Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro primo – Cap. VIII

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Libro primo – Cap. VIII

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De le sorti de siti, delle forme et figure loro, et quali sieno le più utili, et le più stabili.

cap. viii.


I Siti alcuni sono accantonati, et alcuni tondi; de gli accantonati ne sono alcuni tutti di linee diritte, et alcuni di linee diritte, et di linee torte, mescolati insieme. Ma io non mi ricordo già di haverne trovato nessuno accantonato ne gli edificii de gli antichi, fatto di più linee torte, che non vi sia intromessa alcuna linea diritta; Ma in ciò si debbe avvertire à quelle cose, che mancando in tutte le parti dello edificio, son biasimate grandemente. Et essendovi, rendono lo edificio gratioso et comodo. Cioè che i cantoni, le linee, et tutte le parti in certo modo habbino varie forme, ma non però con troppa frequente varietà, ne troppa rara, ma talmente collocate fecondo che ricerca la bellezza, et l’uso, che le intere parti alle intere, et le pari alle pari corrispondino. Commodissimamente si usano gli angoli à squadra: gli angoli sotto squadra, non sono stati usati da alcuno, ne anche pure ne piccoli, et poco stimati siti, se non per forza, et constretto dalle qualità, et modi de luoghi, ò da il rispetto di fare i siti più degni. Giudicarono che gli angoli sopra squadra fussero assai convenienti, ma guardaronsi che e’ non fussero mai di numero scompagnati in nessuno luogo. Il sito tondo, dicono che è più di tutti gli altri capacissimo et di manco spesa à chiuderlo d’argine, ò di muro. Il più vicino à questo, dicono ch’è quello, che ha molti canti, ma bisogna che e’ sieno al tutto canti simili, et corrispondentisi, et uguali per tutto il sito. Ma lodano più delle altre quelle piante, che e’ conoscono che alzino le mura più comode à bene statuire le altezze della opera; come è quella che ha sei, et quella che ha otto cantoni. Io ho veduta una pianta di dieci angoli, commodissima, et che ha maiestà. Puossi anco stabilirne bene una di 12. angoli et di 16. ancora: et io veramente ne ho veduta una di 24. ma queste sono radissime. Le linee de fianchi, debbon esser poste talmente, che quelle che le sono arincontro sieno loro uguali, nè si deve già mai in tutta una opera applicare linee lunghissime in un filo à canto à le cortissime: Ma sia infra loro, secondo la rata delle cose, una conveniente, et ragionevole proportione. Vogliono che gli angoli si ponghino di verso quel lato, donde ò dal peso della ripa, ò dallo impeto, et forza delle acque, ò de i venti soprastanno i pericoli, et le percosse; acciò che la ingiuria, et la Mole, che vien à percuotere ne l’edificio si fenda et si divida in più parti, combattendo, (per dir così) con la gagliarda cantonata delle mura, non con la debolezza delle facciate contro à tale molestia. Et se gli altri lineamenti dello edificio ti vieteranno, che tu non possa usare questo angolo in questo luogo, come tu vorresti, usa le linee torte: conciò sia che la linea torta è una parte di cerchio, et esso cerchio secondo i Filosofi è tutto angolo. Il sito dipoi farà ò in piano, ò in costa, ò in cima de monti: se sarà in piano, e’ bisogna alzarti da terra, et far quasi che un poggetto: percioche oltra che questo sito in piano si convien molto alla dignità, se tu non lo farai, te ne risulteranno incommodità grandissiìme. Perche lo allagar de fiumi, et le pioggie sogliono ne luoghi piani arrecar fango: onde accade che esso terreno si va a poco a poco inalzando, oltre che se per negligenza de gli huomini, non sono portati via i calcinacci, et le ribaldarie che tutto il giorno si lasciano, i piani facilmente si inalzano. Frontino usava dire, che Roma à tempi suoi si era alzata di colli, per le continue arsioni. Ma noi veggiamo quella medesima in questi, tempi esser quasi tutta sotterrata dalle [p. 17 modifica]rovine, et dalle ribalderie. Io ho visto nel ducato di Spoleto uno antico tempietto posto in piano, sotterrato pure in gran parte, per lo alzarvisi c’ha fatto il terreno: distendendosi quella pianura insino sotto i monti. Ma à che racconto io quelle cose che sono sotto i monti? Lungo le mura di Ravenna quel nobile tempietto che ha per tetto una tazza di pietra di un pezzo solo ancor che e’ sia vicino al Mare, et assai lontano da monti, è sotterrato più che la quarta parte del terreno per l’ingiuria de tempi. Ma quanto questo poggetto debba esser alto à ciascuna pianta si dirà al suo luogo: quando non sommariamente come qui, ma più distintamente di ciò tratteremo. Debbe certo ciascun sito esser fatto ò dalla natura, ò dall’arte saldissimo. Et però io penso che si debba primieramente fare à modo di coloro, che ne ammoniscano che noi esaminiamo con una ò più fosse, lontana l’una dalla altra quanto vaglia, ò sia buono il terreno con l’essere spesso, ò raro, ò tenero a reggere il peso della muraglia. Percioche se ella si porrà in spiaggia, si debbe avvertire, che le parti di sopra con lo aggravare non spinghino: ò che le parti di sotto, se per sorte