romaneschi IV.djvu sonetti letteratura Cristo a la Colonna Intestazione 25 dicembre 2023 75% Da definire

Una dimanna d'un ziggnore Er missionario dell'Innia
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1835

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CRISTO A LA COLONNA.

 
     Er Redentor Gesù, sotto le bbraccia
De quelli manigordi senza fede,
Dite che ddiventò dda cap’a ppiede
Una spesce[1] d’un pezzo de carnaccia.[2]
              
     Uhm, ar vede[3] la colonna che sse[4] spaccia
Pe’ cquella vera llì a Ssanta Presede,[5]
Sarà stato in ner petto e in ne la faccia,
Ma in tutt’er corpo nu’ lo posso crede.
              
     Ce starò[6] ppe’ la panza e ppe’ la schina,
Pe’ bbracc’e ffianchi e ppe’ le cossce puro,[7]
Ma in tutt’er corpo no, ssora Fermina.
              
     Io so cch’a la colonna accost’ar muro
Me sce so’ mmisurato stammatina
E ar meno er culiseo[8] stava ar zicuro.

19 maggio 1835.

Note

  1. Specie.
  2. Carne sanguinolenta di carogna che si vende per Roma a cibo di gatti.
  3. Al vedere.
  4. Si.
  5. Nella chiesa di Santa Prassede sull’Esquilino, si vede la colonna della flagellazione. Giunge appena ai fianchi di un uomo.
  6. Ci converrò.
  7. Pure.
  8. “Il deretano,„ con rispetto parlando.