Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro quinto – Cap. XIII

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Libro quinto – Cap. XIII

../Libro quinto – Cap. XII ../Libro quinto – Cap. XIV IncludiIntestazione 16 novembre 2015 75% Da definire

Della architettura - Libro quinto – Cap. XII Della architettura - Libro quinto – Cap. XIV
[p. 117 modifica]

De Commessarii, Camerlinghi, et Riscotitori publici; et di si fatti Magistrati; a quali bisogna fare il Granaio, la Camera del Comune, la Camera dell’Arme, il Mercato, gli Arzanali, et le Stalle; et de le tre sorte de le Prigioni, et del modo, luoghi, et forma loro.

cap. xiii.


HOra accadendo che nell’haver a fare tante cose, tu habbi bisogno di vettovaglie, et di spese assai, bisogna trattare de Magistrati, che habbino cura di simili affari; come sono, Commessarii, Camerlinghi, et Riscotitori publici, et simili; per i quali si debbono fare edificii si fatti: il Granaio, la Camera da tenervi i denari, quella da tenervi le Armi, il luogo per il Mercato, lo [p. 118 modifica]Arzanale, et de le stalle da Cavalli. Poche son quelle cose, che in questo luogo ci paiono da dirsi, ma da non se ne fare invero beffe. Conciosia che egli è assai manifesto, che il Granaio, la Camera del Comune, et la Camera de le Armi, si debbono collocare nel mezo de la Città, et in luogo celebratissimo accioche le sieno più sicure, et più commode. Gli Arzanali poi vogliono esser posti lontani da le case de Cittadini, per amore de gli incendii. Nè si debbe far beffe, che e’ bisogna mescolarvi in varii luoghi muri interi, che dal piano del Terreno avanzino insin sopra i tetti, i quali difendino l’una stanza da l’altra da le ardenti fiamme, et vietino a fuochi il potere attaccarsi da l’un tetto a l’altro. I luoghi per i Mercati, si debbono stabilire su la Marina, su le bocche de fiumi, et ne riscontri di più vie maestre. Gli Arzanali bisogna che habbino gomiti, et ricetti, o golfi di acque, accioche i Navilii vi possino esser tirati dentro, et rassettati; et che quindi ancora si possino varare nel Mare. Ma bisogna avertire, che in questo luogo l’acqua vi si agiti sempre del continuo. I Navilii si infracidano per i venti australi; apronsi per i caldi di mezo giorno; et si conservano per il levare del Sole. Oltra di questo qual si voglia Granaio, che si faccia per mantenere le cose, egli è cosa chiara, che e’ gode di luogo, et d’aria asciutta. Ma parleremo di queste cose piu lungamente, quando noi tratteremo de le cose de privati, a l’ordine de le quali si aspetta tale ragionamento, eccetto però che de luoghi per tenervi il sale: Percioche le stanze per tenervi il sale, le farai in questa maniera. Metterai sopra il terreno un suolo di carboni alto un cubito, cioè tre quarti di braccio, et pillalo bene per tutto: dipoi spargivi sopra sabbione dibattuto con creta pura, alto tre palmi, et spianalo bene, dipoi lo ammattona con mezzane cotte fino a tanto che sieno diventate nere. Farai i lati de le mura dal lato di dentro, non havendo abbondantia di si fatto lavoro, di Pietre riquadrate, non di tufo, nè di Pietra viva, ma d’una Pietra che sia infra queste di natura mezana, pur che ella sia molto dura, et tal lavoro ristrignilo da le mura a lo indentro per spatio di un cubito; et favvi attorno un tavolato di pane con chiodi di bronzo, o più tosto con spranghe, et riempi il vano che resta fra il tavolato, e ’l muro, di canne, et gioverà grandemente l’haver unto il legname con creta macerata, con morchia, et messovi dentro ginestre con giunchi spezzati. Finalmente gli edificii publici cosi fatti bisogna che sieno fortificati gagliardissimamente di mura, di torri, et di munitioni, contro a qualunque insidia, malignità o impeto di ladri, di nimici o di Cittadini seditiosi. Parmi havere trattato assai