Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro terzo – Cap. XII

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Libro terzo – Cap. XII

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De Tetti di linee dritte, delle Travi, de correnti, et del congiugnere insieme gli ossami.

cap. xii.


LE coperture adunque, ne sono alcune allo scoperto, et alcune al coperto; et alcune di queste son fatte di linee diritte, alcune di linee torte, et alcune mescolate di amendue. Aggiugnerai a questo, il che non sarà fuori di proposito, che le coperture si fanno o di Legnami, o di Pietre. Comincieremo a parlarne preso il principio da questo, che noi deliberiamo essere un certo che, che s’appartenga proprio al discorso universale d’ogni copertura, et sia di questa maniera. A qual tu ti voglia palco, o tetto noi diremo esservi et ossa, et nervi, et finimenti, et corteccie, o croste, non altrimenti, che nel muro; nientedimeno che questo sia cosi, consideriamolo dal fatto stesso. Primieramente per cominciarci da quelli, che e’ fanno di legname, et di linee diritte, veramente nel porre le coperture, bisogna mettere da muro a muro gagliardissime travi, et non negheremo (come poco fa dicevamo) che le sieno colonne poste per il traverso. Le travi adunque saranno in cambio di ossami; che se e’ ne fusse lecito non havere rispetto alla spesa; chi non desidererebbe havere la muraglia (per modo di parlare) tutta di ossami, et saldissima; cioè composta, et affortificata con continovate colonne, et congiunte travi? Ma noi andiam dietro alla poca spesa, pensando che sia superfluo tutto quello, che (riserbata la stabilità dello edificio) si possa levare via; et per questo si lasciano fra trave, e trave intervalli. Onde poi si mettono le piane da trave a trave, et vi si aggiungono i riquadramenti che corrono, et altre cose a questi simili, se alcune ve ne sono; le quali cose non è vergogna pensare che sieno legamenti. Finalmente sopra queste adattate, et congiunte assi, et tavole maggiori, che maraviglia, se saranno in cambio di finimenti? et per la medesima ragione diremo, che il pavimento, et i tegoli sieno la corteccia di fuori; et il cielo del tetto, o palco, che ci sta sopra il capo, non negheremo che sia la corteccia di dentro. Adunque se noi sappiamo che la cosa è cosi, andiamo investigando se [p. 67 modifica]egli è cosa alcuna che s’appartenga a qual se l’una di queste; accioche ricognosciutola più facilmente sappiamo quali cose si convenghino alle coperture di Pietra. Di queste cose adunque discorreremo brevissimamente. Ma faccia questo a nostro proposito. Io non lodo gli Architettori di questi tempi, che per fare i palchi, lasciano in essì ossami delle mura, larghissimi squarci di buche, ne quali poi habbino finite le mura a mettere le teste delle travi: Onde il muro diventa più debole, et lo edificio ne diviene mal sicuro dal fuoco, per esser in que’ luoghi aperte le vie al fuoco, da penetrare facilmente nell’altre stanze. Per la qual cosa mi piacciono coloro infra gli Antichi, ch’usarono mettere nelle mura, fermissime mensole di Pietra, sopra le quali, come ho detto, posavano le teste delle travi: che se tu vorrai con le travi incatenare le mura, non ti mancheranno spranghe, et catene di bronzo, et tacche, che eschino sopra le mensole, le quali a simili cose userei commodamente. La trave debbe essere al tutto intera, et molto netta; et sopra tutto per il mezo della sua lunghezza, non debbe havere difetto alcuno. Posto l’orecchio a l’una delle teste di essa, se percossa più volte dall’altra riceverai le percosse sorde, et ottuse; sarà inditio, che dentro vi sia ascosa infermitate. Le travi nodose si debbono molto schifare, et massimo se i nodi saranno spessi, et agruppati in un monte. Quella parte del legno che è più vicina alla midolla, si piallerà accioche nell’opera ella stia di sopra; ma quella parte, che debbe stare di sotto, piallisene solamente per la superficie, nulla altro che la scorza; et di questa quasi o niente, o vero quanto se ne puo manco. Ma qualunche de lati, che per il traverso vi sia difetto alcuno; ponlo in modo, che egli stia di sopra: se per aventura per il lungo della trave fusse alcuno fesso, non lo mettere mai da gli lati; ma ponlo o di sopra, o più tosto di sotto. Se tu hai per forte a bucarne alcuna, o farvi intaccature, non la forare mai nel mezo; et non fendere mai la superficie di sotto. Et se