Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro terzo – Cap. XIII

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Libro terzo – Cap. XIII

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Delle Impalcature, o Tetti di linee torte; de gli Archi, et loro differentia, et del modo del farli, et del mettere insieme le Pietre de gli Archi.

cap. xiii.


VEgnamo a parlare delle impalcature di linee torte, et quelle certamente considereremo, le quali in tutti i loro affari, corrispondono pienamente alle impalcature di linee diritte. Il Palco di linee torte lo fanno gli archi, et noi dicemmo, che l’arco era una trave piegata. Intracorronci ancora in questo luogo legamenti, et ci si aggiungono cose da riempiere i voti, ma io vorrei essere inteso più apertamente nel dire, che cosa sia esso arco, et di che parti e’ sia composto. Imperoche io penso, che gli huomini impararono a gittare gli archi da questo: Cioè che e’ vedessino, che due travi aggiuntatesi insieme con le teste, et allargatesi di piedi da basso in diverse parti, si potevano per la loro annestatura, et per i pari pesi, fermare l’una contro l’altra commodamente; piacque loro questa tale inventione, et con questo modo: cominciarono a porre i tetti, che piovessino in diverse parti. Dopo questo non potendo per aventura coprire, come forse harebbono voluto, uno spazzo maggiore, per non havere travi tanto lunghe, posono infra le teste delle travi nel mezo un legno a traverso di sopra, talmente che elle fussero quasi come appresso de Greci è la lettera P, et quello che e’ vi messono, chiamarono forse Conio; succedendo da questo la cosa bene, multiplicativi conii, sguardando la fatta effigie di cosi fatto arco, satisfece loro: Et [p. 69 modifica]trasferendo la medesima regola di fare tali archi, nelle opere di Pietra, aggiugnendovi sempre conii, composono l’arco intero; talmente che e’ bisogna confessare che esso arco sia fatto del congiugnimento di più conii insieme; alcuni de quali stanno da basso con la testa sotto l’arco, et si chiamano le mosse de gli archi: alcuno stando sopra nel mezo, si chiama il serraglio; gli altri da i fianchi, finiscono il resto dell’arco a guisa di costole. Nè sia fuori di proposito il raccontare di nuovo quelle cose, che nel primo libro dicemmo. Gli archi infra di loro sono differenti, imperoche egli è l’arco intero, il quale è fatto d’un mezo cerchio, la corda del quale si dirizza per il centro del cerchio: enne ancora un’altro, che tiene più di trave, che di arco, et lo chiamiamo minore di mezo cerchio; perche egli non è un’ intero mezo cerchio; ma è una certa determinata parte minore di esso, la corda del quale è sopra il centro, et da quello lontana. Ecci ancora l’arco composto, da alcuni chiamato angulare, et da alcuni chiamato arco composto di duoi archi minori del mezo cerchio; et ha nella sua corda duoi centri di due piegate linee, che s’intersecano l’una l’altra scambievolmente. Che l’arco intero sia fermissimo più di tutti gli altri, oltre a che il fatto da per se stesso lo manifesta, si pruova ancora per ragioni, et argomenti. Et io non veggo in che modo egli si possa spontaneamente dissolvere; se già l’un conio non è spinto dall’altro: dalla qual villania sono tanto lontani, che in cambio di disaiutarsi, più presto porgono aiuto l’uno all’altro. Ma che più? quando e’ cominciassero a volere ciò fare, egli è vietato loro dalla natura de pesi, a quali o essi stanno sotto, o de quali e’ sono ripieni. Di quì è quel detto di Varrone, che dice, che nelle opere fatte in Volta non si reggono manco le cose da destra, mediante le da sinistra, che si faccino le sinistre, mediante le dalla destra. Et questo si puo vedere, imperoche il conio superiore del mezo, il quale servirà solo per serraglio, in che modo potrà egli mai scacciare via i conii de gli lati? o quando potrà egli premuto da questi stessi, essere mai scacciato del suo già preso luogo? et quei conii, che per spalle da lati gli sono vicini, per il giusto contrapeso impostoli staranno facilmente fermi nell’ officio loro: Ultimamente i conii, che staranno sotto ad amendue le teste dell’arco, come si potranno essi movere, facendo gli officii loro quelli che gli sono sopra? Adunque non habbiamo bisogno di corde ne gli archi interi, difendendosi per loro medesimi; ma ne gli archi meno che interi, abbiamo bisogno d’una catena di ferro, o gli affortifichiamo di mura di quà et di là, che habbino forza di corda, et desideriamo, che esse mura si tirino tanto lunghe, che in esse si possa reintegrare l’arco minore che l’intero, insino alla sua integrità. Il che usarono sempre fare gli Architettori antichi et dove e’ poterono reintegrarono ne fianchi delle mura tutti gli archi scemi. Oltre a che egli osservarono diligentemente, dove havevano la occasione di tirare gli archi scemi sopra di diritte travi; et sopra de gli archi non interi, usarono di tirare archi interi, che porgessero aiuto a’ non interi, che gli havevano di sotto, et intraprendessino le molestie de pesi. Appresso de gli Antichi non si veggono archi composti. Sono alcuni che dicono, che egli è ben usarli ne vani delle Torri, accioche quasi come Prue, fendino i troppo gravissimi pesi, postoli sopra, ancorche simili archi composti, sono più presto confermati, che oppressi da simili pesi postili adosso. Io vorrei che le Pietre delle quali io havessi a fare uno arco, fussero d’un larghissimo, et grandissimo sasso, quanto più si puote maggiore; Imperoche la parte di qualunche corpo, che è creata, et insieme unita dalla natura, è meno resolubile, che quella, che dalle mani de gli huomini è insieme ammassata, o congiunta. Et bisogna che le Pietre con la faccia, con la grandezza, et con il peso, et con simili cose siano scambievolmente uguali, come bilanciate et da destra, et da sinistra. Se tu harai a fare una loggia, et tirare sopra i vani infra continovate [p. 70 modifica]colonne, da esse, o da capitelli più archi fa che le mosse de gli archi, sopra le quali gli duoi, o più archi si debbono posare, non sieno di duoi pezzi, o di quanti saranno gli archi; ma d’un pezzo solo, et sia del tutto intero, che tenga insieme le teste di tutti gli archi. Ma le seconde Pietre ad arco, che a canto a queste si innalzano, se saranno di Pietre grandi, avertisci che amendue accostino le reni l’una all’altra con linea a filo. Le terze Pietre ad arco, che anderanno sopra a queste seconde, adattale come nelle mura ti insegnammo con lo archipenzolo, con pari commettitura, in modo che servino ad amenduoi gli archi, et con la presa loro, serrino le Pietre ad arco amenduoi gli lati. Fa che per tutto lo arco gli accostamenti, et i serramenti delle congiunture si dirizzino al suo centro. Gli intelligenti usarono di porre sempre il serraglio di una sola Pietra intera, et molto grande; et se la grossezza del muro sarà talmente grande, che tu non vi possa porre un simile serraglio d’un pezzo, questa tal muraglia finalmente comincierà ad essere no uno arco, ma più tosto una volta, la qual noi chiameremo a meza botte.