Decameron/Giornata settima/Novella seconda

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
../Novella prima

../Novella terza IncludiIntestazione 20 dicembre 2008 75% Novelle

Giornata settima - Novella prima Giornata settima - Novella terza
[p. 46 modifica]

[II]

Peronella mette un suo amante in un doglio, tornando il marito a casa; il quale avendo il marito venduto, ella dice che venduto l’ha ad uno che dentro v’è a vedere se saldo gli pare; il quale, saltatone fuori, il fa radere al marito e poi portarsenelo a casa sua.


Con grandissime risa fu la novella d’Emilia ascoltata e l’orazione per buona e per santa commendata da tutti; la quale alla sua fine venuta essendo, comandò il re a Filostrato che seguitasse, il quale incominciò:

Carissime donne mie, elle son tante le beffe che gli uomini vi fanno, e spezialmente i mariti, che, quando alcuna volta avviene che donna niuna alcuna al marito ne faccia, voi non dovreste solamente esser contente che ciò fosse avvenuto o di risaperlo o d’udirlo dire ad alcuno, ma il dovreste voi medesime andare dicendo per tutto, acciò che per gli uomini si conosca che, se essi sanno, e le donne, d’altra parte, anche sanno; il [p. 47 modifica]che altro che utile esser non vi può, per ciò che, quando alcun sa che altri sappia, egli non si mette troppo leggermente a volerlo ingannare. Chi dubita adunque che ciò che oggi intorno a questa materia diremo, essendo risaputo dagli uomini, non fosse lor grandissima cagione di raffrenamento al beffarvi, conoscendo che voi similmente, volendo, ne sapreste beffare? È adunque mia intenzion di dirvi ciò che una giovanetta, quantunque di bassa condizione fosse, quasi in un momento di tempo per salvezza di sé al marito facesse.