come usarono nelle Chiese, si porranno le travi a due a due, lascierai infra loro spatii di alquante dita, mediante i quali le esalino, accioche non si guastino riscaldando l’una l’altra; et sara molto utile, ad ogni coppia, porre esse travi al contrario l’una de l’altra, accioche le teste di amendue non stieno sopra un medesimo posare; ma dove l’una ha la testa, habbia l’altra in quel luogo il piede. Imperoche in questo modo, con la fortezza della testa, si soverrà scambievolmente alla debolezza del piede. Et bisogna che esse travi sieno parenti, cioè d’una medesima sorte di legnami, et di una medesima selva cresciute, et esposte se gli è possibile alla medesima regione del Cielo: et tagliate in un medesimo giorno: Accioche con uguali forze di natura, faccino uguale officio. Fa che le poste delle travi sieno ben spianate, talmente che qual se l’una, sia salda, et fermissima; guardati nel porre delle travi, che il legname non tocchi punto di calcina, et lasciali intorno intorno spiragli liberi, et aperti, accioche non si guasti per essere tocco da cosa alcuna, o rinchiuso s’infracidi. Per letto delle travi, distendivi sotto o la felce herba molto alida, o carboni, o morchia più tosto con sansa. Ma se gli alberi saranno in modo cotti, che tu non possa d’un solo troncone fare una trave d’un pezzo, commetteranne insieme più d’una, talmente che habbino in loro maggiore forza, cioè che la linea di sopra della annestata trave, non possa per aggravamento di peso mai diventare minore: Et per l’opposito la linea di sotto, non possa diventare più lunga: Ma stia quasi, come una corda, con nervoso legamento a fermar gli adattati tronchi, che si spingono con le teste l’uno con l’altro. Le piane poi, et tutto il resto del legname, sarà lodato, et approvato dalla sincerità, et dalla saldezza delle travi: Percioche e’ si fa di travi segate. Non pensano, che le assi di legnami troppo serrati sieno commode; percioche quando le comincieranno a torcersi, gitteranno via i chiodi, et le assi sottili, et massimo nelle impalcature, che hanno a stare allo scoperto, vogliono, che si conficchino con [p. 68 modifica]chiodi doppiamente, con i quali si fermino i canti, i mezi, et i lati loro. Vogliono che gli aguti, che hanno a reggere pesi per il traverso, si faccino assai grossi; Ma non biasimano gli altri, se saranno sottili, ma gli vogliono più lunghi, et con il capo più largo. Gli aguti di bronzo allo scoperto, et allo humido, durano grandissimo tempo; que’ di ferro nelle opere al coperto, et allo asciutto, truovo io, che hanno più nervo. Dove sia si fatto il costume, si sono dilettati di fermare le impalcature con perni di legno. Et quelle cose che noi habbiamo dette delle impalcature di legname, si debbono ancora osservare nelle travi di Pietra. Imperoche quelle vene, et que’ difetti che sono per il traverso, si debbono lasciare stare, per lo uso delle travi, per fare le colonne: O se e’ saranno difetti non molto grandi, et leggieri, i lati della Pietra; ne’ quali appariranno, quando si metteranno in opera, si rivolteranno all’insuso. Le vene, che vanno per lo lungo, in qual tu ti voglia travi, saranno più tollerabili, che quelle che vanno per il traverso. Le tavole, o assi di Pietra ancora si per altri conti, si per amore della gravezza loro, non si debbono porre troppo grosse. Finalmente le assi, i correnti, o le travi, che si mettono nelle impalcature, o di Legno, o di Pietra, non si debbono mettere nè in modo sottili, nè in modo rare, che elle non sieno bastanti a reggere et se stesse, et gli altri pesi: Et per l’opposito, non anco tanto grosse, nè tanto l’ una sotto l’altra, che le faccino l’opera men bella, et disforme. Ma della forma, et gratia della opera ne diremo altrove. Et pertanto delle impalcature di linee diritte sia detto a bastanza. Se già non ci manca, che io ti avvertisca di quello certo che io penso si debba in ogni opera osservare. Hanno considerato i Fisici, che la natura nel formare i corpi de gli animali usò talmente di finire l’opere sue, che ella non volse mai che le ossa in alcuno luogo fussino lontane, o separate dalle altre ossa; cosi noi ancora appiccheremo le ossa alle ossa, et con nervi, et legature le confermeremo benissimo, accioche l’ordine, et il collegamento delle ossa sia quello solo, mediante il quale, se bene vi mancassino le altre cose, rimanga la opera quasi come finita, con le sue membra, et fortezze.