Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro terzo – Cap. XI

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Libro terzo – Cap. XI

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Del fare le mura con varie cose, del modo dello intonacarle, delle spranghe, et de rimedii loro, et della antichissima legge delli Architettori, et de rimedii da schifare i pericoli delle Saette.

cap. xi.


NOi habbiamo trattato del legitimo modo del murare; con che Pietre certo si innalzi; et con che calcina si muri; Ma havendosi a maneggiare diverse sorti di Pietre, alcune le quali non si murino con la calcina, ma con lo stucco; et alcune altre, che si commettino infra loro senza intriso di sorte alcuna; Et sieno oltra di questo alcuni altri modi di edificare, che con i ripieni soli; et alcuni che con le corteccie sole si finischino, et simili; ne tratteremo brevissimamente. Le Pietre che si hanno a murare con terra, bisogna che siano quadre, et molto aride, et a questo non è cosa alcuna più commoda che i mattoni, o cotti, o più presto crudi ben secchi. Il muro fatto di mattoni crudi, è molto atto alla sanità de gli habitatori; et essendo contro a fuochi sicurissimo, non è anco molto commosso da Tremuoti. Ma il medesimo, se e’ non si fa grosso, non regge alle impalcature. Per questo comandava Catone, ch’e’ vi si tirassino alcuni pilastri di Pietra, che reggessino le travi. Sono alcuni, che desiderano che il loto con che hanno a murare, sia simile al bitume; et credono che quello sia ottimo, che messo nell’acqua si risolve adagio; et che malvolentieri si spicchi dalle mani; et che si riserri molto, quando si secca. Altri lodano più il renoso, perche egli è più trattabile. Questo si fatto lavoro bisogna di fuori vestirlo d’una crosta di calcina; et di dentro, se ti piace, di gesso o di terra bianca. Et perche questa più adattamente si accosti, si debbe nel murare, mettere ne fessi delle congiunture alcuni pezzuoli di mattoni hor in questo luogo, et hor in questo altro, che [p. 65 modifica]sportino in fuori, come dentelli; accioche la corteccia meglio vi si attenga. Le Pietre ignude, debbono essere, et quadrate, et maggiori che l’altre, salde, et fermissime; nel murare queste, non accascono alcuni ripieni: Ricercano gli ordini giustissimi con commettitura perpetua, et vi si debbono mettere legamenti spessi di spranghe, et di perni. Le spranghe son quelle che congiungono le Pietre a due a due, ugualmente poste; et che le uniscono per ordine. I perni son quelli, che fitti nelle Pietre, et di sotto, et di sopra, procurano che per avventura gli ordini delle Pietre non eschino l’uno troppo fuori dell’altro: Non biasimano le spranghe, et i perni di ferro; Ma io ho considerato ne gli edificii de gli Antichi, che il ferro si guasta, et non dura; ma il rame dura, et quasi sempre si mantiene eterno. Oltre a che io ho avertito che i Marmi per la ruggine del ferro, si guastano, et a torno ad esso si rompono. Veggonsi ancora spranghe di legno messe nelle Pietre delle antichissime muraglie; le quali io giudico, che non si debbino posporre a quelle di ferro; Le di rame, et di ferro si fermano con piombo; quelle di legno, sono assai ferme per la forma loro, perche e’ le piallano, et acconciano in modo, che per la somiglianza si chiamano a coda di rondine. Debbonsi collocar le spranghe talmente, che le gocciole delle pioggie non vi possino penetrare. Et pensano che quelle di bronzo si faccino fermissime contro alla vecchiaia, se nel gittarle vi si mescolerà delle trenta parti una di stagno; et temeranno manco la ruggine, se le ugneranno con bitume, o con olio. Affermano che il ferro si tempera nella biacca, gesso, et pece liquida; acciò non arrugginisca. Le spranghe di legno, unte di cera pura, et di morchia non si guastano. Io ho veduto dove egli hanno messo nel capo delle spranghe troppo piombo, et molto caldo; che