Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro quarto – Cap. VIII

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Libro quarto – Cap. VIII

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De la conveniente muraglia de Porti, et de luoghi commodi per le Piazze ne le Città.

cap. viii.


HOr se egli è parte alcuna de la Città, che si confaccia con le cose, che noi doviamo trattare in questo luogo, il Porto veramente sarà quel desso. Essendo certamente il Porto non altro, che quasi un termine nel corso de Cavagli, dal quale o tu ti muova a corso, o al quale arrivando, finito il corso ti fermi, et ti riposi. Altri forse diranno che il Porto sia la stalla delle Navi; sia pure egli come tu ti voglia, o termine, o stalla, o ricettacolo; certamente se la proprietà di qualunque Porto è di ricever dentro a se le Navi, sicure da l’impeto de le tempeste; egli è di necessità che e’ le difenda. Sianovi fianchi gagliardissimi, et alti; et oltra questo bisogna che vi sia una larghezza adattata di maniera che le Navi possino, et grandi, et cariche, commodissimamente raccorvisi, et sicuramente riposarvisi. Le quali cose se ti si rappresenteranno da la opportunità del luogo, non harai da desiderarvi altro, se già non ti avvenisse come ad Atene, la quale haveva secondo che scrive Tucidide, tre Porti fatti da la natura; che tu habbia a stare in dubbio, quale di tanti tu ti voglia eleggere per il meglio, dove tu voglia andare a prender Porto. Ma egli è certamente cosa evidentissima, mediante quelle cose, che noi dicemmo nel primo libro, che e’ sono alcune regioni, dove non possono tutti i venti; et alcune, dove alcuni di loro sono molto fastidiosi, et continovi. Anteporremo adunque a gli altri quel Porto, ne le bocche del quale spirino i venti più benigni, et più quieti, et nel quale tu possa con buona gratia de venti entrare, et uscire senza havergli molto ad aspettare. Infra tutti i venti dicono che Borea è il più benigno, et che il Mare commosso da Greco, cessato il vento si quieta subito; Ma se bene cessano i venti Australi, il Mare dura nondimeno a fluttuare gran tempo. Ma secondo la varietà de luoghi si debbono elegger quelle cose, che sono et più commode, et più espedite a bisogni de le Navi. Desideravisi un fondo grandissimo, si ne la foce, si nel mezo, et si a le ripe del Porto; il quale non rifiuti le Navi da carico, gravi per le cose portate: Et è conveniente che il fondo sia purgato, et che non vi sieno herbe in alcun luogo. Ancor che talvolta le spesse, et intricate radici de le herbe arrechino grandissima utilità a fermar le Ancore; Io niente dimeno vorrei più tosto il Porto, che non generasse cosa alcuna, che havesse a contaminare la purità de l’aria, o a nuocere a le Navi, come fanno le alige, et le herbe, che nascono ne le acque. Conciosia che le eccitano a Navilii vermi molestissimi, tigniuole, et lombricuzzi, et per il marcirsi di tai liti, vapori pestiferi. Faranno ancora il Porto infermo, et mal sano, se vi si mescoleranno acque dolci; et massimo quelle, che piovute dal Cielo vi caleranno da Monti. Vorrei nondimeno che egli havesse a canto, et vicino, fontane, et rivi, donde si possa prendere acqua chiara, et commoda a mantenersi ne Navilii: Et che gli havesse uscite espedite, et diritte, et certe; non vi si variasse il fondo, fusse libero da gli impedimenti, sicuro da gli aguati de nimici, et de corsali. Oltra di questo havesse [p. 97 modifica]sopra capo alcune sommità di altissimi Monti da vedersi di lontano, et notabili; a quali i Naviganti possino, come a luogo determinato, dirizzare il loro navigare. Dentro al Porto si debbe tirare una ripa, et un Ponte; accio quindi si habbia più commodità de lo scaricare le Navi. Questa sorte di muraglia usarono gli Antichi variamente: de le quali varietati non è tempo da parlare al presente. Conciosia che tale discorso si debbe riserbare, allhora che noi parleremo del rassettare i Porti, et del condurre tal macchina. Debbe oltra di questo il Porto havervi luoghi da passeggiare, et un Portico, et un Tempio, dove possino alquanto fermarsi quelli che escono de Navilii. Nè vi debbono mancare colonne, spranghe, et campanelle di ferro, a le quali si possino legare i Navilii. Faccinvisi spesse volticciuole, sotto le quali si mettino al coperto le cose portate: murinvisi ancora in su le bocche torri alte, et gagliarde; accioche da la lanterna di esse si vegghino venire le Vele; et quindi la notte con fuochi mostrino a Naviganti il cammino sicuro; et con le loro merlature difendino i Navilii de gli amici; et mettinvisi a traverso catene, che tenghino fuora gli inimici. Et dal Porto al dritto mezo de la Città, dirizzisi una strada maestra, et vi concorrino assai Borghi; accioche da ogni verso si possa in un subito assalire la insolente armata de nimici; et habbia più adentro alcuni seni minori, dove i Navilii indeboliti si possino rassettare. Ma non si lasci questo indietro, appartenendosi egli massimo al Porto: che furono, et sono Città celebrate, sicure più per questo, che per altro; cioè per havere le bocche, et in luogo de le bocche l’entrata incerta; et le diversità de canali conosciuti a pena da chi vi nuota movendovisi il fondo d’hora in hora. Queste son quelle cose che ci è parso di dire de gli edificii publici de lo universale; se già non ci aggiugnesse, che dicono che si scompartischino le Piazze; che alcune servino a potervi vender le cose, che ne la pace vi saranno state portate; alcune servino perche la gioventù vi si eserciti; et alcune ne la guerra servino a riporvi legnami, strami, et altre cosi fatte cose, che t’habbino a servire a potere sopportar l’assedio. Ma il Tempio, i luoghi sacri, et il luogo da rendere ragione, et luogo da recitarvisi spettacoli et simili, sono più tosto luoghi comuni, et proprii di non molti; et questi sono o Sacerdoti, o pure Magistrati, et però tratteremo di essi a luogo loro.


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