abbondantemente de gli edificii publici, se già non ci resta quel che si aspetta, et non per ultima cosa, a Magistrati, cioè che noi non ci facciamo beffe, che egli habbino luoghi, dove egli habbino a tenere coloro, che egli haranno condennati per contumacia, perfidia, et malignità. Io trovo che gli Antichi havevano tre sorti di prigione, la prima era quella dove erano tenuti gli scostumati, et i male allevati, acioche la notte fussino ammaestrati, et che fussimo insegnate loro da dottissimi, et approvatissimi professori de le buone arti quelle cose, che s’aspettano a buoni costumi, et a una vita da huomo da bene. La seconda era quella, dove si tenevano i debitori, et quelli che bisognava raffrenare da la licentiosa vita, in che erano trascorsi. La terza era quella, ne la quale per macerarli con le tenebre, et con la spurcitia, si mandavano coloro, che erano crudeli, et scelerati, indegni del cielo, et del commertio de gli huomini, et che havevano a morir presto. Se questa ultima sorte di prigione sarà alcuno che ordini, che ella si faccia simile a una spilonca sotterranea, o a una horrenda sepoltura, costui certo risguarderà assai più a la pena del Reo, che non si conviene secondo la legge, o secondo la natura de gli huomini. Et se bene gli huomini di malissima vita per le loro ribalderie meriteranno qual si voglia ultimo supplicio, e’ sarà officio d’una Republica et di un Principe pendere alquanto sempre [p. 119 modifica]inverso l’esser pietoso. Et però sia a bastanza l’haver fortificato simili edificii con mura, vani, et volte, talmente che colui, che vi è dentro rinchiuso, non ne possa da per se stesso uscire giamai di luogo alcuno; a la qual cosa gioverà molto la grossezza, et la profondità, et la altezza di tal muraglia fatta con Pietre grandi, et durissime, collegate l’una con l’altra con ferro, et con bronzo. Aggiugnici se tu vuoi, le finestre serrate asprissime quasi di travi, o di cose simili; ancorche queste cose sono al tutto di poco valore, et non reggono di maniera che il prigione ricordevole de la libertà, et de la salute sua non le possa rompere facilmente, pur che tu gli lasci mettere ad essecutione le forze portegli da la natura, et da l’ingegno suo. Ma e’ mi pare che coloro n’avvertischino eccellentemente, che dicono, che l’occhio vigilante de le guardie è una prigione adamantina. Ma seguitiamo noi ne le altre cose, i costumi, et gli ordini de gli Antichi. Siaci questo a proposito, che nelle prigioni bisogna che vi siano i destri, et i cammini da potervi far fuoco senza fumo, o puzzo. Oltra di questo a parlare d’una prigione interamente, bisogna ordinarla cosi. Cignerai di mura gagliarde, et alte, senza che vi sieno alcune aperture un tuo spatio in una parte sicura, et non fuor di mano de la tua Città; et affortificheralo con torri, et con ballatoi. Da questo muro a lo indentro verso le mura, dove hanno a stare i prigioni, siaci un vano di due braccia et un quarto, per il quale le guardie camminando la notte possino vietare il fuggire de congiurati prigioni. Lo spatio che resta nel mezo di questo circuito, scompartiscilo in questa maniera. In cambio di Antiporto ordinivisi una sala allegra, dove sieno mandati a stare per forza coloro che hanno bisogno di imparare a vivere: dopo questa, le prime entrate infra il cancello, et gli steccati sieno habitationi, et luoghi per le guardie armate. Dipoi siavi una corte a lo scoperto et di quà, et di là adattati portichi, ne quali sieno più finestre da poter vedere in più stanze. In queste stanze i falliti, et que’ che hanno debito, sieno serrati non tutti insieme; ma disperse si serreranno: in testa vi sia una prigione alquanto più stretta, dove s’habbino a serrare quei che hanno peccati leggieri; più a dentro poi si serrino i prigioni per la vita in stanze più secrete.