Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro decimo – Cap. XVII

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Libro decimo – Cap. XVII

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Della architettura - Libro decimo – Cap. XVI Della pittura
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Di quelle cose, alle quali non si puo provedere, ma che si possono dopo il fatto emendare.

cap. xvii.


IO vengo a quelle cose, alle quali non si puo provedere, ma che dopo il fatto si possono emendare. I peli nelle mura, o vero il pendere da suoi diritti alcuna volta nascerà da le volte, perche gli archi spigneranno le mura, o perche non saranno bastanti a reggere il troppo molesto peso: Ma i difetti gravi quasi tutti si fatti non vengono se non da fondamenti; ma se e’ verranno o d’altronde, o da fondamenti, ce ne avvederemo da tali inditii: Percioche i peli de le mura, per cominciarmi da questi, inverso quella parte, che nello andare in sù si piegheranno, ti dimostreranno che sotto a quella è la causa del loro difetto; ma se il pelo non penderà in alcuna de le parti, ma se ne andrà suso a dirittura, et da capo si allargherà, considereremo di quà, et di là gli andari de le pietre; percioche quegli che noi vedremo che penderanno dal piano, da quella parte donde e’ penderanno, ti dimostreranno che quivi sotto il fondamento è cattivo. Ma se da lo lato di sopra il muro sarà intero, et da basso vi saranno più et più peli in più luoghi, i quali nello andare allo in sù, si tocchino con le teste l’uno l’altro, alhora dimostrano che le cantonate de le mura stanno salde, et che il difetto è nel mezo giù per la lunghezza del fondamento; ma se vi sarà un pelo solo si fatto, quanto egli sarà da alto più aperto, tanto più ti mostrerà che le cantonate han fatto mutatione, et per tanto bisogna provedere a loro fondamenti. Alhora secondo la grandezza de la muraglia, et secondo la fermezza del terreno caverai lungo il muro una fossa, o pozzo stretto, ma profondo, tanto che tu truovi il sodo et il fermo, et quivi cavato il terreno di sotto al fondamento da basso rimuravi prestamente di pietre ordinarie, et lasciali far la presa: quando tal muramento harà fatta la presa, scaverai similmente un’altro pozzo in altro luogo, et mureravi sotto nel medesimo modo, et lascialo far presa. In questo modo adunque con haver fatte queste fosse, metterai tu sotto un fermamento al muro. Ma se tu non harai come vorresti saldezza di terreno, alhora fatti certi pozzi, o fosse in alcuni determinati luoghi poco discosto da le cantonate, et vicino alle radici del muro, da l’un lato, et da l’altro, cioè da la banda che è al coperto, et da quella che è a lo scoperto, ficchinsi nel terreno pali foltissimi, et distendivisi correnti per ogni conto gagliardissimi giu per il lungo del muro. Dipoi mettinsi a traverso travi grosse, et molto gagliarde per il traverso de le radici del muro: talmente che stieno sopra i distesi correnti, et con la stiena loro quasi facendo ponte, regghino il muro. In tutte queste restaurationi, che io hò racconte, bisogna provedere, che questo lavoro nuovo, che tu ci aggiugni, non sia per conto alcuno troppo debole, che e’ non possa lungamente, et bene reggere il ricevuto peso, percioche in un subito tutta la macchina del muro gittandosi inverso questa parte più debole rovinerebbe; Ma in simil luogo i fondamenti si saranno smossi nel mezo del muro, et le parti di sopra senza essere offese staranno in piede. Disegnerai alhora con la matita nel muro uno arco grande secondo il bisogno, cioè che e’ pigli sotto di se tutto quel muro che si è smosso, dipoi da l’una de le teste di detto arco incominciandoti fora il muro da banda a banda di una buca appunto tanto grande, che basti sola a potervi mettere una pietra ad arco, la qual pietra ad arco noi altrove chiamammo conio, et assetta di maniera questo conio, che con le sue linee dirizzi il suo raggio al centro. Dopo questo apri un’altra buca vicina, et contigua a questa, et riempila d’un’altro conio simile, et cosi di mano in mano successivamente va finendo lo arco, et ti riuscirà quel che tu cerchi senza pericolo alcuno. Se una colonna, o alcuni ossami saranno debilitati, rassetterali in questo modo: Fa sotto [p. 283 modifica]l'architrave del tuo lavoro uno arco gagliardo di tegoli, et di gesso, messovi sotto ancora pilastri murati con gesso a tal cosa accommodati, accioche questo arco, che ci si fà nuovamente sotto, riempia bene i vecchi vani, et questa tal muraglia facciasi con prestezza grandissima senza intralasciare mai il lavoro. La natura del gesso è che nel rasciugarsi cresca. Adunque questa nuova muraglia con le sue spalle per quanto ella potrà solleverà il peso, che ella sopra di se hà preso del vecchio muro, et de la volta. Tu apparecchiato quel che ti farà di mestiero, leverai di quivi la difettosa colonna, et in quel luogo ne metterai un’altra salda. Et se e’ ti piacerà di affortificarlo con legname, et sforzarlo per altezza con travi, favvi sotto una stadera di travi, et la parte più lunga di esse caricherai di sporte piene di rena, le quali alzeranno il lavoro a poco a poco ugualmente senza alcuna scossa. Ma se il muro si sarà piegato da suoi