Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro terzo – Cap. XIV

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Libro terzo – Cap. XIV

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Che le Volte sono di varie sorti, et in quel che le sieno differenti fra loro, con che linee le si stabilischino, et qual sia il modo dello allentarle.

cap. xiv.


VArii sono i modi delle Volte, et è bene andare investigando in quel che le sieno differenti, et di che linee le si faccino: e’ mi bisognerà, formare nuovi nomi, accioche io sia in questi miei libri, si come io deliberai, et facile, et aperto. Nè mi è nascoso che Ennio Poeta chiamò il cerchio del Cielo, Volta grandissima; et Servio chiamò Caverne le Volte fatte a guisa di Carine; Ma io chieggio questa licentia, che e’ si tenga in questi miei libri per ben dette, tutte quelle cose che attamente, et apertamente, et a proposito dette si saranno. I modi delle Volte sono questi, a meza botte, a spigoli, et a cupola tonde, et se alcune altre ne sono, che sieno di alcuna determinata parte di queste. Quelle a cupola tonde, non si pongono per loro natura mai, se non sopra mura, che si alzino sopra della pianta loro in cerchio; Le a spigoli si pongono sopra le piante quadrate; Le a meza botte si pongono sopra piante di quattro angoli, sieno esse o lunghe, o corte, si come noi veggiamo ne portici sotterra. Quella volta ancora, che sarà simile ad un monte traforato, si chiamerà similmente a meza botte; sarà adunque questo, come se tu accostassi uno, o più archi insieme, l’uno a canto all’altro; o come se tu distendessi molto, o allargassi del tutto, la larghezza d’una piegata trave. Perilche averrà che sopra il capo ci starà per coperta un muro piegato. Ma se a questa tal volta a botte forse tirata da Settentrione a mezo di, se ne attraverserà un’altra tirata da Levante a Ponente, et la intersegherà con pari linee che a guisa di piegate corna concorreranno ne gli angoli, questa chiameremo noi Crociera. Ma se più archi, et uguali si intersecheranno scambievolmente nel punto del mezo della sommità, faranno una Volta simile al cielo, et però ci è piaciuto chiamarla a cupola perfetta. Quelle Volte, che son fatte di parti di queste, sono di questa maniera: se la natura con diritta divisione, et a piombo dividerà il mezo cerchio del cielo in due parti dallo Oriente allo Occidente; ella ti farà due Volte, le quali certo con i vani a uso di zane ti serviranno per tetto. Ma se dallo angolo di Oriente allo angolo di mezo dì; et da questo di mezo dì a quello di Occidente; et da questo a quello di Settentrione; et da questo ritornando al primo d’Oriente; la natura con pari ragioni renderà il cielo interrotto, et mutilato; ella lascerà allhora una volta nel mezo, la qual noi a similitudine d’un velo gonfiato chiameremo una cupola a vela. Ma quella volta dove concorrino insieme più pari di [p. 71 modifica]Volte a meza botte, si come noi veggiamo che si fa sopra le piante di sei, et d’ otto faccie, la chiameremo Tribuna a spicchi. Nel fare delle Volte si osserverà la medesima regola che nel fare delle mura: rileverannosi gli ossami interi insino alla sommità della Volta, di su le ossa delle mura: Et secondo la regola di quelle, si tireranno queste altre ossa in questo luogo, et infra loro saranno alquanto lontane di certa determinata parte. Ma da ossa ad ossa si tireranno legature, et si riempieranno i vani del mezo. Sono certo le Volte in questo differenti dalle mura, che nelle mura, tutte le Pietre, et i filari si compongono et ammassano insieme dirittamente a filo secondo la squadra et l’archipenzolo; Ma nelle Volte i filari si tirano con linea torta, et le commettiture delle Pietre si dirizzano tutte al centro del loro arco. Gli Antichi non usarono quasi mai in luogo alcuno fare gli ossami d’altro che di mattoni cotti; et gli facevano