Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro secondo – Cap. XII

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Libro secondo – Cap. XII

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Delle tre sorti, et delle tre differentie delle Rene, et della diversa materia di che si fanno le muraglie in diversi luoghi.

cap. xii.


DI tre sorti sono le Rene: di Cava, di Fiume, et di Mare: la migliore di tutte queste è quella di Cava, et è questa di molte sorti: nera, bianca, rossa, incarbonchiata, et ghiaiosa: ma s’alcuno mi dimanderà che cosa è Rena, io forse gli risponderò, che ella è quella che sia fatta (rotte le maggiori pietre) di minutissime pietruzze. Ancora che a Vitruvio paresse che la Rena, et massimo quella, che in Toscana si chiama incarbonchiata, fusse una certa sorte di terra abbruciata, et fatta divenire non più soda, che la terra cotta, et più tenera, che il Tufo, da i fuochi rinchiusi sotto i monti dalla natura delle cose. Ma lodano sopra tutte queste Rene il carbonchio. Io ho considerato, che in Roma egli usarono ne publici edificii, non però ne minori, la rossa. La più cattiva di quelle di Cava è la bianca. La ghiaiosa nel riempiere i fondamenti è commoda, ma infra le migliori, nel secondo luogo tengono la ghiaia sottile, et massimo la cantoluta, et che non hà in se punto di terra, come è quella, che si truova appresso i Vilumbri. Dopo questa lodano la Rena di fiume, che si cava, levatane di sopra la prima scorza, et infra quelle de fiumi, quella de Torrenti, et infra queste è migliore quella che è infra monti, dove le acque hanno maggior pendio. Nell’ultimo luogo viene la Rena, che [p. 47 modifica]si cava di Mare. Et infra queste Rene marine non biasimano al tutto, la più nera, et invetriata. Nel Principato presso a Salernitani, non pospongono la Rena che e’ cavano del Mare, a quella delle Cave, ma non lodano ch’ella si tolga in ogni lito di quella Regione; percioch’egli hanno trovato, ch’ella è più che altrove cattiva in quei liti, che son volti a ricevere Ostro, ma non è cattiva in que’ liti, che guardano verso Libeccio: Ma delle Rene di Mare, è certo, che la migliore è quella, che è sotto le ripe, et di granaglia più grossa. Veramente che le Rene sono infra loro differenti; percioche quella di Mare si rasciuga difficilmente, et dissolubile stà humidiccia, et scorre per la sua salsedine, et perciò malvolentieri, nè mai fedelmente sostiene i pesi. Quella de fiumi è ancora un poco più humidiccia, che quella delle Cave, et per quella cagione è più trattabile, et migliore per gli intonachi. Quella di Cava per la sua gravezza, è più tenace, ma fende, et per questo se ne servono a fare le volte, ma non a intonacare. Ma di ciascuna sua sorte, sarà quella Rena ottima, che fregata con le mani, et stropicciata, striderà, et raccolta in una vesta bianca, non la macchierà, ne vi lalcerà punto di terra: Per l’opposito, quella sarà cattiva, la quale per se sarà morvida, non punto aspra, et con il colore, et con l’odore si assomiglierà alla terra rossiccia, et che mistiata, et rimenata con l’acqua la farà torbida, et fangosa, et che lasciata in lo spazzo, subito producerà l’herba: Nonsarà ancor buona quella, che già un pezzo, cavata, sarà stata assai tempo all’aria, al Sole, al lume della Luna, et alle brinate: perche ella si converte quasì in terra, et putrefass. Et di più quando è atta a generare Arbuscelli, o Fichi salvatichi, allhora è pessima per tenere insieme la muraglia. Noi habbiamo trattato de Legnami, delle Pietre, delle Calcine, et delle Rene, che sono lodate dagli Antichi: ma non ci sarà già concesso di trovare in tutti i luoghi queste cose commode, et apparecchiate come noi ordiniamo. Cicerone dice, che l’Asia per l’abbondanza de Marmi, sempre è stata florida di edificii, et di statue; ma non si truovano i Marmi in ogni luogo. In alcuni luoghi o non vi son Pietre di sorte alcuna, o se pur ve ne sono, non sono buone ad ogni cosa. In tutta Italia, dalla parte che guarda a mezo dì, dicono che si truova la Rena di Cava. Ma dall’Appennino in quà non se ne truova. Dice Plinio, che i Babilonii usarono il Bitume, et i Cartaginesi il Loto. Altrove per non haver Pietre di sorte alcuna murano con graticci, et con Arzilla. Herodoto racconta che i Budini, non fanno nè le private, nè le publiche muraglie, d’altro che di legno, talmente che appresso di loro, et le mura delle Cittadi, et le Statue de gli Dii, tutte sono di legno. Mela dice che i Neurii non hanno legne di sorte alcuna et in cambio di ardere legne, son forzati ad ardere le ossa. In Egitto mantengono il fuoco con sterco delle bestie. Di quì accade che altri hanno altre, et diverse habitationi, secondo la necessità, et opportunità delle cose. In Egitto sono alcuni che si fanno Palazzi regali di Canne. In India con le costole delle Balene. In Carri Castello di Arabia, fanno le mura, et case di masse di Sale, ma parlerenne altra volta. Et però in ogni luogo non è si come habbiamo detto la medesima abbondanza di Pietre, di Rene, et di simili cose, ma in diversi luoghi sono diverse ragioni, modi, et nature delle cose, però bisogna usare le più commode che vi sono, et in esse bisogna havere diligenza di usar primieramente quelle, che sono più abili, et che più commodamente si possin scerre, et apparecchiare da noi; secondariamente dipoi, che nell’edificare usiamo le più atte, scompartendole tutte a lor luoghi diligentissimamente.