Dalle dita al calcolatore/XIV/3

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3. Dilemmi nella società tecnologica

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[p. 262 modifica]3. Dilemmi nella società tecnologica

Per capire meglio ciò che sta accadendo, dobbiamo immaginarci i gruppi di individui come entità che agiscono, pensano, perseguono fini determinati e competono tra di loro. Dobbiamo anche tener presente che noi siamo passati da una situazione nella quale le forze della natura ponevano un preciso limite alle attività della specie, ad una in cui l’unico limite è invece costituito dall’uomo stesso (da gruppi di uomini) nei confronti di altri uomini e gruppi. Di questi gruppi, alcuni hanno un rapporto privilegiato con il potere, nel senso che lo posseggono e ne corroborano il possesso grazie alla padronanza delle nuove macchine.

Quando parliamo di gruppi intendiamo riferirci ad organizzazioni economiche, sociali e politiche quali le imprese industriali o finanziarie, i partiti, i sindacati, gli organismi culturali, la burocrazia, l’esercito, la polizia, ed infine gli stati stessi e le entità sovrannazionali. È a questo livello che agisce la complessa meccanica dei vantaggi resi possibili dai nuovi e sofisticati strumenti di informazione. Inoltre, la diffusione massiccia negli anni ottanta dell’informatica individuale (personal e home-computer) ha favorito la nascita di un’altra figura: quella del fruitore “per diletto” di tecnologie avanzate.

Diciamo che fino ad oggi gli elaboratori sono stati uno strumento che ha sostenuto il potere di chi ha [p. 263 modifica]potuto permettersi il loro uso; recentemente, però, sono cambiate alcune condizioni di base: la potenza di calcolo non è più riservata a pochi. Lo stesso non si può dire per le capacità culturali di utilizzare questa potenza, ma comunque anche in questo settore si assiste a un’evoluzione.

Se consideriamo la cosa da un punto di vista ancora più generale, vediamo che, a livello di specie, l’esistenza di gruppi dotati di un potere di governo così esteso non è solo un vantaggio.

Attualmente la nostra specie si trova a dominare il pianeta senza alcuna contrapposizione: possiamo permetterci di essere di gran lunga la specie più aggressiva e sterminatrice tra quelle viventi. Ogni anno gli esseri umani uccidono molti più animali cosiddetti feroci di quanti uomini vengano uccisi da tutte le altre specie messe insieme. Se un uomo, solo e senza armi, incontra una tigre, ovviamente è quasi sicuro di venire ucciso, ma in realtà sappiamo tutti benissimo che sono molte di più le tigri uccise dai cacciatori che gli uomini uccisi dalle tigri. Alcune specie di pescecani, animali che sono quasi un simbolo della ferocia, si stanno estinguendo per la pesca troppo intensiva di cui sono vittime.

L’uso di questa grande capacità di comprensione e di governo degli eventi, finalizzata al prevalere di gruppi o individui gli uni sugli altri, e all’asservimento indiscriminato dell’ambiente, è arrivato a un livello tale da mettere a repentaglio la sopravvivenza della nostra stessa specie. Questo perché noi stessi portiamo attacchi, con tutta la distruttiva potenza di cui disponiamo, ai nostri “nemici” contingenti, o direttamente all’ambiente, arrivando così molto vicino alla distruzione dell’equilibrio globale.