Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro terzo – Cap. II

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Libro terzo – Cap. II

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Che i fondamenti si debbono principalmente disegnare con linee, et con quali inditii si conosca la saldezza del terreno.

cap. ii.


NEl disegnare i fondamenti, bisogna che tu ti ricordi che i primi principii delle mura, et i zoccoli, che e’ chiamano fondamenti, debbono essere una determinata parte più larghi che il muro da farsi a imitatione di coloro, che vanno per le nevi su per le Alpi di Toscana, i quali portano in piede certi graticci fatti di funicelle, et di vinchi, tessuti per quello uso proprio; con la larghezza de quali si difendono dallo sfondare. Come esse cantonate si distribuiscono, non sarebbe facile il raccontarlo cosi a punto, solamente con parole; conciosia che il modo del disegnarle sia tratto da i Matematici; et habbia bisogno di essempio di linee. Cosa fuori della intention nostra, della quale trattammo in altro luogo, ne Comenti delle cose matematice. Io nientedimeno mi proverò, et mi sforzerò per quanto a questo luogo si aspetta di parlare in modo, che se tu sarai ingegnoso, intenderai facilmente molte cose, onde dapoi da te stesso, possederai il tutto. Quelle cose adunque che per aventura ti parriano oscure, se tu le vorrai pure sapere appunto, le imparerai pigliandole da essi Comenti. Noi veramente disegnando i fondamenti, siamo soliti a dirizzare alcune linee, le quali chiamiamo radici in questo modo Tav. 4: Dal mezo della facciata dinanzi della opera io tiro una linea insino alla parte di dietro, nel mezo della lunghezza della quale, io ficco un chiodo in terra, a traverso della qual linea, per via di Geometria io tiro una linea diritta, et cosi [p. 52 modifica]tutto quello, che si hà a misurare, io riduco a queste due linee: tutte le cose ne succedono benissimo. Sonvi pronte le linee equidistanti, colgonsi giustissime le cantonate, corrispondono le parti alle parti, et si conformano commodamente. Ma se per aventura scadesse che per esservi interposte mura di edificii vecchi, tu non potessi con il raggio della veduta espeditamente notare il punto, o la sedia da porre la cantonata, tu hai a tirare linee equidistanti dalla parte, che più spedita, et libera ti si mostra. Di quì segnato il punto della intersecatione, con il tirare et del Diametro, et dello Gnomone, et con il tirare ancora altre linee equidistanti, aggiustatele con la squadra, otterremo benissimo il desiderio nostro, et sarà cosa commodissima terminare con una linea i raggi della veduta, ne luoghi, che sopravanzano, accioche di quivi piombatovi con il filo, si possa pigliare la dirittura, et procedere più innanzi. Disegnate le diritture, et le cantonate delle fosse, bisognerebbe haver ne gli occhi una forza, o veduta tanto acuta, come favoleggiando dicono, che in questi tempi ha uno certo Spagnuolo, che discerne le intime vene delle acque che vanno sotto la terra, non altrimenti che se egli le vedesse correre allo scoperto. Tante cose non conosciute accaggiono sotto la terra, alle quali tu non puoi sicuramente dare a reggere il peso, et la spesa delli edificii. Et certamente e’ bisogna si in tutto lo edificio si principalmente ancora in essi fondamenti, non si fare beffe di cosa alcuna, nella quale si possa desiderare la ragione, et la diligenza di uno accurato, et circunspetto edificatore: Percioche se pure nelle altre cose si sarà fatto alcuno errore, nuoce manco, et più facilmente vi si rimedia, et si può più commodamente comportare, che ne fondamenti, ne quali non si debbe ammettere scusa alcuna de gli errori. Ma gli antichi usavano dire: cava con buona ventura i fondamenti insino a tanto che tu truovi il terreno sodo, imperoche la terra hà sotto filoni doppi, et di più forti: alcuni sono sabbionosi, alcuni renosi, et alcuni sassosi, et simili: sotto i quali con ordine vario, et incerto, si truova uno pancone serrato, et spesso, gagliardissimo a reggere gli edificii. Il quale ancora esso è certamente vario, nè simile punto in alcuna cosa, alle altre cose del suo genere; perche altrove è durissimo, et quasi inespugnabile dal ferro; altrove è più grasso; altrove più nero, altrove più bianco; Il quale da più è tenuto il più debole di tutti gli altri: altrove tiene di Creta, altrove di Tufo, altrove di certa sorte di Arzilla, mescolata con ghiaia: de’ quali non se ne puo dare alcuno altro più certo giudicio, che questo solo, cioè che si tenga per migliore quello, che difficilmente sia offeso dal ferro, et che messavi dell’acqua non si risolva; Et per questa cagione, non pensano che si possa havere saldezza alcuna di terreno migliore, nè più certa, o stabile che quella, che si truova nelle viscere della terra, sotto al nascere delle acque. Ma noi pensiamo, che e’ sia da consigliarsi con i dotti, et saputi paesani, et circunvicini Architettori. I quali certo et con lo esempio delli edificii antichi, et per essere soliti di collocare ogni giorno bene simili edificii hanno potuto facilmente comprendere, qual sia il terreno della regione, et quanto bastante a reggere il peso. A tentare, et a cognoscere la fermezza del terreno, ci son questi inditii, cioè che dove tu voltolerai per il terreno alcuna cosa grave, o la lascerai da alto cadere in terra, et non vi tremerà sotto il luogo, o non vi si dimenerà l’acqua messavi in un catino, non sarà maraviglia, se in questo luogo ci prometteremo la saldezza, et la fermezza del terreno. Nientedimanco tu non lo troverai sempre sodo in ogni luogo, ma riscontrerai in una regione, come è presso ad Adria, et presso a Venetia, dove tu non troverai il più delle volte niente altro, che fango sciolto posticcio, et ammassatovi sotto.