il più delle volte lunghi di duoi piedi: et ci avertiscono che si finischino i ripieni delle Volte di Pietre leggierissime; accioche non sieno le mura per questo dal troppo gran peso affaticate. Io nientedimeno ho considerato, che alcuni costumarono di non tirare sempre ossami, saldissimi per tutto; ma in cambio di ossa, havervi messi hor quà hor là mattoni, con le teste congiunti l'uno e l’altro a pettine, come se alcuno con le dita della mano destra, strignesse intraprendendo le dita della sinistra; et usarono di riempiere gli intramezi di pezzami ragunaticci, et massime di tufi; la qual sorte di Pietra è secondo il dire di tutti, per fare le Volte, la più commoda. Ma a volere fare o Archi, o Volte, habbiamo bisogno di armarle. Le armadure sono certe centine, fatte cosi alla roza di assi, et come per breve tempo, sopra delle quali si pongono per pelle, o scorza graticci, o canne, o simili altre cole vili, per reggere l’ ammassamento della Volta, tanto che la habbia fatta la presa. Nientedimeno infra le Volte ne è una, la quale sola non ha bisogno d’armadura; et questa è la Tribuna tonda; conciosia che ella non sia fatta solamente di archi, ma di andari come cornici. Et chi potrà raccontare, o pensare giammai quanto l’uno, et l’altro di essi (che sono innumerabili) che si accostano l’ uno all’ altro, et si interfecano ad angoli pari, et non pari; quanto dico, sieno commodi? Di maniera che in qual si voglia luogo di tutta la Volta, che tu metterai una simil Pietra, o mattone, tu conoscerai havervi messo un serraglio di più archi, et di più cornici insieme, et chi murerà l’ una cornice sopra l’altra, o un arco sopra l’altro, quando bene volesse rovinare; d’onde comincerà egli? andando tutte le Pietre ad arco massimamente con le loro linee ad un centro, con uguali forze, et aggravamento. De la stabilità di questa Volta certi de gli Antichi se ne fidarono tanto, che egli messono solamente cornici semplici di mattoni, in alcuni determinati piedi, et finirono il resto della Volta di pezzami postivi senza ordine. Ma io lodo molto più coloro, i quali in fare tali opere, procurarono che con quella arte che le Pietre si collegano nelle mura, con quella medesima ancora in questi lavori le cornici di sotto, si colleghino con le cornici di sopra vicine: et gli archi ancora si colleghino in moltissimi luoghi, et massimo se non vi sarà gran copia di rena di cava, o se la muraglia si porrà esposta a venti Marini, o Australi. Potrai ancora volgere senza alcuna armadura la Tribuna a spicchi; purché tu volga dentro nella sua stessa grossezza una cupola a mezo cerchio perfetto. Ma quì hai tu bisogno grandissimamente di legature con le quali tu leghi strettissimamente le parti più deboli di essa alle parti stabilissime di questa. Ma ti bisognerà niente dimeno haver messo sotto l’uno, o sotto i filari di Pietra, che tu harai murati, alcune spranghe, o perni non gravi; a quali, poi che i fatti filari haranno fatto la presa, tu accomandi tanto di armadura, che sia bastante a sostener i filari, che vi si debbano porre sopra, di altezza di alquanti piedi, infino a tanto che essi faccino la presa. Et dipoi quando questi filari haranno fatto la presa, potrai [p. 72 modifica]trasporre questi ordigni, o aiuti della armadura, in tutti gli altri filari, a fornire le parti di sopra, fino a tanto che tu finisca l’opera del tutto. L’altre Volte, quelle a spigoli, et similmente quelle a botte, è di necessità, che si tirino con qualche armadura, postavi sotto; ma io vorrei che i primi filari, et le teste de loro archi, si piantassino sopra saldissime sedie. Nè mi piacciono coloro che innanzi tratto tirano in alto tutte le mura, lasciando solamente murati i peducci de capitelli, sopra de quali dipoi a certo tempo gettino le Volte, opera che è veramente debole, et che non dura. Perilche se faranno a mio