le Pietre sotto vi sono scoppiate. Et troverai ne gli edificii de gli Antichi mura tirate molto fermissime per tutto, solamente di ripieni: queste si tirano come quelle di terra. Et usavano in Affrica, et in Spagna, adattando da l’un lato, et l’altro due tavole, o graticci, in cambio di sponde, tenervele per corteccie, tanto che la postavi materia facesse la presa. Ma sono in questo differenti, che qui usano metterci uno intriso di calcina, et pezzami liquido, quasi che ondeggi; et quivi calcano con i piedi, et con i pali da spianare, una terra viscosa fatta trattabile con haverla inhumidita, et rimenata assai. In questo luogo ancora per collegamento vi mettono ad ogni tre piedi, quasi come pezzami certe Pietre maggiori, et massime ordinarie, o veramente spezzate a canti vivi; percioche le Pietre tonde, se ben sono contro le ingiurie robuste; se non saranno cinte intorno di molti aiuti, saranno in ciascuna muraglia molto infedeli. In quello altro luogo, cioè nelle mura di terra, della Affrica, mescolano con il loto la ginestra, o il giunco marino, opera da farsi maravigliosa. Percioche ella si mantiene incorrotta da venti, et da le pioggie. A tempi di Plinio si vedevano sopra i gioghi de Monti Torricelle di terra, et luoghi da scoprire paese, fatte insino a’ tempi d’Annibale. Noi facciamo le sopradette croste (per chiamarle più tosto cosi, che corteccie) con graticci et stuoie fatte di canne, non fresche; opere non magnifiche certo, ma usate per tutto dalla antica Plebe Romana. Impiastransi i graticci insieme con loto rimenato tre giorni con le paglie; dipoi (come poco fa ti dissi) si vestono di calcina, o di gesso: Finalmente si adornano di Pittura, et di Statue. Se tu mescolerai per mezo con il gesso la terra cotta, et pesta; temerà manco le spruzzaglie. Se tu lo mescolerai con la calcina, e’ diventa più gagliardo: Ne luoghi humidi, alle brinate, et a freddi, il gesso è disutile del tutto. Restaci quasi come uno epilogo, che io racconti una legge appresso de gli Architettori antichissima; la quale io giudico, che si debba osservare, non altrimenti che le risposte delli Oracoli. Et è questa: Poni sotto le mura fondamenti fermissimi; Fa che le cose di sopra, stieno a piombo sopra quelle di sotto, sopra il [p. 66 modifica]mezo del centro: Ferma le cantonate, et li ossami delle mura da basso insino ad alto di Pietre fortissime, et saldissime; Spegni bene le calcine; Non mettere le Pietre in opera se non bagnate perfettamente; Metti le più dure di verso que’ lati onde possono venire le offensioni: Tira la muraglia a filo con l’archipenzolo, et con il piombo: Procura che sopra le commettiture delle Pietre di sotto, venga il mezo della Pietra di sopra: Metti ne gli ordini le Pietre intere, et nel mezo del muro riempi di pezzami: Lega i filari con spesse commettiture di Pietre. Et questo basti haver detto delle mura. Io vengo a dire del Tetto; ma non vorrei pretermettere questo, il che da gli Antichi intendo essere stato grandemente osservato: Intra le cose naturali ne sono alcune, che hanno certe proprietà da non se ne far beffe, come è che e’ dicono, che la saetta non ferisce mai nè lo Alloro, nè la Aquila, nè il Vecchio Marino. Sono alcuni, i quali forse pensano, che se queste cose si mettono nelle muraglie, le non saranno percosse, et non sentiranno saette. A me certo pare, che e’ si possa sperare questo, al pari che credere quello, che e’ dicono della Ranocchiella, che rinchiusa in un vaso di terra, et sotterrata nel mezo d’un campo, scacci dalle semente gli Uccelli; et che se il frutto Ostro si mette in casa, rende i parti difficili; et che chi si mette in casa le frondi dello Oemonio di Lesbo, fa venire flusso di ventre, et vota tanto altrui, che ne conduce a morte. Hora torno a proposito: quì bisogna raccontar quelle cose, che noi raccogliemmo insieme, quando trattammo de lineamenti de gli edificii.