diritti, acconcerai piane, o legni, che stieno accostati al muro: aggiugni a ciascuno di questi i suoi puntelli di legname ben gagliardo, con piedi da basso discosto dal muro. Dipoi con stanghe, ò vero con conietti strignili a poco a poco talmente che sforzino il muro, et cosi con questo sforzo distribuiti i colpi ugualmente per tutto, si ridurrà il muro à la sua dirittura, et se tu non potrai far questo, fermeralo con affortificamento di travi nella saldezza del terreno, et impecerai le travi bene di pece, et d’olio, accioche elle non si guastino per toccare le calcine. Dipoi mureravi barbacani di pietre quadrate, talmente che si vesta l’affortificamento fattovi di legname. Accaderà forse, che un colosso, o uno Tempietto con tutta la basa se ne andrà sur uno illato; allhora o tu lo alzerai da quella banda, che egli rovina, o gli leverai di sotto materia da quella banda, che stà più alta: lavoro audace certamente l'uno, et l’altro. La prima cosa serra, et cigni atorno benissimo et le basa, et tutte quelle cose, che si possono staccare di sieme per il moversi, con travicelle, et con ogni sorte di legnamento: Il modo da cignerla commodo è il serrarla bene con cerchi stretti, et con conii; solleverala dipoi meessovi sotto una trave a guisa di manovella, il che noi chiamiamo la stadera; leverali alcune cose di sotto con farli a poco a poco una fossa, et si farà in questo modo: comincerati dal mezo del lato sotto a le radici del fondamento da basso, et quivi a fondo caverai uno vano non molto largo, ma alto tanto che tu possa mettervi sotto a tua volontà pietre ordinarie saldissime; nel riempiere questo vano, non lo riempiere in sin da capo, ma lasciarane alcuni palmi voti, i quali tu riempierai di conii di rovere non molto rari. Con si fatto lavoro affortificherai tutto il lato del tuo tempietto, che tu vuoi che vadia più basso. Poi che il peso sarà tutto su queste cose, tu smoverai accuratamente et bene essi conii, o biette, et ridurrai il tuo muro, che pendeva a suoi piombi giusti: quei vani poi che restano infra i conii, riempierai tu di conii, o biette di pietra durissime. A Roma alla Chiesa maggiore di San Pietro, perche l’alie de le mura, che son sopra le colonne pendendo da loro diritti minacciavano ruina al tetto, io haveva pensato di rimediarvi in questa maniera: ciascuna di quelle parti che pendeva, che da qual si voglia colonna era sostenuta, io m’era resoluto di tagliarla et di levarla via, et di rifar quel muro che io havesse levato di lavoro ordinario a piombo, lasciando nel murare di quà et di là morse di pietra, et spranghe gagliardissime, alle quali si applicasse il restante de la nuova muraglia. Ultimamente al tetto io harei accomandata la trave, sotto la quale si haveva a levare quella parte del muro, che pendeva, à certe macchine ritte sopra il tetto che si chiamano capre, fermati i piedi di dette capre, et di quà di là nelle parti de le mura, et del tetto più stabili. Et questo harei fatto sopra queste, et sopra le altre colonne, secondo che fusse stato il bisogno. La capra è uno instrumento navale di tre legni, le reste da capo de quali congiunte insieme si sprangano, et si annodano, et i piedi si collocano in triangolo. Di questo instrumento [p. 284 modifica]aggiuntovi taglie et carrucole ci serviamo noi commodissimamente ad alzare i pesi aggiuntoci le taglie, et i verricelli. Se tu harai a rimettere una corteccia di nuovo a un muro vecchio, o à riammattonare un piano, la prima cosa bagnavi bene con l’acqua chiara et con liquido fiore di calcina, mescolatavi polvere di marmo con pennello et bianco: cosi terrà gli arricciati et gli intonichi. Ne lastrichi allo scoperto se vi saranno fessi, vi rimedierai con cenere vagliata, et dibattuta con olio, et massimo di lino, mettendole in dette fessure, o pesi. A questo lavoro sarà commodissima la creta, mescolata con calcina viva ben pesta et ben cotta nel forno, et subito spenta con olio, havendo prima netto bene da ogni polvere dette fessure, il che si farà con nettarli con penne, o cose acute, et con il soffiare assai de mantici: et non ci facciam beffe di acconciarla diligentemente; se le mura peravventura saranno alte fuor di misura, mettivi appiastrate nel muro o cornici, o divisioni di pitture, che dividino in luoghi convenienti dette altezze. Et se il muro sarà troppo lungo, mettivi da capo a piede colonne non molto spesse, ma alquanto men che rade, percioche la veduta si fermerà et si ritarderà come se ella havesse trovati alberghi dove fermarsi, acciò che manco sia offesa da la troppa lunghezza. Questo faccia ancora a proposito: Molte cose certo per esser poste in luogo troppo basso, et per esser cinte di più basse mura, che non si conveniva, parranno per tal conto et minori et più strette, che in verità non sono. Et per l’opposito molte cose poi che elle son fatte più larghe, accommodate poi al pavimento, et al muro, vedute da lontano son maggiori, che non parevano prima. Et è certo che le sale, et le stanze si riducono ad essere più degne et molto più eccellenti havendo i vani accommodati, et la porta posta in luogo più aperto, et le finestre in luoghi de le mura più alti.


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