si movessero, non si tirino l’altre adosso. Io vorrei che questa parte dello edificio, c’ha à essere basa à tutta la opera, fussi fermissima, et da tutte le parti grandemente affortificata. Se il sito sarà nella sommità di un monte, ò egli vi si doverà haver ad alzare da qualche banda, ò vero spianando la punta del monte, si harà à pareggiare. Qui è da considerare, che noi doviamo eleggere di far quello, (havendo pur rispetto alla dignità), che si possi fare con manco, et più modesta spesa et fatica, che sia possibile. Forse sarà à proposito spianare una parte della cima, et una parte del pendio allargandolo accrescere. Per il che fu molto savio quello Architettore, chi egli si fosse, che diede perfettione ad Alatro, Città di campagna di Roma posta insul sassoso monte. Percioche egli procurò che la base ò della fortezza, ò del tempio, la quale hoggi sola vi si vede, essendo rovinati tutti gli altri edificii che vi erano, fusse murata, et affortificata di sotto con i pezzami sfessi, et staccati dallo spianato della cima del monte. Et è in quella opera quel che io lodo grandemente: ciò è che egli pose lo angolo della pianta da quel lato, onde il monte pende più repente, et affortificò quello angolo con grandissimi pezzami ammassati l’uno sopra l’altro, de i frammenti oltra modo grandi, et operò nel congiugnere le pietre con modesta spesa, che lo edificio apparisse ornato. Piacquemi ancora il consiglio di quello Architettore, che non havendo pietre à bastanza, fece per reggere il peso del monte, una scarpa di spessi mezi cerchi, mettendo il dorso delle linee torte, entro nel monte. La quale muraglia oltra che ella è bella à vedere, è ancora gagliardissima, et ha rispetto alla spesa. Perche ella fa certo un muro non sodo tutto, ma tanto gagliardo, come se e’ fosse sodo per tutto con tanta larghezza quanta sono ivi le saette delle linee torte. Piacemi ancora la oppenione di Vitruvio, la quale io veggo esser stata osservata da gli antichi Architettori in Roma per tutto; et massimo nella muraglia di Tarquino, che vi sien fatti sotto barbacani, ma non oservaron già in tutti i luoghi, che l’un barbacane fusse discosto dallo altro, quanto era l’altezza di essa scarpa: Ma secondo che bisognava alla saldezza ò alla debolezza del monte, gli facevano hor più spessi, et hora più radi. Ho considerato ancora che gli Architettori antichi non si contentarono di una sola scarpa vicina al loro sito, ma ne usarono più quasi come gradi, che insino alle più basse radici del monte, facessero forte et gagliarde le ripe di esso monte. Ne mi fo certo beffe del parer loro. A Perugia quel Rivo che passa infra il monte Lucino, et il colle della Città, per cavare continuamente rodendo le radici del monte, si tira dietro tutta la pendente machina che gli sta sopra: Donde gran parte della Città si disfa et rovinati adosso. Io certo lodo grandemente molte capellette, le quali sono adattate intorno alla pianta della Chiesa grande in Vaticano. Percioche di queste, quelle che son poste nel cavato del monte, congiunte alle mura della [p. 18 modifica]chiesa, giovano assai et alla fortezza, et alla commodità; conciosia che elle sostengono la machina del monte, che continuamente le aggrava, et raccolgono la humidità che scorre giu per il pendio del monte, et le impediscono la via da potere andare nel tempio: Onde il principal muro della chiesa resta più asciutto, et più forte. Et quelle capelle che dallo altro lato, nel più basso del pendente monte son fatte, fermano con i loro archi tutti il fatto piano di sopra: et raffrenando tutte le motte del terreno che fussero per cadere, possono facilmente sopportarle. Et ho considerato ancora che quello Architettore, che fece in Roma il tempio di Latona, molto consideratamente provvedde alla opera, et alla scarpa; Percioche egli collocò talmente lo angolo della pianta adentro nel monte, che sopra gli sedeva; che due diritte mura reggono la soprastante forza del peso: et con havergli meso arincontro il detto angolo, divise, et scompartì la molestia che gli sta sopra. Ma poi che noi habbian cominciato à celebrare le lodi de gli antichi, che edificarono con savio consiglio, io non vo lasciare indietro quel che mi sovviene, et che fa molto à questo proposito. Nel tempio di S. Marco è uno ordine d’uno Architettore molto utile, havendo egli affortificato molto il suolo del tempio, lo lasciò pieno di molti pozzi, accioche se per forte si generassino alcuni fiati, ò vapori sotto terra e’ trovassero facilmente via da uscirsene. Finalmente tutti quei piani che tu farai, coperti di alcuna copertura, è di necessità che tu gli pareggi à un piano: ma à quelli che hanno da restare allo scoperto, non si ha à dare più pendio, che quel che basti à scolare le pioggie, ma di ciò sia detto à bastanza, et forseè più che non si ricerca in questo luogo. Percioche la maggior parte di quelle cose, che noi habbiamo dette s’aspettano alle mura. Ma e’ ci è avvenuto, che quelle cose che son quasi per lor natura congiunte, noi ancora nel parlarne, non le habbiamo separate. Restaci à trattare dello scompartimento.