modo, getteranno queste Volte insieme con i filari delle mura, alle quali le si appoggiano ugualmente; accioche tal lavoro con più ferme legature che è possibile, diventi come tutto d’un pezzo. Ma i fianchi rimasti infra gli archi delle Volte, et il diritto delle mura alle quali s’appoggiano, chiamati da Muratori le coscie delle Volte, si hanno a riempiere non di terra, o di calcinacci vecchi, ma più tosto di muraglia ordinaria, et stabile, collegata pur di novo, et da capo alle mura. Et mi piacciono coloro, che per non caricare le Volte, hanno messe nelle coscie delle Volte, orcia fesse, et volte fozzopra, accioche non tenghino le humiditati; se alcuna vi se ne adunasse; et di sopra vi hanno posto pezzami di Pietre non molto gravi, ma sodi. Finalmente in ogni Volta, sia ella come si voglia, noi andremo imitando la natura, la quale allhora che la congiunse l’ossa all’ossa, andò con nervi intessendo le carni; attraversandole per tutto con legature, introdottevi per la lunghezza, per la larghezza, per l’altezza, et circularmente. Io giudico che questo artificio della natura si debba da noi imitar nel commettere delle Pietre, per fare le Volte. Finite queste cose, ci resta il coprirle; cosa in tutta la muraglia principalissima, et non manco difficile, che necessaria; nel conseguire della quale, et in darli perfettione, si sono più et più volte affaticati tutti gli huomini; ponendoci ogni loro cura, et diligentia. Di queste cose doviamo noi trattare, ma prima mi piace di inserirci quello che principalmente s’appartiene all’opere in Volta. Imperoche nel fare delle Volte ci sono alcune differentie: Conciosia che quelli archi, et quelle Volte, che hanno armadure sotto per tutto, è di necessità finirle presto, senza intralasciare mai il lavoro; ma quelle che si fanno senza che habbino armadure per tutto, bisogna intralasciare il lavoro quasi di filare in filare, tanto che i filari già fatti faccino la presa; accioche le ultime parti sopraposte alle prime, che non hanno forse fatta ben la presa, non rovinassero. Et oltra di questo alle Volte armate per tutto, poi che elle son serrate con i loro serragli, gioverà subito per dire cosi allentare i puntelli, sopra i quali si posano dette armadure. Et questo, non solamente accioche le Pietre ad arco commesse frescamente ne la opera, non nuotino ne letti, che hanno sotto, et nello intriso della calcina; ma accioche calando ancora tutta la Volta, ella tutta si serri insieme contrapesato il peso per tutto, et che ella si riposi sopra giusta sede. Altrimenti il lavoro messo insieme, non si sarebbe stretto come ricerca tale opera; ma nel posarsi poi lascerebbe fessure. Et però faccisi in questo modo: non si levino via affatto le armadure, ma di dì in dì si allentino a poco a poco; accioche nel levare inanzi tempo, non te ne riuscisse l’opera cruda: Ma dopo alquanti giorni, secondo la grandezza dell’opera, rallentala alquanto più, et cosi va seguitando, fino a tanto che le Pietre ad arco si assettino per la Volta infra di loro, et che l’opera faccia presa. Il modo dello allentarle è questo: quando tu harai posta l’armadura sopra i capitelli, o sopra quel che più harà fatto per te; poni primieramente sotto le teste dell’armadura, biette di legno auzzate a guisa di conio: quando poi tu vorrai allentarla, caccierai con un martello fuori a poco a poco esse biette, senza pericolo; fin a quanto tu vorrai. Io finalmente delibero, che le armadure non si debbino levare via affatto, sino a passato l’Inverno intero: et questo si per altri rispetti, si ancora accioche [p. 73 modifica]per il dilavare delle pioggie, l’opera snervata, et disfattasi non rovini. Ancorche non si puo fare maggiore utilità alle Volte, che dar loro tanta acqua, che elle qe ne possino abbondantemente inzuppare, et che le non patischino mai di sete. Ma sia di loro detto a bastanza.