Egli non è ancora guari che in Napoli un povero uomo prese per moglie una bella e vaga giovanetta chiamata Peronella: ed esso con l’arte sua, che era muratore, ed ella filando, guadagnando assai sottilmente, la lor vita reggevano come potevano il meglio. Avvenne che un giovane de’ leggiadri, veggendo un giorno questa Peronella e piacendogli molto, s’innamorò di lei, e tanto in un modo ed in uno altro la sollecitò, che con essolei si dimesticò. Ed a potere essere insieme presero tra sé questo ordine, che, con ciò fosse cosa che il marito di lei si levasse ogni mattina per tempo, per andare a lavorare o a trovar lavorio, che il giovane fosse in parte che uscir lo vedesse fuori: ed essendo la contrada, che Avorio si chiama, molto solitaria, dove stava, uscito lui, egli in casa di lei se n’entrasse; e cosí molte volte fecero. Ma pur tra l’altre avvenne una mattina che, essendo il buono uomo fuori uscito, e Giannello Scrignario, che cosí aveva nome il giovane, entratogli in casa e standosi con Peronella, dopo alquanto, dove in tutto il dí tornar non soleva, a casa se ne tornò, e trovato l’uscio serrato dentro, picchiò e dopo il picchiare cominciò seco a dire: — O Iddio, lodato sii tu sempre, che, benché tu m’abbi fatto povero, almeno m’hai tu consolato di buona ed onesta giovane di moglie! Vedi come ella tosto serrò l’uscio dentro, come io ci uscii, acciò che alcuna persona entrar non ci potesse, che noia le desse. — Peronella, sentito il marito, che al modo del picchiare il conobbe, disse: — Oimè! Giannel mio, io son morta, ché ecco il marito mio, che tristo il faccia Iddio, che ci tornò, e non so che questo si voglia dire: ché egli non ci tornò mai piú a [p. 48 modifica]questa otta; forse che ti vide egli quando tu c’entrasti! Ma per l’amore di Dio, come che il fatto sia, entra in cotesto doglio che tu vedi costí, ed io gli andrò ad aprire, e veggiamo quello che questo vuol dire, di tornare stamane cosí tosto a casa. — Giannello prestamente entrò nel doglio, e Peronella, andata all’uscio, aprí al marito, e con un mal viso disse: — Ora questa che novella è, che tu cosí tosto torni a casa stamane? Per quello che mi paia vedere, tu non vuogli oggi far nulla, che io ti veggio tornare co’ ferri tuoi in mano: e se tu fai così, di che viverem noi? onde avrem noi del pane? Credi tu che io sofferi che tu m’impegni la gonnelluccia e gli altri miei pannicelli, che non fo il dì e la notte altro che filare, tanto che la carne mi s’è spiccata dall’unghia, per potere almeno aver tanto olio, che n’arda la nostra lucerna? Marito marito, egli non ci ha vicina che non se ne maravigli e che non facci beffe di me di tanta fatica quanta è quella che io duro: e tu mi torni a casa con le mani spenzolate, quando tu dovresti essere a lavorare! — E cosí detto, incominciò a piagnere ed a dir da capo: — Oimè, lassa me, dolente me! in che malora nacqui! in che mal punto ci venni, che avrei potuto avere un giovane cosi da bene e nol volli, per venire a costui, che non pensa cui egli s’ha menata a casa! L’altre si danno buon tempo con gli amanti loro, e non ce n’ha niuna che non n’abbia chi due e chi tre, e godono, e mostrano a’ mariti la luna per lo sole: ed io, misera me! perché son buona e non attendo a cosí fatte novelle, ho male e mala ventura. Io non so perché io non mi pigli di questi amanti come fanno l’altre. Intendi sanamente, marito mio, che, se io volessi far male, io troverei ben con cui, ché egli ci son de’ ben leggiadri che m’amano e voglionmi bene ed hannomi mandato profferendo dimolti denari, o voglio io robe o gioie, né mai mel sofferse il cuore, per ciò che io non fui figliuola di donna da ciò: e tu mi torni a casa quando tu dèi essere a lavorare! — Disse il marito: — Deh! donna, non ti dar malinconia, per Dio; tu dèi credere che io conosco chi tu se’, e pure stamane me ne sono in parte avveduto. Egli è il vero che io andai per lavorare, ma egli mostra che tu nol [p. 49 modifica]sappi, come io medesimo nol sapeva: egli è oggi la festa di san Galeone e non si lavora, e per ciò mi sono tornato a questa ora a casa; ma io ho nondimeno provveduto e trovato modo che noi avremo del pane per piú d’un mese, ché io ho venduto a costui che tu vedi qui con meco il doglio, il quale tu sai che, giá è cotanto, ha tenuta la casa impacciata: e dammene cinque gigliati. — Disse allora Peronella: — E tutto questo è la cagione del dolor mio: tu che se’ uomo e vai attorno, e dovresti sapere delle cose del mondo, hai venduto un doglio cinque gigliati, il quale io feminella che non fu’ mai appena fuor dell’uscio, veggendo lo ’mpaccio che in casa ci dava, l’ho venduto sette ad un buono uomo il quale, come tu qui tornasti, v’entrò dentro per vedere se saldo fosse. — Quando il marito udí questo, fu piú che contento, e disse a colui che venuto era per esso: — Buono uomo, vatti con Dio, ché tu odi che mia mogliere l’ha venduto sette, dove tu non me ne davi altro che cinque. — Il buono uom disse: — In buona ora sia! — ed andossene. E Peronella disse al marito: — Vien’ su tu, poscia che tu ci se’, e vedi con lui insieme i fatti nostri. — Giannello, il quale stava con gli orecchi levati per vedere se d’alcuna cosa gli bisognasse temere o provvedersi, udite le parole di Peronella, prestamente si gittò fuor del doglio: e quasi niente sentito avesse della tornata del marito, cominciò a dire: — Dove se’, buona donna? — Al quale il marito, che giá veniva, disse: — Eccomi; che domandi tu? — Disse Giannello: — Qual se’ tu? Io vorrei la donna con la quale io feci il mercato di questo doglio. — Disse il buono uomo: — Fate sicuramente meco, ché io son suo marito. — Disse allora Giannello: — Il doglio mi par ben saldo, ma egli mi pare che voi ci abbiate tenuta entro feccia, ché egli è tutto impiastricciato di non so che cosa si secca, che io non ne posso levar con l’unghie, e però noi torrei se io nol vedessi prima netto. — Disse allora Peronella: — No, per quello non rimarrá il mercato; mio marito il netterá tutto. — Ed il marito disse: — Sì bene — e posti giú i ferri suoi ed ispogliatosi in camiscione, si fece accendere un lume e dare una radimadia, e fuvvi entrato dentro e cominciò a radere. E Peronella, quasi veder [p. 50 modifica]volesse ciò che facesse, messo il capo per la bocca del doglio, che molto grande non era, ed oltre a questo, l’un de’ bracci con tutta la spalla, cominciò a dire: — Radi quivi, e quivi, ed anche colá — e — Vedine qui rimaso un micolino. — E mentre che cosí stava ed al marito insegnava e ricordava, Giannello, il quale appieno non aveva quella mattina il suo disidèro ancor fornito quando il marito venne, veggendo che come volea non potea, s’argomentò di fornirlo come potesse: ed a lei accostatosi che tutta chiusa teneva la bocca del doglio, ed in quella guisa che negli ampi campi gli sfrenati cavalli e d’amor caldi le cavalle di Partia assaliscono, ad effetto recò il giovenil disidèro; il quale quasi in un medesimo punto ebbe perfezione, e fu raso il doglio, ed egli scostatosi, e la Peronella tratto il capo del doglio, ed il marito uscitone fuori. Per che Peronella disse a Giannello: — Te’ questo lume, buono uomo, e guata se egli è netto a tuo modo. — Giannello, guardatovi dentro, disse che stava bene e che egli era contento: e datigli sette gigliati, a casa sei fece portare.