Dalle dita al calcolatore/XIII/15

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15. Il vivere quotidiano

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[p. 254 modifica]15. Il vivere quotidiano

Anche gli altri settori della conoscenza umana stanno attraversando un periodo di sviluppo intenso e multiforme di cui non è facile individuare gli sbocchi più significativi. [p. 255 modifica] Sia per gli individui che per i gruppi diventa sempre più difficile avere un quadro complessivo di ciò che sta avvenendo, soprattutto perché la produzione di informazioni ha oramai assunto caratteristiche di vera e propria industria, dove la quantità prevale spesso sulla qualità.

La automatizzazione della gestione delle informazioni produce, come è facile immaginare, un profondo mutamento sulle modalità del processo produttivo in generale, ed in particolare su alcuni aspetti specifici.

Diventa ora possibile gestire in maniera intelligente processi che avvengono in ambienti nocivi o addirittura letali per gli esseri umani: ricordiamo la robotizzazione dei reparti di verniciatura delle auto, e la effettuazione della manutenzione delle centrali nucleari, nelle zone cosiddette “calde”, ovvero a tasso di radiazioni proibitivo.

Comunque l’impatto più violento è quello che si è avuto nel settore del lavóro di concetto.

Questo è stato in larga parte meccanizzato: è diventato possibile che i terminali di cassa dei supermercati, registrando la merce in uscita per la preparazione del conto al cliente, aggiornino automaticamente la registrazione della consistenza del magazzino in modo da fornire, istante per istante, la situazione della giacenza delle diverse merci.

Questo servizio una volta veniva svolto periodicamente dal magazziniere, ma ovviamente forniva una informazione limitata appunto per la sua periodicità, ora invece è diventata possibile una programmazione degli acquisti tale da minimizzare il costo del magazzino stesso.

Ancora nelle banche è scomparsa la vecchia divisione del lavoro e si è affermata la figura del cassiere terminalista, figura tuttofare, che, via terminale, provvede alla effettuazione della operazione richiesta, alla sua registrazione ed all’aggiornamento dei conti interessati. [p. 256 modifica] Negli studi di progettazione il disegno delle parti che vanno ripetute più volte, come ad esempio i bulloni in un pezzo meccanico, o gli infissi in un progetto di stabile, sono memorizzati dal calcolatore e vengono riprodotti automaticamente nei punti in cui l’operatore li richiede.

È avvenuto cioè che tutti i lavori ripetitivi e che non richiedono particolari doti di adattabilità sono stati meccanizzati.

Si è prodotta da un lato una precisa dequalificazione del lavoro delle persone che devono solo “accudire” ai calcolatori, e dall’altro una qualificazione di coloro che, utilizzando queste macchine, possono potenziare la propria creatività.

In generale, si hanno una contrazione della quantità di manodopera richiesta e condizioni di lavoro che, se migliorano sul piano direttamente fisico, diventano però sicuramente più stressanti.

Per quanto riguarda le applicazioni militari, bisogna ricordare come i computer siano nati in un centro-studi dell’esercito, e questa loro “vocazione” è rimasta molto esplicita. Ormai la grandissima maggioranza delle armi comprende livelli vari di intelligenza meccanizzata. Si va dall’attività di traduzione che rende comprensibili su uno schermo televisivo i segnali captati da un radar, all’interpretazione di segnali di ogni tipo, all’attività spionistica gestita mediante intercettazione e decifrazione di messaggi scritti in codice e sui canali più diversi, fino ai proiettili inseguitori o autopuntanti, che individuano il bersaglio e lo seguono fino a centrarlo con una precisione incredibile.

Ancora una considerazione: l’attuale tendenza è di contrapporre le armi “intelligenti” seppur tradizionali, e le armi atomiche. Non c’è un’alternativa secca, ma a voler percorrere questa strada fino in fondo si avrebbe forse la possibilità di ridurre la prospettiva di quell’orrore assoluto che è la catastrofe atomica. Non [p. 257 modifica]si vuole certo sostenere con ciò che le armi tradizionali “intelligenti” siano migliori, ma soltanto che esse sarebbero comunque preferibili ad un eventuale e indiscriminato utilizzo militare dell’energia atomica.

L'ipotesi di gran lunga preferibile sarebbe comunque il disarmo totale. [p. 258 modifica]